The Crash of 1929… 2009?

“Cadere”: un verbo che forse definisce l’uomo, più di tanti altri! Ecco allora due parole su una “caduta” che ha fatto veramente male: the Crash of 1929. Nella seconda metà degli Anni Venti, il mercato azionario negli USA attraversò un periodo di rapida espansione, raggiungendo il massimo verso l’agosto del 1929. I prezzi cominciarono a scendere nella prima parte di ottobre, ma la speculazione continuò. Il 18 ottobre la Borsa cominciò a precipitare. Il primo giorno di vero panico, il 24 ottobre, è passato alla storia come il “giovedì nero”: quel giorno 12.894.650 azioni passarono di mano. Anche se alcune delle principali banche e società di investimento acquistarono grossi quantitativi di azioni nel tentativo di sedare il panico, i loro sforzi si rivelarono vani. Il panico scoppiò nuovamente il “lunedì nero”; il “martedì nero” (29 ottobre) ben 16 milioni di azioni furono scambiati, e i prezzi del mercato azionario crollarono definitivamente. Ecco verificarsi il grande Crash del 1929 (“crash”  = abbattersi con fracasso; schiantarsi; precipitare).

Le ragioni del collasso furono molteplici e complesse. Fra quelle più ovvie ci sono la rampante speculazione, la proliferazione di compagnie e fondi di investimento (che per loro intrinseca natura creano debito) e una moltitudine di ingenti prestiti bancari che non furono liquidati. Il Crash del ‘29 portò alla Grande Depressione, che durò dal 1929 al 1939: la più lunga e severa depressione che il mondo occidentale abbia mai sperimetato. Nei tre anni dopo il crollo del ‘29, i prezzi delle azioni continuarono a precipitare nella Borsa di New York, tanto che nel 1932 erano scesi al 20% del loro valore del 1929. Oltre che ridurre al lastrico i singoli investitori, le banche furono duramente colpite, specialmente quelle che avevano investito in azioni: nel 1933 oltre 11 mila delle 25 mila banche che operavano in USA erano fallite. Il fallimento di così tante banche, abbinato a una generalizzata caduta di fiducia, portò a un crollo della spesa e della domanda e quindi della produzione, aggravando la spirale negativa. Il risultato fu una drastica riduzione della produzione e un drammatico aumento della disoccupazione; nel 1932 la produzione industriale degli USA era crollata del 54% e fra i 12 e i 15 milioni erano senza lavoro, ossia circa il 25-30% della forza lavoro.

John Steinbeck

John Steinbeck

La Grande Depressione si propagò ben presto in tutto il mondo. E come ben sappiamo, fu necessaria una guerra mondiale per uscirne. Le analogie con la crisi di oggi sono tante anche se di natura diversa. Paura di perdere quello che abbiamo… suicidi per lavoro perso… la nostra sicurezza nasce dalle cose e mai da quello che abbiamo dentro. È questa infatti, se ci pensiamo bene, la lezione del Grapes of Wrath di Steinbeck, scritto nel 1939… 10 anni dopo il Crash.

«At least in part, the Great Depression was caused by underlying weaknesses and imbalances within the U.S. economy that had been obscured by the boom psychology and speculative euphoria of the 1920s. The Depression exposed those weaknesses, as it did the inability of the nation’s political and financial institutions to cope with the vicious downward economic cycle that had set in by 1930. Prior to the Great Depression, governments traditionally took little or no action in times of business downturn, relying instead on impersonal market forces to achieve the necessary economic correction. But market forces alone proved unable to achieve the desired recovery in the early years of the Great Depression, and this painful discovery eventually inspired some fundamental changes in the United States’ economic structure. After the Great Depression, government action, whether in the form of taxation, industrial regulation, public works, social insurance, social-welfare services, or deficit spending, came to assume a principal role in ensuring economic stability in most industrial nations with market economies».