Esercizio n. 4: Spazio negativo

L’esercizio di questo mese prende le mosse da una lettera in cui Flannery O’Connor scrive:

Mostra queste cose e non avrai bisogno di dirle

La pagina di un diario può legittimamente contenere una frase come “oggi sono molto felice” – ma essa non è che una mera informazione. Una pagina di narrativa deve invece compiere uno sforzo ulteriore, far partecipare il lettore a quella esperienza di gioia, far sì che, in qualche modo, la senta propria. In questo video sul dialogo cinematografico viene presentata la breve scena di apertura di Dan in real life – una scena, paradossalmente, senza parlato:

Scomponiamo la scena.

Il protagonista:

  • si gira sul letto e si sveglia
  • muove un braccio come ad abbracciare qualcuno
  • si rende conto che non c’è nessuno
  • ne prende atto, ma non ne è affatto sorpreso (è qualcosa che aveva evidentemente dimenticato nel sonno ma di cui ha recuperato contezza immediatamente)
  • emette un sospiro rassegnato, guarda nel vuoto immerso in un pensiero (sta rievocando qualcosa?)
  • accarezza la parte disabitata del letto
  • il campo si allarga mostrando il letto pieno di carte e oggetti, a sottolineare che la situazione non è occasionale ma che quello spazio è disabitato abitualmente
  • nel proseguimento della scena (non presente nel filmato), Dan si alza, si dà un incoraggiamento e inizia la giornata forzandosi in quella che appare come una nuova necessaria consuetudine.

Dan, scopriremo poco oltre, è vedovo da poco – ma le comunicazioni essenziali sul suo stato d’animo (tristezza, spaesamento, lutto, dolore, rassegnazione, spirito di sacrificio…) sono state già tutte espresse. Una voce fuori campo che dicesse “Dan, vedovo da poco, non è riuscito a superare la perdita della moglie” sarebbe senz’altro informativa ma avrebbe ben altro effetto sullo spettatore.

Il video appena citato offre diversi esempi di comunicazioni conferite allo spettatore in modo più o meno esplicito o diretto: dai dialoghi apparentemente fuori contesto di Tarantino ai terribili “spiegoni”:

Anche se il maestro del genere è Sorkin, come dimostrato nella scomposizione della scena di apertura di The Social Network (al minuto 3:27):

Ovviamente gran parte di ciò è artificio. Ma è anche vero che per rendere autenticamente un contenuto affettivo non possiamo non esplorare il nostro vissuto affettivo, non interrogarci su come quel vissuto si esprima e si declini nell’esperienza umana (anche quotidiana). Paradossalmente nella pagina di diario, trasmettendo l’informazione nella maniera apparentemente più diretta e autentica possibile, non ci stiamo realmente coinvolgendo in essa.

Data la complessità del tema, la declinazione secondo il medium in questo caso sarà piuttosto diversa.

Scrittura

Prendete un dado e selezionate casualmente un sentimento (A):

  1. gioia
  2. tristezza
  3. nostalgia
  4. impazienza
  5. rabbia
  6. desiderio

Fate lo stesso per un’azione (B):

  1. sta lavando i piatti
  2. porta a spasso il cane
  3. è fermo nel traffico
  4. fa jogging
  5. sta studiando
  6. si sta lavando i denti

Il compito consiste nel raccontare la storia di un personaggio che, mentre esegue l’azione B, sta provando il sentimento A, senza mai citare il sentimento in oggetto: esso dovrà essere rappresentato attraverso le sue azioni, le sue reazioni, i suoi pensieri collaterali.

Fotografia

Per la fotografia l’applicazione del tema è inattuale giacché la rappresentazione indiretta di uno stato d’animo è uno dei tratti, direi, strutturali di questa forma di espressione. Lavoreremo allora con il principio dell’assenza in altro modo, ovvero con la selezione di cosa è e di cosa non è nell’inquadratura. Propongo in questo caso tre livelli di difficoltà, da decidere ad libitum:

Sipario

Come nelle immagini in cui parte del contenuto è “coperto”:

Saul Leiter

James Minchin III (Mad Men backstage)

Spazio negativo

Come nelle immagini in cui parte dello spazio è “vuoto”:

Fan Ho

Arnold Newman (Igor Stravinski)

Fuori campo

Come nelle immagini in cui una parte rilevante dell’immagine non è inquadrata:

Pete Souza

Josef Koudelka (Praga, 1968)

Ci vediamo a marzo, buon lavoro.