La freschezza più cara: Gerard Manley Hopkins

Gerard Manley HOPKINS, La freschezza più cara. Poesie scelte, a cura di Antonio Spadaro, Milano, Rizzoli, 2008, pp. 224, euro 9,50.

Leggere un poeta significa assumere il suo sguardo sulle cose, sulla realtà, sulla vita. La capacità di saper vedere ciò che ci circonda, intuendone senso e valore, è un’abilità non scontata. Richiede cura, attenzione, formazione. La potenza dirompente dei versi di Gerard Manley Hopkins consiste innanzitutto nella sua capacità di modificare lo sguardo del lettore, nel suo appello a sentire e gustare ogni cosa nella sua assoluta unicità.

Hopkins è considerato a ragione uno dei fondatori della poesia inglese moderna. Lo sguardo del poeta, sebbene maturato al crogiuolo di una sofferenza profonda, è tutto teso a scoprire la freschezza fiammeggiante che vive in fondo alle cose. La sua Opera è stata definita da Attilio Bertolucci un «piccolo pacco d’esplosivo ad alto potenziale». Hopkins mirava a estrarre dalle parole il più possibile senza lasciarsi ostacolare dalle regole della grammatica, della sintassi e dell’uso comune.

Hopkins è di una modernità sconcertante, capace di esercitare un forte impatto su poeti contemporanei quali Wystan Hugh Auden, il premio Nobel Seamus Heaney, Robert Lowell, Sylvia Plath, Dylan Thomas, Elizabeth Bishop, solo per citarne alcuni.

(La traduzione è di Viola Papetti e in appendice appaiono anche le traduzioni introvabili di Benedetto Croce e Sergio Baldi).

Chi è Gerard Manley Hopkins?
Hopkins nacque il 28 luglio 1844 in un sobborgo di Londra, Stratford in Essex, all’interno di una famiglia amante dell’arte, della musica e delle lettere. Fu il maggiore di nove figli. Frequentò l’Università di Oxford, che amò profondamente. Qui nacque l’amicizia per il poeta Robert Bridges, che curò la pubblicazione delle Poesie di Hopkins nel 1918. Nel suo Balliol College Hopkins ebbe modo di sviluppare le sue attitudini alla poesia. La sua fede di cristiano anglicano intanto si approfondiva, anche grazie ai contatti con il «Movimento di Oxford», che perseguiva il sogno di una riunione con la chiesa romana. Alla fine però Hopkins sentì di dover lasciare la Chiesa d’Inghilterra e il 21 ottobre 1866 fu accolto nella Chiesa cattolica romana da John Henry Newman, anch’egli in origine anglicano, che poi divenne cardinale. Hopkins si laureò nel 1867 e insegnò per sette mesi alla scuola di Newman vicino a Birmingham.

Nacque in lui la vocazione sacerdotale e religiosa. Le biografie ci rivelano un percorso duro, irto, ma sempre solido, ricco di consolazioni e decisioni prive di tentennamenti. Nel settembre 1868 Hopkins entrava a far parte della Compagnia di Gesù, nonostante i forti contrasti familiari. Poco prima di diventare gesuita, bruciò le sue poesie giovanili, intendendo tale gesto come una offerta a Dio. Fortunatamente molte di esse sopravvivessero in altre copie. I primi anni che Hopkins trascorse da gesuita furono privi di eventi particolari: due anni di noviziato, tre anni di studi di filosofia, un anno d’insegnamento a Londra e infine gli studi di teologia al St. Beuno’s College nel Galles del Nord. Benché in quel periodo scrivesse solo poche poesie, tuttavia quegli anni lo influenzarono profondamente, grazie alla spiritualità ignaziana e allo studio del pensiero di Duns Scoto, il pensatore francescano vissuto nel Medioevo, la cui enfasi posta sul principio d’individuazione (haecceitas) colpì profondamente il poeta. In seguito a St. Beuno’s, nel dicembre 1875, egli lesse la notizia di un naufragio nel quale erano annegate cinque suore francescane, da poco esiliate a seguito del Kulturkampf di Bismark. Profondamente colpito, Hopkins diede inizio a una grande ode, The Wreck of the Deutschland.

Hopkins fu in grado, nel 1877, il suo annus mirabilis, di comporre undici splendidi ed entusiastici sonetti. Ordinato sacerdote il 23 settembre 1877, egli trascorse quattro anni insegnando ed esercitando il suo ministero in vari luoghi. Spesso affaticato dal lavoro e angosciato dalla povertà urbana e dalle sue brutture, trovava però ben poco tempo per leggere e scrivere. Nel 1881 fece ritorno a Londra per il Terz’anno di probazione, un ultimo anno dedicato all’approfondimento della spiritualità della Compagnia che chiude l’itinerario formativo dei gesuiti. Fu per lui un tranquillo anno di preghiera e di crescita spirituale. Venne poi mandato a insegnare nei corsi universitari dello Stonyhurst College nel Lancashire, ma qui soffrì di debolezza e di occasionali depressioni.

Nel febbraio del 1884 Hopkins venne chiamato a Dublino come professore di greco all’University College ed esaminatore alla Royal University. Le nebbie di Dublino non fecero che accrescere la sua debolezza e la sua depressione. Sentiva la mancanza della sua amata Inghilterra e non aveva la forza sufficiente per lavorare bene. Era spossato e soffriva di affaticamento agli occhi, di emicranie, di irritazioni di natura politica e della desolazione spirituale. Negli anni 1885-1886 la sua sofferenza produsse i tormentati «sonetti terribili». Dopo un certo periodo, la depressione lo abbandonò e i suoi ultimi anni furono un alternarsi di sofferenza e di pace. Alla fine dell’aprile 1889 contrasse la febbre tifoidea e l’8 giugno 1889 morì a 44 anni.