La bellezza e l’umiltà… perché de gustibus est disputandum

De gustibus, si sa, non est disputandum, ma non tutti sono d’accordo, in effetti forse nessuno: quando diciamo la famosa sentenza latina lo facciamo con un po’ di rammarico, non convinti, perché vorremmo in realtà che tutti concordassimo, anche sui gusti.

BotticelliNon è d’accordo nemmeno Roger Scruton, filosofo inglese che si cimenta con il tema grande, insidioso e inquietante della bellezza, quella cosa che“può consolare o turbare; può essere sacra o profana, ispiratrice, raggelante. Può influenzarci in infiniti modi, ma mai viene considerata con indifferenza: la bellezza esige di essere notata”. E Scruton risponde a questa esigenza notando, anzi an-notando le sue riflessioni contro il relativismo insito nella sentenza latina perché oggetto delle sue (dotte) annotazioni è proprio il “gusto”: “Il buon gusto è importante nell’arte come nell’umorismo,anzi, potremmo dire che il gusto è il nocciolo della questione. […] In fatto di arte il giudizio estetico riguarda ciò che dovrebbe e non dovrebbe piacerci e qui (sostengo io) quel ‘dovrebbe’, pur non essendo propriamente un imperativo morale, ha un peso morale”. Per il filosofo inglese tornare a riflettere sulla bellezza è un dovere morale. La cultura e la vita delle società occidentali hanno visto negli ultimi secoli il dilagare del relativismo e del nichilismo, una crisi a cui si deve rispondere riparando la falla da dove questi mali sono penetrati perché la “breccia” non è stata aperta a livello metafisico, razionale o etico ma, innanzitutto estetico, lì dove la forza dell’oggettività perde inevitabilmente terreno, anzi, come deve riconoscere: “in materia di giudizio estetico, l’oggettività e l’universalità vanno in frantumi”, mentre “Nella scienza e nella moralità, la ricerca dell’oggettività è la ricerca di risultati universalmente validi – risultati che devono essere accettati da ogni essere razionale”.

La “pretesa” di Scruton, celata nel sottotitolo “Ragione ed esperienza estetica”, è quella di restituire al giudizio estetico il valore pieno di giudizio, cioè di espressione umana profonda, razionale e quindi universale. Impresa ardua insomma, alla quale Scruton si dedica con passione e insieme a qualche suo “amico” che convoca in battaglia: Platone, Plotino, Kant, Croce.. Ne scaturisce un saggio agile e breve, ricco di suggestioni che se non risolvono la questione la squadernano in molte direzioni offrendo al lettore l’invito urgente a riattivare il pensiero su questo tema visto che il mondo è in “fuga dalla bellezza” come indica l’ultimo e più appassionante capitolo del libro. Questa fuga dal bello secondo Scruton è strettamente collegata con il fenomeno della dissacrazione, cifra dell’esperienza postmoderna; il mondo d’oggi è dissacrato cioè è un tempo in cui sono state separate le vie del bello e quelle del sacro da sempre legate: “Come affermavano sia Platone che Kant, il sentimento nei confronti della bellezza è prossimo alla mentalità religiosa, poiché emerge da un senso umile del vivere con imperfezioni pur aspirando all’unità suprema con il trascendente. Con un fermo argomentare e un fiero periodare Scruton ricorda ai suoi contemporanei la lezione d’umiltà che scaturisce dalla bellezza e dal sacro: “La bellezza, infatti rivendica una pretesa su di noi: è un invito a rinunciare al nostro narcisismo e a guardare il mondo con rispetto […] La dissacrazione è una specie di difesa dal sacro, un tentativo di distruggerne le pretese. Le cose sacre giudicano la nostra vita e per sottrarci a tale giudizio distruggiamo ciò che sembra accusarci”. Un saggio filosofico scritto con la speranza che si possa tornare a contemplare e, quindi, a credere.

La bellezza. Ragione ed esperienza estetica – di Roger Scruton, Vita & Pensiero, Milano 2011, pp.183, euro 16,00

(il presente articolo è apparso, in forma ridotta, su Il Foglio del 28 settembre u.s.)