Ordine e/o caos

Jean CocteauC’è una frase di Albert Camus Jean Cocteau1 che dice: “Un capolavoro letterario non è altro che un vocabolario in disordine” (Un chef-d’oeuvre de la littérature n’est jamais qu’un dictionnaire en désordre). Bella. Mi fa pensare alla bellezza dei dizionari (ricordo che mio padre mi consigliava spesso: “leggiti ogni tanto una pagina del vocabolario”, consiglio che non ho mai seguito). Però mi fa pensare anche a un’altra cosa: e se fosse vero il contrario? Se cioè dietro quell’apparente ordine il dizionario (che in fondo è ordinato solo alfabeticamente, il che non vuol dire molto, è solo una convenzione) sia poi soltanto un luogo caotico, un magazzino disordinato e che invece solo un buon racconto riesce a rimettere in ordine. Non è questa una delle ragioni della letteratura, fare ordine?

17 commenti a “Ordine e/o caos”

  1. Paolo Pegoraro ha detto:

    Mi chiedo se la letteratura “faccia” ordine o piuttosto “ritrovi” l’ordine. Tutto ciò mi fa pensare alla passione dei filologi per le parole: ognuna di loro è una storia in divenire, un’avventura e spesso un mistero. Penso a Contini, Benveniste, Tolkien: tre approcci completamente differenti eppure tutti tesi a recuperare il carico di esperienza siglato in un dittongo. Al caso non è affidato nulla, neppure un accento, nemmeno uno iota. Sfogliare un dizionario etimologico significa aprire la più grande raccolta di epigrammi mai scritti. Le parole sono gli aforismi dell’umanità.

  2. Sergio P. ha detto:

    Una richiesta: da quale opera è tratta la citazione?
    Una domanda: l’ordine (del dizionario) è apparente perchè è una convenzione?
    Un problema: che tipo di ordine vuole realizzare la letteratura?

  3. Emanuela Scicchitano ha detto:

    Intrigante sia la provocatoria riflessione di Andrea che i commenti a seguire. Parto dall’ultima domanda posta da Sergio: che tipo di ordine vuole realizzare la letteratura? Credo che il “cosmos” che la letteratura voglia realizzare sia complementare e consequenziale a quello del vocabolario, che sottrae le parole ai loro vissuti personali attraverso un ordine di tipo nomenclatorio aspira a essere didattico e universale fino a risultare, in quelli più contemporanei, asettico; come conferma il confronto con i vocabolari ottocenteschi, come il Tommaseo- Bellini, in cui la cifra autoriale è più marcata e meno “asettica”.
    L’ordine letterario, che pure nutre e si nutre di quello del dizionario, compie il percorso inverso: parte dall’universalità semantica per nominare la soggettività, per radicare le parole nell’autoreferenzialità, nella liricità e, forse, se è efficace farle riapprodare nell’universalità, come un affluente nel suo mare.

  4. Roberto iago Sannino ha detto:

    L’intenzione perfetta della letteratura, portata avanti da esseri imperfetti quali siamo, è separare le situazioni dal falso… ordine morale per farla breve; esiste uno scopo più alto?

  5. Sergio P. ha detto:

    Per Emanuela: dire insieme complementare e consequenziale, non è una contraddizione in termini?
    Che intendi con “radicare le parole nell’autoreferenzialità”?
    Quello che hai scritto mi ha colpito ma non credo di averlo capito fino in fondo.
    Posso tentare una sintesi estrema? L’ordine del dizionario è un ordine di deduzione cioè attraverso la raccolta infinita delle singole parole ottenere l’universale che si concretizza in un particolare (questo dizionario); l’ordine della letteratura invece è di tipo deduttivo: dalla conoscenza dell’universale (il linguaggio) ottenere un particolare, il senso del libro, attraverso la singolarità propria nell’atto della lettura.

  6. Emanuela Scicchitano ha detto:

    @ Sergio
    Provo a rispondere alle tue sollecitazioni cercando di chiarire quanto è risultato oscuro. Non credo che dire insieme complementare e consequenziale sia una “contraddizione in termini”. Entrambi i termini indicano un’evoluzione del farsi del pensiero che si avvicenda e si completa, come può accadere in un sillogismo aristotelico o più ancora nella successione hegeliana di tesi, antitesi e sintesi in cui il “ post” chiarisce, invera, definisce e arricchisce i contorni del “primum”. Allo stesso modo, non concordo sul fatto che l’ordine del dizionario sia “di deduzione”. Ho collaborato per quasi due anni a una ricerca linguistica sulle “marche d’uso” linguistiche per l’individuazione del vocabolario comune degli italiani e posso affermare che la procedura di censimento delle parole per la redazione del vocabolario sia induttiva: parte dall’immersione in un materiale vastissimo, magmatico e in continuo divenire che viene poi sottoposto a progressive cernite, ulteriormente verificato e infine inserito in categorie universalmente fruibili. Il dizionario insomma fotografa la lingua e ne incornicia i tratti distintivi. Dentro quella foto ci siamo anche noi, parlanti e scrittori, che deduttivamente facciamo ritornare quelle parole al loro vissuto lirico, originario, autoctono.

  7. Sergio P. ha detto:

    @ Emanuela: la logica aristotelica e quella hegeliana, per quel poco che ne so, sono logiche fortemente “consequenziali”; disegnano dei processi talmente stringenti in cui nessun elemento è accessorio o per l’appunto “complementare”. Di nuovo non riesco a veder colmato la contraddizione che ti dicevo.
    Per quanto riguarda il dizionario: io ho provato a mettere in luce la logica che sta al fondo del dizionario, cosa diversa dal descrivere il “modo” in cui un dizionario si costruisce.

  8. Emanuela S. ha detto:

    Ovviamente mi scuso profondamente con chi adesso apre la pagina dei commenti per quello che è successo: il mio computer ha fatto le bizze e non mi permetteva di visualizzare la pagina e dunque il commento inserito non appariva: non è stato un impulso logorroico e egocentrico ma uno spiacevole scherzo del computer di cui farò ammenda.
    rispondo solo a Sergio dicendo che per aver lavorato a un vocabolario posso dire che il modo coincide con la logica che lo costruisce.

  9. Sergio P. ha detto:

    E comunque la frase non è di Camus.

  10. Paolo Pegoraro ha detto:

    In questo caso ti saremo grati se ci fornirai la corretta citazione.

  11. Sergio P. ha detto:

    La citazione è corretta. L’autore no.

  12. Ce voi di’ pure chi è l’autore o compriamo una vocale?

  13. Sergio P. ha detto:

    Hai qualche problema con il copia e incolla?

  14. Tu hai qualche problema con la tastiera?

  15. Sergio P. ha detto:

    Evidentemente no.

  16. Ok, da adesso ogni altro commento inutilmente polemico sarà cancellato.

  17. Paolo Pegoraro ha detto:

    Appellandoci alla superiore pedissequapienza di Wikiquote, apprendiamo che la frase è di Jean Cocteau. Ciò detto, i questiti restano aperti.

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