La parola poetica nell’eremo

Nino, Marco e Francesco sono tre monaci che hanno deciso di vivere senza sconti la regola di San Benedetto in un piccolo eremo nell’Appennino Tosco-Emiliano. Le loro giornate sono fatte di preghiera comune, preghiera personale, lavoro, studio delle sacre scritture e dell’arte. La letteratura ha un posto importante nella loro formazione umana, culturale e spirituale. Marco, il più giovane dei tre, mi ha concesso questa breve intervista video (5′:57″) sul suo rapporto con la parola poetica. Essa, a quanto pare, è indispensabile per entrare nel cuore dell’Uomo, il luogo in cui si cela l’Essere che un monaco desidera contemplare. Il monaco, come ogni altro “cacciatore di Dio”, sa che la sua preda va scovata nella selva della Storia, nella giungla delle contraddizioni di ciascuna persona, nel groviglio di esperienze che scaturiscono dal corto circuito tra il desiderio di peccato e il desiderio di redenzione. Come entra, dunque, la letteratura nella vita di un monaco?

Nessun commento a “La parola poetica nell’eremo”

  1. don Mario ha detto:

    Che bella la testimonianza di un monaco che nutre la sua esistenza anche attraverso la letteratura. Che vi trova un’ispirazione potente per la sua umanità e la sua spiritualità (che poi è la stessa cosa!)

  2. Magdala ha detto:

    Bellissima “La parola poetica nell’eramo”, è proprio un raccoglimento in video, un momento di preghiera. Le immagini di Maria sono stupende.

    “la Grazia è dei Violenti” afferma Flannery 0’ Connor
    Sposterei il punto di vista: violento è il modo con cui ci si oppone increduli alla Grazia.

    La Grazia e’ il sì di Maria fecondata dallo Spirito.

    E’ l’amore della fanciulla madre, che patisce il suo destino in Obbedienza al Padre, partorisce suo Figlio Emanuele il Salvatore.

    ” La paorla poetica” è’ l’Amore di Maria madre di tutti i mortali.
    E’ l’amore di Eva per Adamo
    E’ l’amore di Magdala per Cristo.

    La Grazia è’ l’amore Materno è la non -Violenza
    Violento è a volte l’ ostinazione con cui non
    si abbandona la violenza che è in noi.

    La Grazia è liberazione,la consolazione dell’animo affranto.
    La parola poetica è resurrezione e intima pace della spiritualità

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