Esercizio n. 3: Variazioni/Pay attention

Con l’Officina di gennaio siamo arrivati al terzo appuntamento con gli esercizi. Come al solito partiamo da una breve ricapitolazione sull’esercizio precedente (Variazioni) e poi passiamo all’impegno proposto per questo mese.

L’idea delle “Variazioni” è stata trapiantata per intero da uno degli “assignments” di un canale YouTube piuttosto noto nel campo della fotografia: “The Art Of Photography” di Ted Forbes. Nello specifico, da questo episodio:

Chi fosse curioso troverà nel canale YouTube e sulla sua pagina FaceBook anche i prodotti dei suoi follower (ovviamente, in questo caso parliamo solo di fotografia). Nella presentazione dell’esercizio, Forbes spiega come ripetere lo stesso compito sia un modo per – esaurite le vie più ovvie – costringersi a esplorarne di nuove e quindi “forzare” la propria creatività a mettersi in azione. Utilizza esempi in musica (le Variazioni Goldberg di Bach) e in pittura (Rothko, Degas etc.).

Alcuni autori sono così identificabili con il rispettivo “tema portante” che facendo una banalissima ricerca di immagini con Google ci viene presentata una sequenza sorprendentemente omogenea di risultati. Ho fatto la prova con i due citati da Forbes, Rothko e Degas:


ma vale anche per Morandi:

o per la ricerca sui mulini nel periodo figurativo di Mondrian:

e c’è anche chi su Instagram ha deciso di riprendere sempre la stessa immagine, dalla propria finestra (@dekrijtberg).

Esercizi di stile

In letteratura, l’esempio forse più famoso è quello di Queneau, che partendo da questo brano:

Sulla S, in un’ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore piú tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. È con un amico che gli dice: «Dovresti far mettere un bottone in più al soprabito». Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché.

colleziona un intero libro di variazioni sul tema. O, come dichiaratamente da titolo, di esercizi di stile:

Litoti

Non s’era in pochi a spostarci. Un tale, al di qua della maturità, e che non sembrava un mostro d’intelligenza, borbottò per un poco con un signore che a lato si sarebbe comportato in modo improprio. Poi si astenne e rinunciò a restar in piedi. Non fu certo il giorno dopo che mi avvenne di rivederlo: non era solo e si occupava di moda.

Metaforicamente

Nel cuore del giorno, gettato in un mucchio di sardine passeggere d’un coleottero dalla grossa corazza biancastra, un pollastro dal gran collo spiumato, di colpo arringò la più placida di quelle, e il suo linguaggio si librò nell’aria, umido di protesta. Poi, attirato da un vuoto, il volatile vi si precipitò. In un triste deserto urbano lo rividi il giorno stesso, che si faceva smoccicar l’arroganza da un qualunque bottone.

etc.

Materiali

Stiamo lavorando a una presentazione ragionata dei materiali che i partecipanti “fisici” delle nostre officine stanno producendo e, per la scrittura, occorre trovare una modalità che renda merito sia al contenuto che ai processi. Essendo la fotografia un medium più “immediato”, propongo subito in questo report il lavoro di Gaia e di Maria (grazie!):

Io stesso che ho proposto l’esercizio mi sono trovato di fronte a una serie di problemi, incidenti di percorso, espedienti e risultati piuttosto inattesi (che racconto nel dettaglio altrove).

Riflessione

In questo lavoro di “ripetizione”, la domanda è: che approccio avete utilizzato per le vostre variazioni? Siete rimasti aderenti al progetto originario e avete “svariato” stilisticamente o avete azzerato il lavoro fatto, ripartendo ogni volta da zero? O, in altre parole, quanto avete ceduto alla seduzione dell’esercizio di stile?

Più in generale, durante l’Officina abbiamo riflettuto su tutto lo spettro delle variazioni, siano esse esplorazione di nuove possibilità creative, ossessione per un tema dominante, mero esercizio, ricerca di un “quid” che non si riesce a cogliere o definire.

Esercizio n. 3: “Pay attention”

Veniamo ora all’esercizio da completare entro l’Officina di febbraio. Come per le variazioni, anche questo è mutuato dal mondo della fotografia: è frequente il ricorso al cosiddetto Progetto 365 per i fotografi che incappino in un blocco creativo, che consiste nell’autoimposizione di scattare almeno una foto al giorno. Nel nostro caso l’obiettivo è più abbordabile e, come per gli esercizi precedenti, si applica sia alla fotografia che alla scrittura. Quindi:

Per chi ha scelto la scrittura:
Ogni giorno scrivere almeno una frase su qualcosa che si è notato

Per chi ha scelto la fotografia
Ogni giorno scattare una foto

L’obiettivo dell’esercizio non è quello di produrre una massa di materiale utile, interessante o di particolare valore. Al contrario, il senso dell’esercizio si applica al tempo in cui non si sta scattando né scrivendo. Mi ispiro in questo alla poesia portata da Elena Buia durante l’Officina di novembre (un brano tratto da Sometimes di Mary Oliver):

Instructions for living a life.

Pay attention.

Be astonished.

Tell about it.

Per questo mese non ci concentreremo sul “Tell about it”, ma sul “Pay attention“: dover scrivere/scattare ogni giorno ci costringerà per un mese a guardare ciò che abbiamo intorno con maggiore attenzione o interesse.

Conclusione

In qualche modo, il tema del secondo esercizio e del terzo si incontrano nel principio (seppur diversamente declinato) della ripetizione. C’è una scena di un film (Smoke, di Wayne Wang, 1995) che per un’interessante coincidenza si apre e si chiude con una macchina fotografica, ha uno scrittore per protagonista e parla – in questa sequenza – di ripetizioni, variazioni, esercizi e del prestare attenzione. Inizia al minuto 5:11:

“Non capirai mai, se non vai più piano, amico mio”.

Ci vediamo il 18 febbraio.