BC: istruzioni per l’uso

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Come sarà questo nuovo anno di BC? Negli ultimi due editoriali del nostro blog già ne avete avuto qualche assaggio.

In puro stile BC l’argomento delle nostre Officine sarà una passeggiata dentro BC stessa.

Nessun ripiegamento interiore o movimento narcisistico; nessun bisogno di andare oltre o fare sensazionali scoperte.

Più semplicemente un’esigenza di raccontarsi, di ripercorrere scene già calcate e mete già raggiunte facendo ricorso a quell’ingrediente che in BC è imprescindibile: l’esperienza. E con l’aiuto dell’esperienza provare a guardare a BC con occhi ancora e sempre nuovi.

Facciamo BombaCarta ormai da molti anni. Quando usiamo un verbo come “fare” intendiamo proprio l’azione materiale del compiere un atto (un’esperienza addirittura!). Fare BC che significato ha?

BC ci avvicina all’arte (letteraria, visiva, poetica,…) e, come ebbe a dire Antonio Spadaro “l’arte è una “esperienza”, non un “fatto” o un “oggetto” (ob-jectum) che mi sta davanti e che io devo semplicemente “rispettare” come se fosse a me estraneo. Nel momento in cui io vengo a contatto con questo “oggetto”, esso “rischia” di diventare carne della mia carne e ossa delle mie ossa e pupilla del mio occhio. Nel momento in cui io mi ci espongo, quella cosa là diventa parte di me, pur rimanendo se stessa. Quindi l’esperienza della visione o della lettura entra in contatto con la mia vita e mi fa reagire, commentare, approfondire, persino litigare con me stesso o con l’opera stessa o persino con la vita”.

Ecco cosa vuole dire fare BombaCarta; ecco il punto. Quest’anno litigheremo con la letteratura e con l’arte, “scazzotteremo con l’angelo” tanto per citare una figura di riferimento per BC, Flannery O’Connor; affronteremo il tema immenso delle storie e proveremo ad immergerci nella lotta bene-male, verità-bugia, concretezza-astrattezza; parleremo di libertà, di destino, di personaggi e di realtà.

Insomma, una specie di allenamento in palestra, tanto più che sta ormai diventando una consuetudine che l’anno inizi in autunno, subito dopo le vacanze estive, quando tutti sembriamo più predisposti alla progettualità, al cambiamento, all’innovazione.

Il sottotitolo di BC (e lo dico senza voler sminuire il concetto di sotto-titolo, ma con l’intento di rafforzarne il valore) recita: Esercizio e riflessione sull’esperienza creativa.

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Dunque? Una palestra dove gli attrezzi per il nostro training saranno le domande, quelle meravigliose domande APERTE, senza risposta “giusta” e senza un unico punto di arrivo. Quelle domande che continuano a turbinarti in testa e che ti portano in giro ad esplorare.

Un esempio per tutti: a cosa “serve” la letteratura? Cos’è la letteratura? E l’arte? Cos’è l’arte? Che funzione ha? Ve lo siete mai chiesto?

Se un po’ conoscete BC e soprattutto se non la conoscete affatto, sappiate che non c’è risposta preconfezionata e sappiate anche che il rovello vi accompagnerà per tutto l’anno, ma intanto, solo per citare un piccolo esempio, sempre da Flannery O’Connor, fatevi solleticare: […] “La narrativa opera attraverso i sensi, e uno dei motivi per cui, secondo me, scrivere racconti risulta così arduo è che si tende a dimenticare quanto tempo e pazienza ci vogliono per convincere attraverso i sensi. Se non gli viene dato modo di vivere la storia, di toccarla con mano, il lettore non crederà a niente di quel che il narratore si limita riferirgli. La caratteristica principale, e più evidente, della narrativa è quella d’affrontare la realtà tramite ciò che si può vedere, toccare, sentire, odorare e gustare.” […]

Vita, tempo, pazienza, sensi: in una parola, esperienza. E cosa significa “fare esperienza”?

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Per noi, quest’anno, significa avere accettato una sfida, la sfida sempre nuova di affrontare e cogliere il mistero di ciò che ci circonda, di intraprendere un viaggio a ritroso nel nostro passato “bombacartiano” per guardarlo con occhi diversi, di rimettere in discussione la percezione del nostro quotidiano.

Le Officine saranno incontri di boxe, giri di corsa e flessioni su una mano sola, tornei di calcio e gare su lunghi percorsi.

Senza vincitori. E senza vittorie. Lo diciamo subito, perché l’obiettivo è altro.

Chiudo ricorrendo ancora una volta alle parole di Flannery O’Connor: […]”C’è chi sostiene che non si possa chiedere nulla al lettore. Sostiene che il lettore non sappia nulla dell’arte, e che se lo si vuole raggiungere, bisogna avere l’umiltà di abbassarsi al suo livello. Questo presuppone, o che l’obiettivo dell’arte sia di insegnare, e non lo è, o che creare qualsiasi cosa semplicemente buona-in sé sia tempo sprecato. L’arte non acconsente mai al desiderio di farsi democratica; non è per tutti; è solo per coloro che sono disposti a sottoporsi al necessario sforzo di comprenderla. Sentiamo parlare molto dell’umiltà che serve per abbassarsi, ma elevarsi e raggiungere una qualità superiore, lavorando duramente, richiede la stessa dose di umiltà e un vero amore per la verità.” […]

Pronti per questo nuovo anno di BC?

(Tutte le fotografie sono di Cristiano Gaston – http://cgaston.photo/)