Il Re Leone, ovvero diventare ciò che si è
Film: IL RE LEONE
di Roger Allers e Rob Minkoff, USA 1994, prod.Walt Disney, 88 minuti, animazione
Il famoso e fortunato 32° lungometraggio della Walt Disney è un altro film che si presta in modo efficace per l’insegnamento di alcuni argomenti all’interno di un corso di religione cattolica per le scuole superiori. In particolare, il nucleo tematico che qui intendo evidenziare è quello della crisi di identità e dell’amore inteso come relazione che permette e garantisce la fedeltà a se stessi.
Il primo aspetto, la crisi d’identità del protagonista, è un tema che riguarda da vicino gli adolescenti, i ragazzi studenti delle classi superiori i quali, quando comincio a parlare del Re leone, fanno subito cenno di averlo visto e rivisto (soprattutto quando erano un po’ più giovani d’età) e di conoscerlo bene, anche grazie all’accattivante colonna sonora. È un particolare, questo della conoscenza del film da parte dei ragazzi, molto utile ai fini didattici: si può discutere di questo film anche senza mostrarlo, totalmente o parzialmente, proprio perché si parla di qualcosa che i ragazzi “posseggono” e all’interno del quale si muovono tranquillamente, a proprio agio. Raccontiamone quindi, in modo sintetico, la trama e, nello stesso tempo, vediamone gli aspetti più interessanti. [Continua »]
Sarà perché stiamo pensando tanto ai colori.
Venerdì sera, 24 Novembre, il PalaCalafiore di Reggio Calabria ha ospitato il tanto atteso Benigni-show, lo spettacolo dal titolo “Tutto Dante” dell’illustre comico fiorentino, che ha letteralmente stregato il pubblico di Reggio Calabria.



Anche in Sensation di Andrew Rutt il rosso si autocomunica: il potere di Giulio II, l’adorazione di Maria, l’interno della National Gallery – dove il colore si fa simbolo di rappresentanza e autorevolezza – sono presenze tangibili e avvolgenti. L’onda vitale del rosso investe lo spettatore a tal punto da portarlo a riconoscere il limite, il vulnus, la propria incompiutezza. Il rosso, per la sua caratteristica intrinseca di dare forma all’eccesso, spinge paradossalmente fino alla soglia, accompagna alla frontiera.
Chi questa soglia non vuole accettarla è l’artista viennese Hermann Nitsch. Le Azioni del suo Teatro delle orge e dei misteri vogliono farsi artefici di rigenerazioni e catarsi, rappresentando il sacrificio inteso come dionisiaco annullamento di sè. Il rosso in questo caso è il colore del sangue e delle interiora di animali squartati.