La fantasia ha grandi radici

Il 7 giugno 1955, Il signore degli anelli è da poco uscito sbalordendo e disorientando il mondo letterario inglese,  J.R.R.Tolkien scrive a W.H.Auden, suo allievo e ammiratore: “Se si vuole scrivere una storia di questo tipo bisogna rifarsi alle proprie radici..”. Può sembrare sorprendente, se si considera la Terra di Mezzo e tutta la storia raccontata da Tolkien come una mera evasione dal mondo reale. E invece sembra dirci lo scrittore inglese che senza forti radicamenti nella propria terra, non si può nemmeno immaginare un’altra terra nè scrivere un’altra storia. Nel 1909 G.K.Chesterton aveva osservato che: “un albero cresce, e così cambia, ma sempre racchiudendo qualcosa di immutabile. Gli anelli più interni dell’albero sono ancora gli stessi di quando era un virgulto; non si possono più vedere ma rimangono centrali. Quando l’albero cresce un ramo sulla cima esso non si distacca dalle radici alla base ma, al contrario, più in alto cresce con i rami e più ha bisogno di aggrapparsi saldamente alle radici.” La figura dell’albero è centrale nel racconto “Foglia di Niggle” di Tolkien, che la figlia Priscilla considera la storia più “autobiografica” di quelle narrate dal padre. Questa breve nota per riflettere, forse non ce n’era bisogno, del legame strettissimo che c’è tra scrittura e vita, entrambi procedono e sembrano anche dividersi, ma sono rami dello stesso albero.