Acqua

acqua apEra buio pesto e guardando dal finestrino non vedevo che nero ieri sera. Eppure sapevo che sotto non c’era il nulla: c’era acqua, tanta acqua. C’era l’Oceano Atlantico. Volavo da New York a Roma e l’essere così velocemente sospeso in aria mi faceva pensare a un’altra esperienza vissuta nello Stretto di Messina su un traghetto, un viaggio molto più modesto, se vogliamo. Mi ha fatto pensare a una serata nella quale il mare era agitatissimo e, pur sapendo che la distanza da coprire era piccola, mi sembrava di essere in alto mare, un mare agitato, violento. Le turbolenze di un volo e i vuoti d’aria a volte sono più sopportabili di un’ondata violenta. L’acqua sa essere violenta perchè sa essere solida come la terra e fluida e pervasiva come l’aria.

Eppure sa essere gentile, sa accogliere un corpo che si bagna, sa cullare un corpo che nuota. Dall’acqua noi tutti veniamo. E impariamo con essa a confrontarci con un mondo ovattato, dolce, in cui il nutrimento ci viene dato senza fatica, senza dubbi. Quando nasciamo il passaggio dall’acqua all’aria è violento e i polmoni si spalancano come lo sbattere di una porta per un ciclone. Dobbiamo uscire dall’acqua per vivere in questo mondo.

Eppure all’acqua torniamo. L’acqua ci rilassa, ci idrata, ci fa vivere. Non c’è vita senza acqua. Terra deserta, arida, senz’acqua è la terra desolata che ci fa pensare a qualcosa senz’anima, dolente, solitario, senza spirito. L’acqua a suo modo è immagine dello spirito. L’acqua è la materia del battesimo e sempre è stata immagine di rigenerazione spirituale.

Ecco il punto: l’elemento che più, ancor più dell’aria fresca, ci fa venire in mente la vita e il rinnovamento è proprio l’elemento che può far paura e che ha fatto paura a molti popoli pastori e sedentari. E sono le acque di cui parla Dante quando all’inizio della sua Commedia scrive: E come quei che con lena affannata / uscito fuor del pelago a la riva / si volge a l’acqua perigliosa e guata, / così l’animo mio, ch’ancor fuggiva, / si volse a retro a rimirar lo passo / che non lasciò già mai persona viva.

Ecco una proprietà dell’acqua: essa ci aiuta a pensare che sono le acque a volte “perigliose” a darci la vita. A volte è proprio ciò che spaventa e che fa immaginare un tirbamento totale degli equilibri a dare la vita. Si è comunque “salvati dalle acque”, come Mosè e come il popolo d’Isreale che esce dall’Egitto. In un modo o nel’altro si è salvati dalle acque. Per vivere ocorre confrontarsi con la fluidità di un mistero inafferrabile, affascinante e tremendo. Ogni altro equilibrio, quello dell’isolotto felice, è destinato all’inondazione, alla fine.

Dall’acqua l’uomo nasce. L’acqua produce vita ma non è per l’uomo ambiente ordinario di vita. E se si rimane in acqua si muore. Ecco la proprietà dell’ambiente acquatico: fa nascere alla vita, ha la potenza straordinaria di una generatività totale, ma richiede una espulsione, una fuoriuscita. Ogni immersione richiede una emersione.

L’esperienza dell’acqua muove in noi ciò che sembra statico. Con la sua potenza di irruzione e con la sua dolcezza lieve ha la forza di smuovere ciò che sembra statico e richiama alla fluidità della vita che scorre. Forse lo sa veramente chi ha bisogno di acqua nel momento in cui ne sente la necessità. Infatti, e ce lo insegna Emily Dickinson, Water, is taught by thirst. / Land – by the Ocean passed, cioè L’acqua è insegnata dalla sete. / La Terra dagli Oceani attraversati.