L’acchito

L'acchitto, di Pietro Grossi
Nella Poesia Epica l’irlandese Patrick Kavanagh conclude la sua riflessione su localismo e universalità di un tema evocando nientemeno che il fantasma di Omero il quale per fugare ogni suo dubbio afferma testualmente “io in fondo ho fatto di un bisticcio locale un Iliade”. Come può risultarci utile questa citazione? Procediamo con ordine, anzi: ricominciamo. In queste ultime settimane riferendosi dell’ultimo romanzo di Pietro Grossi “L’acchito” (Editrice Sellerio), molti recensori hanno rispolverato la desueta e a volte ostentatamente schifata categoria di epica, giustapponendole, bontà loro, inevitabili cautele in forma di aggettivo del tipo “locale, minimale” e via dicendo. Proviamo allora a sfogliare l’Acchito, seconda opera pubblicata da Sellerio che già aveva dato alle stampe la precedente raccolta di Grossi, quel “Pugni” che arrivò lo scorso anno addirittura in finale allo Strega.
La situazione di questo romanzo è [Continua »]
Mark Rothko (1903-70) è tra le figure più note e amate dell’arte contemporanea. Nella sua produzione matura egli ha abbracciato in modo esclusivo la forza emotiva della luce e del colore.
Ogni giorno percorrevo la stessa strada, penso di aver inventato il navigator incorporato con qualche decennio di antecedenza e senza alcun brevetto fonte di guadagno.
Nel cinquantenario della pubblicazione di On the road, BombaCarta, “associazione di riflessione creativa”, e la Casa delle Letterature hanno organizzato il 18 dicembre a Roma un omaggio a Jack Kerouac. Oltre a laboratori di scrittura, letture e proiezioni video, un convegno, intitolato “L’altro Kerouac”, ha proposto un profilo a tutto tondo dello scrittore americano, la cui immagine è sclerotizzata nello stereotipo dell’artista ribelle, gaudente e trasgressivo. Ecco un’intervista ad Antonio Spadaro che è intervenuto al convegno come relatore apparsa su L’Osservatore Romano (18 dicembre 2007)
«Dio, devo vedere il tuo volto questa mattina, il Tuo Volto attraverso i vetri polverosi della finestra, fra il vapore e il furore; devo sentire la tua voce sopra il clangore della metropoli. Sono stanco, Dio. Non riesco a scorgere il tuo volto in questa storia» (1): è la preghiera dello scrittore Jack Kerouac ventiseienne. Riecheggiano le parole del Salmo: «Non nascondermi il tuo volto…», che ritorneranno ancora, in interviste e saggi. Così dieci anni dopo: «Cosa sta cercando? mi chiedevano. Rispondevo che aspettavo che Dio mi rivelasse il suo volto» (2).