Il rosso di Emily Dickinson: frattura e riconoscimento

Note dell’intervento in Officina BombaCarta 25/11/2006

Il colore per eccellenza è quello che si distingue, che segna una discontinuità, una frattura.

Sleep is supposed to be
By souls of sanity –
The shutting of the eye.

Sleep is the station grand
Down wh’ on either hand –
The Hosts of Witness stand!

Morn is supposed to be
By people of degree –
The breaking of the Day!

Morning has not occurred!

That shall Aurora be
East of Eternity!
One with the banner gay,
One in the red array –
That is the break of Day!

Il sonno è ritenuto
Dalle anime di buonsenso –
Il chiudere gli occhi.

Il sonno è il solenne stato
Sotto il quale da entrambi i lati –
Stanno le Schiere di Testimoni!

Il mattino è ritenuto
Da persone di vaglia –
Lo spartiacque del Giorno!

Il mattino non si è visto!

Quella sarà l’Aurora
Oriente dell’Eternità!
Una col gaio vessillo,
Una di rosso adornata –
Quello è l’inizio del Giorno!

Nota: lo spartiacque (breaking) inizio (break) – banner gay/red array

Perchè mi rendo conto che una cosa è colorata? Perchè si distingue. In genere non mi accorgo che la gente per strada è vestita a colori. Non ci penso. Mi accorgo però se una persona indossa vestiti di colore sgargiante, acceso. E cosa c’è di più acceso del rosso, il colore del fuoco? “Nel rosso si dispiega il fuoco”, ha scritto Goethe. Esso “agisce nell’interiorità in modo vitalissimo, vivace e irrequieto”, prosegue W. Kandinsky.

If I should’nt be alive
When the Robins come,
Give the one in Red Cravat,
A Memorial crumb.

If I could’nt thank you,
Being fast asleep,
You will know I’m trying
With my Granite lip!

Se non fossi viva
Quando verranno i Pettirossi,
Date a quello con la Cravatta Rossa,
Una briciola in Memoria.

Se non potessi ringraziarvi,
Essendo profondamente addormentata,
Sappiate che proverò
Con le mie labbra di Granito!

Nota: Cravatta rossa (Red Cravat) – proverò (I’m trying)

Insomma pare che “colore” sia ciò che si distingue e si staglia su uno sfondo, ciò che infrange l’omogeneo, l’indistinto, il neutro. Il colore individua, mi fa prendere coscienza dell’esistenza di altro da me. Sveglia la mia coscienza e mi impone ciò che altro da me. Ed è proprio il rosso – in quanto colore squillante, sonoro, capace di richiamare o addirittura di destare (cioè “svegliare”) l’attenzione – che ci aiuta a fare questa considerazione più generale.

Whose are the little beds, I asked
Which in the valleys lie?
Some shook their heads, and others smiled –
And no one made reply.

Perhaps they did not hear, I said,
I will inquire again –
Whose are the beds – the tiny beds
So thick upon the plain?

‘Tis Daisy, in the shortest –
A little further on –
Nearest the door – to wake the 1st,
Little Leontodon.

‘Tis Iris, Sir, and Aster –
Anemone, and Bell –
Bartsia, in the blanket red –
And chubby Daffodil.

Meanwhile, at many cradles
Her busy foot she plied –
Humming the quaintest lullaby
That ever rocked a child.

Hush! Epigea wakens!
The Crocus stirs her lids –
Rhodora’s cheek is crimson,
She’s dreaming of the woods!

Then turning from them reverent –
Their bedtime ‘tis, she said –
The Bumble bees will wake them
When April woods are red.

Di chi sono i lettini, domandai
Che stanno nelle valli?
Alcuni scossero il capo, e altri sorrisero –
E nessuno diede risposta.

Forse non mi hanno sentita, mi dissi,
Chiederò di nuovo –
Di chi sono i letti – i minuscoli letti
Così fitti sulla pianura?

C’è la Margherita, nel più piccolo –
Poco più avanti –
Proprio sulla porta -per svegliarsi per primo,
Il piccolo Dente di Leone.

C’è l’Iris, Signore, e l’Astro –
L’Anemone, e la Campanula –
La Bartsia, dal mantello rosso –
E il paffuto Trombone.

Nel frattempo, sulle tante culle
Il suo indaffarato piede adoperava –
Mormorando la più curiosa ninnananna
Che mai dondolò un bambino.

Silenzio! si sveglia l’Epigea!
Il Croco sbatte le palpebre –
La guancia della Rhodora si tinge di cremisi,
Sta sognando i boschi!

Poi voltandosi riverente –
Per loro è tempo di dormire, disse –
I Bombi li sveglieranno
Quando i boschi d’Aprile saranno rosseggianti.

Nota: li sveglieranno (will wake them)

• In un colore non ci si può incontrare:
• lo si può contemplare, amare, odiare. Lo si può ascoltare.
• Il colore rompe dunque la nostra solitudine e ci fa gioire o dolere di una presenza.

Like Mighty Foot Lights – burned the Red
At Bases of the Trees –
The far Theatricals of Day
Exhibiting – to These –

‘Twas Universe – that did applaud –
While Chiefest – of the Crowd –
Enabled by his Royal Dress –
Myself distinguished God –

Come Potenti Luci di Ribalta – ardeva il Rosso
Alla Base degli Alberi –
La lontana Recita del Giorno
Interpretava – per Essi –

Era l’Universo – che applaudiva –
Finché a Capo Supremo – della Folla –
Resa capace dal suo Abito Regale –
Io Distinsi Dio –

Nota: ardeva il Rosso (burned the Red) – distinsi Dio (Myself distinguished God)

Il rosso, in particolare, non ammette indifferenze, a meno che non lo si stemperi con altro, come ad esempio con il nero, che lo attutisce e lo appiattisce, spegnendolo. Non ci aiuta però a dialogare, a venire a patti. A meno che il dialogo non sia inteso non come una fusione di colori e accentuazioni differenti, bensì come un patchwork, un accostamento di pezze di colore differente.

Ma che cosa significa parlarsi, dialogare? Significa trovare una zona di colore tenue, attutita, umile, di incontro o viver un accostamento, talora brusco e sorprendete o addirittura spiazzante, di colori ancora del tutto accesi?

Nessun commento a “Il rosso di Emily Dickinson: frattura e riconoscimento”

  1. Maurizio ha detto:

    “In un colore non ci si può incontrare”(a meno di non considerare la luce che c’è dietro: “ardeva il Rosso – distinsi Dio”)… questo è quello che ho portato a casa dall’ultima officina.
    (e non vorrei che sembrasse poco!)

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