Il poeta è uno che si lascia colpire dalla vita…

di Cecilia Greco

Le parole di Davide Rondoni, pronunciate con quel bell’accento romagnolo che le colora di un fascino un po’ sensuale, cadono sul pubblico attento, riunitosi domenica, 2 dicembre, nella sala Bastione Toledo di Crotone. E’ un uditorio eterogeneo per età, oltre che per tanti altri fattori, quello che ascolta in un religioso silenzio, rotto solo dal fastidioso cigolio dei sedili in legno, il seminario su “La parola accesa“, tenuto da uno dei più affermati poeti contemporanei.

Non posso trattenere un sorriso quando Rondoni commenta la locandina di presentazione del convegno “Incontro col Poeta”: quell’immagine di Montale, collocata in alto e un po’ sfumata, incombente sul suo primo piano, gli sembra quella di un fantasma. È proprio la sensazione che gli autori della grafica volevano dare: una presenza virtuale e una reale, accomunate dalla grande passione per la poesia, che, come l’amore, è più forte della morte. Ripenso alle tante volte in cui, in un’aula scolastica (ho insegnato per vent’anni lettere in un istituto tecnico), ho letto i versi di qualche poeta. So che, tra le molte colpe che si danno alla scuola, c’è quella di contribuire a uccidere l’amore per la poesia, rendendola noiosa con lezioni che, cercando di decodificarla con “parafrasi” e “costruzioni dirette”, in realtà la svuotano della sua più pregnante caratteristica che è quella di suggerire più che dire, di evocare più che chiamare. Eppure rivedo i volti di adolescenti, di solito irrequieti, smaniosi di tirare calci a un pallone o di “smanettare” sulla tastiera di un computer, comunque insofferenti a ogni imposizione, che per qualche minuto si mostravano attenti, catturati anche loro dalla sottile magia di quelle parole “accese” che rompevano il bla bla quotidiano. Non tutti poi a casa avrebbero studiato la lezione o sarebbero stati in grado di affrontare un’interrogazione sull’argomento, ma io m’illudo che quell'”attimo fuggente” non sia stato sprecato e abbia acceso una scintilla nella mente e nel cuore di molti di loro, scintilla destinata a sopire sotto la cenere del grigiore quotidiano, ma pronta a riaccendersi, una volta o l’altra, per qualche misteriosa ragione, per dare conforto e gioia.

Angela Caccia, Presidente della nostra Associazione – Le Madie, federata Bombacarta – che, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Crotone, ha organizzato la manifestazione, ha alluso proprio a questa funzione della poesia, quando ha definito il volume di poesie di Davide Rondoni “Avrebbe amato chiunque” parte del suo personale kit di pronto soccorso.
Nei momenti bui, che la vita non risparmia a nessuno, la voce dei poeti può essere un’ancora di salvataggio. Non è un balsamo da spalmare sulle ferite, ma aiuta a uscire da un isolamento che fa male, per entrare in una comunione fraterna con chi, prima di noi, ha attraversato quel tunnel e lo ha descritto con parole che, uscite dalla sua penna, sono diventate anche nostre. Certo lo stesso effetto di divertissement lo potremmo ottenere guardando in televisione un film d’ evasione o stordendoci in qualche modo. Ma, mentre questi mezzi ci aiutano a dimenticare, annullando ogni autoconsapevolezza, la poesia invece ci scava dentro, facendo uscire quel fondo autentico, sepolto sotto strati e strati di sovrastrutture. Ci fa accedere a una dimensione universale,a un punto di vista più alto, da cui vediamo le nostre sofferenze con un po’ di distacco, perché sentiamo che appartengono a tutti.

Tornando alla frase con cui ho aperto la mia riflessione, devo ammettere che la trovo suggestiva nella sua democraticità, ma non so fino a che punto sia veritiera.
Le formule “romantiche” o “decadenti” sulla poesia ci hanno abituato all’idea della diversità del poeta dalla gente comune: o è un vate, un maestro che ha un messaggio da consegnare, o è un veggente , sdegnosamente appartato , che vede , oltre le apparenze sensibili, quel mistero che ad altri non è dato di vedere. Sono solo alcuni dei tanti ruoli che i poeti si sono attribuiti o che altri hanno assegnato loro , nel corso dei secoli.

La definizione di Rondoni ridimensiona il ruolo del poeta, lo fa diventare una persona come le altre che, però, non si fa attraversare passivamente dalla vita, ma, non resistendo al suo richiamo, se ne fa coinvolgere. Anche gli esempi di cui punteggia il suo discorso, vanno nella stessa direzione: parla con affetto del nonno che non era certo poeta laureato né diplomato, ma che talvolta sapeva involontariamente raggiungere livelli di vera poesia, come quella volta che si rivolse alla moglie, piccolina e forse un po’ petulante, chiamandola “galletto”.Quel termine, che suggerisce l’idea delle piccole dimensioni e, nello stesso tempo, della vivacità un po’ “beccante” della compagna della sua vita, è un autentico concentrato di poesia. Mi fa venire in mente i teneri e antiretorici appellativi usati da Saba nella lirica “A mia moglie”(gravida giovenca, bianca pollastra, provvida formica ecc.).

E’ vero dunque che tutti siamo un po’ poeti: certo la maggior parte di noi non scriverà mai versi, né brevi epigrammi, né tanto meno lunghi poemi, ma tutti abbiamo sete di poesia e tutti possiamo, ogni tanto, “accendere parole” per riscaldare affetti che si spengono nella routine o per rendere più sinceri rapporti che scivolano verso un formalismo ipocrita o per esprimere lo stupore di fronte al meraviglioso spettacolo della natura che rischia di passare inosservato davanti ai nostri occhi.

Inoltre tutti possiamo completare l’opera dei poeti entrando nelle vesti di lettori o ascoltatori attenti.
Il poeta, come dice la stessa etimologia, è colui che crea, ma a differenza del Dio cristiano che crea dal nulla, il poeta assomiglia al demiurgo della tradizione greca, il quale fa uscire dal caos e dà nuova forma all’esistente, permettendo a chi legge o ascolta i suoi versi di guardare con occhi nuovi ciò che ha sempre visto.

Fondamentale è , quindi, il rapporto tra il poeta e il suo lettore; la poesia, sottolinea ancora Rondoni, non esiste, se non c’è chi la legga. Una volta uscita dalla fantasia del poeta, non gli appartiene più, ha una vita sua, incompleta, però, se non si riempie di senso nell’incontro con qualcuno. E, se è vera poesia, ha sempre qualcosa da dire, vincendo “di mille secoli il silenzio”.

E’ stato bello l’incontro con un poeta come Rondoni, semplice e incisivo, ma profondo e mai banale sia nella comunicazione immediata che nei versi, di cui ci ha dato un piccolo saggio, lasciando certamente in molti la voglia di approfondirne la conoscenza.
Come Montale, anche lui non ha formule per spiegarci la vita, ce la può solo mostrare con le sue parole.
La settimana scorsa Benigni ha ottenuto record d’ascolto con la sua appassionata rivisitazione di Dante; stasera, in piccolo, a Crotone, il fenomeno si è ripetuto: tante persone sono accorse per vedere e ascoltare un poeta. E’ solo un caso o gli “apocalittici” profeti della morte della poesia devono mettere fine alle loro geremiadi?

Tra il numeroso pubblico non ho rivisto la giovane donna che ho casualmente incrociato, entrando nel Bastione Toledo; senza volerlo , ho sentito le parole che ha rivolto al suo accompagnatore:”A me la poesia non è mai piaciuta”. Peccato ! … Forse, se si fosse fermata, avrebbe, non dico cambiato, ma un po’ ridimensionato il suo perentorio giudizio.

Cecilia Greco