Il fiore è il nostro segno

Il fiore è il nostro segno, scriveva il poeta William Carlos Williams.
Lo ripetiamo anche noi: il fiore è il segno di ogni vita umana.
Il fiore è perché sboccia, perché si dischiude.
Non è tale finché non si offre. C’è da meditare sui fiori nei campi e nei parti che vedremo quest’estate.
La poesia, l’arte è un fiore. No, non si tratta di una bella immagine, dolce e commovente.
Il fiore è una cosa seria.
Se l’opera d’arte non sboccia, se non si dispiega, se non si offre, avendo come riferimento un tu, allora marcisce in se stessa, si scurisce, puzza.
Se l’opera mostra mostri i suoi colori e le sue forme, allora significa che ha avuto radici fonde in un terreno fertile e che vive in un orizzonte di apertura.
L’arte è offerta, prima ancora che conquista.
Scriveva Ungaretti:

Tra un fiore colto e l’altro donato
l’inesprimibile nulla

E di ciò che è perché si dona, altrimenti non sarebbe, si deve aver cura.

È tutto qui l’augurio per l’estate, in questa poesia di Raymond Carver dal titolo Abbi cura:

Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose
reggendole vicino al fiore per non
pungersi le dita. Con l’altra mano taglia, si ferma e
poi taglia ancora, più sola al mondo
di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà
lo sguardo, non subito. È sola
con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non
a dire. So bene come si chiamano quei cespugli
regalatici per le nostre recenti nozze: Ama, Onora e Abbi Cura…
è quest’ultima rosa che lei all’improvviso mi porge, dopo
essere entrata in casa tra uno sguardo e l’altro. Affondo
il naso in essa, ne aspiro la dolcezza, la lascio indugiare – profumo
di promessa, di tesoro. Le reggo il polso per avvicinarla ancora,
i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro
quel che avverrà: moglie, finché posso, finché il mio fiato, un petalo
affannato dietro l’altro, riesce ancora a raggiungerla.

Se la poesia e l’arte vivono sotto il segno del fiore, allora sono sempre profumo di promessa.