Strada
Sulla strada non ci si può “perdere”. La strada non è un paesaggio, è un percorso. E’ una linea che si snoda e va da qualche parte.
Certo, la direzione può essere sbagliata. Se voglio andare a Reggio Calabria e prendo la strada per Milano sbaglio strada. Però non mi “perdo” come potrei farlo in un paesaggio nel quale vago senza traccia. Semplicemente… sbaglio. Sto sbagliando. La strada può portare alla “perdizione”, ma finchè ci si è in mezzo si marcia, si avanza. Si sbaglia ma non ci si perde.
Al massimo si può “sbandare”, cioè uscire di “banda”, sbattere contro i limiti, il guard rail. E toccare il limite è esperienza traumatica perchè interrompe il tragitto. Il limite della strada non è in lunghezza, ma in larghezza. Il limite non sta davanti, in un orizzonte che lo sguardo mai raggiunge. Il limite ci sta accanto, ci accompagna, a volte ci custodisce [Continua »]
di Cecilia Greco
Cari Bombers, è stato pubblicato sul sito il nuovo numero della e-zine di BombaCarta: il numero 74 di Gas-o-line.
Peaceful Warrior è un film vittima di alcune stranezze e, pur essendo tratto da una storia vera, non è esente da stereotipi un po’ triti (il vecchio maestro saggio che sa tutto e che compare come un deus ex machina). Cionondimeno, alcune scene mi hanno sorpreso e mi portano ad alcune considerazioni.
Nelle prime pagine de L’insostenibile leggerezza dell’essere Milan Kundera scrive: “L’opposizione pesante-leggero è la più misteriosa e la più ambigua tra tutte le opposizioni”. Quale scegliere, si chiede subito dopo l’Autore? Quale privilegiare? La pesantezza che schiaccia o la leggerezza che invece libera? A dare “densità” all’uno e l’altro dei due termini dell’opposizione, è un altro “elemento”: è il tempo. Solo il tempo (e la memoria del tempo passato) dà pesantezza alla pesantezza. Solo la cancellazione del tempo, solo l’ignoranza, solo l’oblio sottrae, alleggerisce, dà leggerezza. Più ancora che l’opposizione leggerezza-pesantezza, sotto l’opposizione leggerezza-pesantezza, lavora dunque un’altra e più misteriosa opposizione: quella tra memoria e oblio. Tutta l’opera di Kundera non è che una riflessione continua (“una interrogazione meditativa” come la definisce lo stesso Autore ne L’arte del romanzo) su una costellazione di opposizioni: forza-debolezza, pudore-impudicizia, fedeltà-tradimento,
Intervista di Rossana Mitolo al critico d’arte Vito Caiati.