Preposizioni – “SU”

Quando penso al su, tengo un dito puntato al cielo ed un occhio rivolto ai lacci delle scarpe; inevitabilmente finisco per tracciare una linea a mezz’aria, un’asticella invisibile che separa il mondo in due parti. Semplificando al massimo mi verrebbe da dire che alcune cose stanno su, altre stanno giù. Per scelta o per imposizione. Per vocazione. Cosimo Piovasco di Rondò, il barone rampante di Calvino, sceglie di salire sugli alberi, dove inizia la sua nuova vita; la giraffa ha compreso pian piano che deve allungare il collo se non vuole soffrire il digiuno; i fratelli Montgolfier hanno donato all’uomo un mezzo per guardare le nuvole da vicino.

Poi ricordo che su può accompagnare un’incitazione ad esser veloci, a farsi coraggio, o semplicemente ad alzarsi. A volte ha il tono, la cadenza di un imperativo: SALI. Ma l’esperienza insegna che salire non è così facile: c’è chi lo fa con la preghiera, c’è chi usa l’ascensore, anche se i medici in realtà consigliano le scale. Anche alzarsi può essere complicato. Alle sette del mattino buona parte del mondo che conosco è ancora giù, sotto le lenzuola; ed il sottoscritto, da piccolo, ha impiegato diciassette mesi a fare i primi passi nel corridoio di casa. Però ne è valsa la pena. Ecco un punto importante su cui ragionare: su è sempre meglio di giù? Il gioco vale sempre la candela? E quale “prezzo” siamo disposti a pagare per andare su?

Il desiderio dell’uomo di spingersi verso l’alto è insito nella sua natura ancorata al terreno. L’atleta nella foto trascorre mesi ad allenarsi per battere il record e spingere un po’ più su il limite umano. La passeggiata spaziale di Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, la targa d’acciaio piantata sul suolo lunare rappresentano uno storico punto d’arrivo. Ma alzarsi è anche semplicemente un modo per prendere una posizione. Penso alla scena finale de L’attimo fuggente, agli allievi del professor Keating che salgono in piedi sui banchi per esprimere la propria solidarietà al docente e mettere in discussione l’autorità del preside della scuola. Mi alzo in piedi per ricordare agli altri che esisto, mi alzo perché ho un’idea in testa e sto male se non la dico. E alzandomi scopro il mondo da un’altra prospettiva, incrocio nuovi sguardi, nuove vette da scalare.

Quando penso al su, immagino una direzione, obbligata, suggerita, desiderata. Penso al bisogno di conoscere cose nuove, di leggere, sognare; penso ad un enorme segnale stradale puntato verso l’alto, una freccia bianca che affonda nel colore del cielo, ed un cartello più piccolo al suo fianco con un suggerimento agli incauti curiosi: … Non vogliate negar l’esperienza/ di retro al sol, del mondo sanza gente. / Considerate la vostra semenza / fatti non foste a viver come bruti/ ma per seguir virtute e conoscenza.

(l’editoriale è stato scritto a quattro mani con Tiziana Albanese)

  • Andrea Monda

    sono le 7,23 e poco fa ero giù, sotto le coperte.. bel risveglio, grazie federico, su, su,andiamo avanti, forza!

  • Grazie per questo bel regalo Federico e Tiziana! :)

    Il “pericolo” di ‘su’ è il confine tra la preposizione e l’avverbio. Il su contrapposto al giù è avverbio, il su dei vari complementi (stato in luogo/moto a luogo/argomento) è preposizione.

    Però fa pensare: il ‘su’ in senso “poetico” e “astratto” è forse più quello dell’avverbio (“andiamo sempre più su”)?

  • Complimenti a Federico e Tiziana. Leggendo l’editoriale mi è subito venuta in mente questa immagine

    http://www.italiani-a-monaco.de/wp-content/uploads/2010/07/aristotele-platone.jpg

    Buona e radiosa Pasqua a tutti voi bombacartiani!

  • Paolo Pegoraro

    Anche affrontando la preposizione “IN” era uscita la domanda: “giù” vs “su”? Visto che hai concluso citando la Comedìa, non posso non ricordare che il viaggio dantesco è un De Profundis che si risolve in Gloria. Il Purgatorio è Monte che si fa Ponte tra giù e su, perché – paradossalmente – nella geografia dantesca già lo scendere è letteralmente ri-salire. «Come sei caduto in basso» si dice spesso, ma quella caduta diventa potenziale trampolino di lancio: depressione come raccoglimento in sé, compressione di una molla che poi – improvvisamente – schizza più in alto di tutti. Dici bene che il “su” è direzione “desiderata”: siamo esseri verticali – anche fisicamente – tendiamo a quelle stelle (de-siderum) che non a caso accompagnano la chiusura delle tre cantiche.

  • Luisella

    Vedendo la foto mi viene da pensare che ad un “su” come quello corrisponde necessariamente un “giù” di altrettanta potenza che non possiamo evitare ma solo accettare come naturale conseguenza.Il brutto è che spesso non ci rendiamo conto dei salti in alto che facciamo,forse perché ci vengono naturali, ma sentiamo solamente il “tonfo” della caduta e ci perdiamo la coscienza,la bellezza,la soddisfazione della salita e la beatitudine e rilassatezza che dona la discesa. Sentiamo soltanto la fatica nella salita e il dolore nella discesa perdendo tutto il resto.

    Auguro a me stessa e a tutti di godere della consapevolezza, seppur faticosa, della
    salita, di assaporare ciò che abbiamo raggiunto e di gustarlo nella discesa!
    E (tanto per non perdersi proprio niente!) speriamo che, come dice Paolo, la caduta diventi nuovo trampolino di lancio!

  • Emanuela Scicchitano

    La dicotomia “su/giù” mi fa pensare all’aggettivo latino “altus,-a, -um” che indica ciò che è “profondo”, ciò che si estende sia giù che su. L'”alto ingegno” è quello che si profonda oltre la superficie e che si immerge nei bassifondi dell’anima, e allo stesso tempo quello che si slancia oltre di sè, perché nessuna riflessione autentica è “autarchica”.
    grazie per lo scritto a “quattro mani”:-)

  • Ionut Ticu

    Il ”su”,come dice Luisella,deve necessariamente avere un giù di uguale potenza,perchè in fondo è da li che tutti partiamo,da giù,dal basso;ognuno percorre una strada,parte dal basso,compie un percorso,cerca qualcosa,qualcuno,e a volte scorda il giù perchè si trova troppo in alto.Il giù rimane comunque alla base,fondamentale.

    Ps:grazie tante per il bellissimo articolo.

  • Davide Zizza

    Il su esiste per la presenza del giù e in un certo senso si equivalgono.
    Poniamo caso che ci troviamo al Polo Sud, quindi per posizione terrestre ci troviamo “a testa in giù”, cioè diametralmente opposti al Polo Nord.
    Il nostro indicare il su (il dito puntato di Federico) corrisponderebbe visivamente al nostro giù. Partendo da questo esempio poco ortodosso, intendo dire, per rifarmi ai commenti sopra, che in effetti più in alto si va, più si scende in profondità.
    Complimenti al pezzo editoriale di Fede e Tizi, riflessivo come uno specchio ;-)

  • cristina

    mi piace pensare che non esista un su oggettivo, contrapposto ad un giù universale: dipende dal punto di vista, dalla collocazione geografica, dallo stato d’animo.. senza dimenticare la gravità che queste due letterine possono assumere se riferite al peso di qualcosa che si porta su di sè

  • stefania

    E’ un testo profondo e vivo; a me ha fatto pensare all'”Homo viator” del filosofo francese Gabriel Marcel, in cui si definisce la persona come un ” sursum” e non un “sum”, cioè con il movimento del su e non con la stasi. Auguri.

  • Pietro

    Ritorno a Dante:… E io a lui: ” l’ mi son un che, quando / Amor mi spira, noto,e a quel modo / ch’e’
    ditta dentro vo significando “. Purg. Canto XXIV,52-54.
    Dante espone la genesi della poesia. Lo stile è l’intima relazione della parola al pensiero ispirato.
    Aspettate a dire che sono fuori tema: faccio riferimento al commento di Emanuela Scicchitano !.
    I versi del Poeta, la critica letteraria ancora non
    li ha compresi bene. E continua a porsi domande!!!
    Bonagiunta con grande umiltà riconosce che Dante,
    scrivendo segue l’ispirazione d’ Amore. E adegua
    l’espressione al sentimento. Non imita!
    Potenza della BC e della rete! Voi che ne pensate,
    Dante ha esposto un’esperienza reale, oppure no?
    Sarebbe pura fantasia? Per me non ci sono dubbi: è esperienza vissuta!!! Chiedo venia alla preposizione “su”… Auguri dal Salento.

  • Con i piedi per terra guardo il cielo.