L’osso di Dio

Intervista di Rossana Mitolo a Cristina Zagaria

Copertina de "L'osso di Dio"

Copertina de "L'osso di Dio"

Per la prima volta un caso di lupara bianca si risolve con il ritrovamento di qualcosa dello scomparso. Certo, poca cosa, se a ritrovarsi è stato soltanto un osso. Una clavicola, per la precisione; è la clavicola del giovane Santo Panzanella, ucciso dalla ‘ndrangheta per aver avuto una relazione con la moglie di un boss. Dopo la sua sparizione, la madre, Angela Donato, femmina di mafia nella giovinezza, tira fuori gli artigli per mettere con le spalle al muro gli assassini del figlio. Al termine di quattro anni di estenuanti ricerche, di appostamenti, di notti di dolore e di travestimenti, la donna chiede aiuto alla polizia, decidendo di svelare molti dei segreti della mafia locale. Finalmente, i colpevoli sono individuati. Del corpo di Santo, trovata almeno una traccia. Alla mamma del ragazzo, soltanto un po’ di pace. A raccontare la storia di Angela Donato e della ‘ndrangheta calabrese, la giovane giornalista Cristina Zagaria ne L’osso di Dio (Dario Flaccovio Editore), un libro a metà tra cronaca e romanzo in cui, con determinazione e discrezione, l’autrice scandaglia cuori e ragioni di uomini protagonisti di realtà dai tratti spesso raccapriccianti.

Cosa ti ha spinto a raccontare questa storia, la malia esercitata dalla personalità complessa di Angela o l’urgenza di gettare luce su alcuni degli aspetti più agghiaccianti della ‘ndrangheta calabrese?

La ‘ndrangheta è una mafia tanto potente quanto silenziosa. Se ne parla pochissimo sui giornali, in tv, nei libri. Il primo richiamo perciò è stato, indubbiamente, quello della Calabria. In quella terra, poi, c’è stato l’incontro con Angela Donato e la sua vita “pazzesca”, che mi ha affascinato, appassionato e mi ha portato dentro il mondo della ‘ndrangheta, nella sua più semplice quotidianità; con i volti, i riti, la mentalità, che spesso sfuggono a chi è “forestiero”. [Continua »]


Viaggio attraverso l’Eneide VII

Dopo aver sepolto la nutrice Caieta sul lido, ove poi sorgerà la città omonima, i Troiani riprendono il mare ed Enea con la flotta si dirige verso settentrione, costeggiando il litorale dominato dal monte Circello, ove Circe tesse e canta circondata dagli animali in cui ella ha trasmutato gli eroi già suoi ospiti. Sul far dell’aurora, il vento diminuisce tanto che bisogna procedere a forza di remi. Ed ecco che sulla costa appaiono dei folti boschi attraversati da  un fiume dalle bionde acque che poi si getta nel mare. Enea allora entra in quella foce con la sua flotta. [Continua »]


BombaMag n. 3

È online il terzo numero di BombaMag, la e-zine sulla vita delle associazioni di BombaCarta. Fra le altre cose, ampio spazio è dedicato al racconto di BombaCarta Romania sui giorni trascorsi a Roma in occasione della prima Officina dell’anno. Buona lettura!

Con l’occasione la Redazione fa a tutti i migliori auguri di Buon Anno!



Viaggio attraverso l’Eneide VI

Il sesto libro si apre con le lacrime di Enea per Palinuro scomparso in mare. Fin dall’inizio si impone alla nostra attenzione il tema della morte che sarà centrale in questo libro.
La flotta troiana approda presso Cuma, vicino l’antro della Sibilla, la profetessa ispirata da Apollo. [Continua »]


Natale diffuso e convergente

Ogni Vita Converge verso un Centro
Espresso – o Tacito –
Esiste in ogni Natura Umana
una Meta –

Ch’essa stessa ammette a mala pena – forse
Troppo bella
Per l’audace Credibilità rischiare.

Adorata con cautela – come un Fragile Cielo –
Raggiungerla
Sarebbe senza speranza, come la Veste dell’Arcobaleno
Toccare –

Eppure per chi persevera – è più sicura – quanto Distante.
Come alto –
alla lenta diligenza dei Santi –
Il Cielo –

Non guadagnato – forse – dalla povera Impresa di una Vita –
Ma poi –
l’Eternità rende possibile lo slancio
Di nuovo.
Emily Dickinson
(traduzione mia)

Sotto le apparenze di un neonato tra le braccia della Madre, Tu sei penetrato nella mia anima. Ed ecco ripetendo e prolungando in me il cerchio della tua crescita, la tua umanità palestinese si è via via espansa in tutte le direzioni, quale un’iride dalle innumerevoli sfumature per cui la tua Presenza, senza nulla distruggere, impregnava animandola ogni altra presenza attorno a me… E tutto ciò perché, in un Universo che mi si rivelava in stato di convergenza, Tu avevi preso la posizione chiave del Centro totale in cui tutto si raccoglie… Fantastico sciame di corpuscoli che – cadendo come la neve dalle profondità dell’ Infinitamente Diffuso ci riporta nel suo turbine…
Pierre Teilhard de Chardin


Si sta come a Natale…

Ventuno storie di Natale scritte da vibrisselibraie e vibrisselibrai

Quella del Racconto di Natale è una tradizione pericolosa. Ci si sono cimentati, e magari divertiti, molti Grandi Scrittori: da Christian Andersen, Charles Dickens e Lev Tolstoj fino a – tanto per stare a casa nostra – Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Dino Buzzati, Italo Calvino. Senza contare le Poesie di Natale: ci hanno provato, tanto per dire, Guido Gozzano (la famigerata «Il campanile scocca / lentamente le sei», e le sette, le otto, le nove, eccetera), Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti.

Peraltro, è difficile immunizzarsi dal Natale. Perfino chi cerca di ignorarlo snobisticamente (ad esempio incontrandoti per la strada e dicendoti gaio: «Buon solstizio!») o chi, per le sue ragioni che non discutiamo, arriva addirittura a detestarlo, finisce con il confermarne la centralità nel nostro sistema cronologico, familiare, economico, affettivo, gastronomico, religioso («È la dialettica, baby»).

Non sarà un caso se i Pronto Soccorso degli ospedali e i centralini di Telefono Amico sono intasati, il giorno di Natale, dalle richieste di conforto di persone sole e depresse. Perché col Natale bisogna farci i conti: non si può semplicemente decidere di farne a meno.

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