Una vera storia

Henry MillerPer caso mi sono imbattuto ne Tropico del cancro di Henry Miller e sfogliandolo mi ha colpito la frase in esergo di R.W.Emerson: “E poi, a poco a poco, i romanzi cederanno il posto ai diari, alle autobiografie; libri avvincenti, purchè chi li scrive sappia scegliere, fra ciò che egli chiama le sue esperienze, quella che è davvero esperienza, e il modo per raccontare veramente la verità“.

Splendido. Mi ha colpito per un paio di motivi: un po’ mi sembra vero, la scrittura in prima persona nell’ultimo secolo si è molto diffusa, purtroppo forse a scapito della pura narrazione, dello story-telling;

un po’ mi confermava nel mio sospetto verso questa parola magica che lo è anche dentro BombaCarta, “esperienza”, come tutte le magie una potenziale grande trappola;

infine perchè mi ha ricordato una battuta che ho sentito ripetere da due amici che stimo come ottimi critici letterari, Paolo Pegoraro e Alessandro Zaccuri, entrambi d’accordo che è meglio che un libro (o un film) non contenga una “storia vera”, ma una “vera storia”.