Quello che la letteratura ditta dentro

un piccolo assaggio della mia tesi di specializzazione interamente dedicata all’esperienza della letteratura 

Soli a combattere coi libri. Un’introduzione.

Starei a meraviglia se ci fosse una moratoria di cento anni sulle chiacchiere letterarie, se si chiudessero tutti i dipartimenti di letteratura e le riviste di libri, e si bandissero i critici. I lettori sarebbero soli coi libri, e chi osasse dire alcunché sui libri sarebbe arrestato o fucilato sul posto. Sì, fucilato. Una moratoria di cento anni sull’insopportabile chiacchiera letteraria. La gente dovrebbe essere lasciata sola a combattere con in libri e riscoprire cosa sono e cosa non sono. Tutto il resto sono chiacchiere. Chiacchiere senza senso. Quando si fanno generalizzazioni si entra in un mondo completamente diverso da quello della letteratura, e non ci sono ponti fra i due.

Così rispondeva Philip Roth all’intervistatore del Guardian il 14 dicembre del 2005 e da qui noi prendiamo le mosse di questo nostro lavoro. Cercheremo di focalizzare la nostra attenzione su uno dei possibili metodi per questa lotta coi libri ipotizzata da Roth, lotta che iconicamente vogliamo affiancare a quella di Giacobbe con l’angelo, figura che evoca e apre quella scia di senso che vogliamo seguire sin da quest’introduzione.
La struttura diadica è omologa: da una parte l’uomo che lotta con l’angelo, dall’altro il lettore col testo con cui ha scelto di confrontarsi. Giacobbe lotta in vista di un fine, lo stesso il lettore consapevole. Lotta, pagina dopo pagina con quel manufatto di carta e parole, lotta per trovare un senso al suo agire.


Tendenze della letteratura italiana (appunti)

1) Settanta – Descrivere il panorama della narrativa italiana degli ultimi anni è compito abbastanza arduo. Tuttavia è possibile stabilire approssimativamente un punto di svolta simbolico tra un “prima” e un “dopo”: il 1980. Gli anni Settanta erano stati caratterizzati dal predominio del politico e del sociale e la letteratura era stata considerata come elemento pre-rivoluzionario dell'”impegno” militante e anti-elitario (Porci con le ali, Cani sciolti, Vogliamo tutto,…) oppure come praticamente inutile e “borghese” perdita di tempo (Pasolini metteva in guardia!). Uno degli effetti fu il prevalere della produzione saggistica su quella narrativa. Semmai vengono riscoperti, postumi, alcuni autori di valore (Saba, Satta, Morselli) e nel ’74-’75 affiorano le scritture contro-tendenza di Morante, Volponi e D’Arrigo.

2) Ottanta – Gli anni Ottanta sono gli anni del “riflusso” sul piano culturale, sociale e anche letterario. Il 1979 si chiudeva con la pubblicazione di Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino. Il 1980 è l’anno della pubblicazione del primo romanzo “postmoderno” italiano, Il nome della rosa di Umberto Eco e del romanzo generazionale Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli. [Continua »]


Un sito per il poeta Lorenzo Calogero

fonte: www.lorenzocalogero.it

Lorenzo Giovanni Antonio Calogero nasce il 28 maggio 1910 nel piccolo centro di Melicuccà, in provincia di Reggio Calabria, da famiglia “possidente”, il padre Michelangelo figlio di notaio e la madre Maria Giuseppa Cardone, nativa di Bagnara Calabra (pochi chilometri da Melicuccà) figlia di farmacista.

Lorenzo Calogero

Ritratto

Lorenzo è il terzo di sei fratelli. Il paese natale resterà luogo di riferimento affettivo e rifugio del poeta legato essenzialmente alla figura della madre. Lorenzo inizia le scuole elementari a Melicuccà e li conclude a Bagnara, dove vive presso gli zii materni.

Nel 1922 la famiglia Calogero si trasferisce a Reggio Calabria, dove Lorenzo frequenta prima l’Istituto Tecnico, poi cambia corso di studi conseguendo la maturità scientifica. [Continua »]


Connessioni. Nuove forme della cultura al tempo di internet

È appena uscito il nuovo libro di Antonio Spadaro.

Connessioni, Antonio Spadaro“Il libro incita a riflettere sulla fenomenologia dell’incontro in Internet, in quanto luogo frequentato da milioni di persone ogni giorno, spazio che nessuno possiede e che favorisce le connessioni. Tale luogo è diventato un ambiente culturale ed educativo frequentato da milioni di persone, credenti e non, e rappresenta per la Chiesa una formidabile opportunità di comunicazione perché consente di moltiplicare le connessioni sia come collegamenti personali sia per la costituzione di nuove forme di aggregazione sociale”. dalla prefazione di Xavier Debanne

L’inarrestabile sviluppo dell’informatica sta trasformando in profondità il nostro modo di vivere e di comunicare. Una serie di nuovi termini si aggiungono al vocabolario: editoria digitale, biblioteca virtuale, blog, wikipedia, podcasting, web-zine solo per citarne alcuni. Ognuno di essi si presenta come un insieme, affascinante e ambiguo, di opportunità conoscitive e comunicative che sta cambiando radicalmente il volto della cultura.
Sta nascendo un nuovo modo di imparare, di trasmettere e di rielaborare il sapere. Tutto ciò si riflette immancabilmente anche su quella parte fondamentale della cultura che è l’esperienza religiosa e la riflessione teologica.
Da qui la necessità di una mappa per conoscere i cambiamenti in atto e per imparare a valutarne potenzialità e limiti. Con tale intento l’autore, «navigatore» esperto del mondo multimediale, compie una rassegna ragionata e critica di tutte le principali innovazioni introdotte dal digitale, senza dimenticare il collegamento con il meglio di quanto la tradizione da cui proveniamo ha saputo elaborare.

Qui tutte le notizie.


Letteratura: servizio, fantasia, mistero

I Convegni organizzati dall’Associazione Pietre di scarto sembrano avere una vocazione precisa: toccare i nervi sensibili della letteratura, compiere sondaggi e perlustrazioni in terre poco frequentate, quelle delle grandi domande, delle questioni di fondo: la gente si chiede quale libro leggere e gli amici di Pietre di scarto si chiedono a che cosa serve la letteratura; la gente crede che la letteratura sia un pianeta fantastico distante dall avita ordinaria e reale e loro dicono che la fantasia è un modo di rapportarsi alla realtà; la gente crede al mestiere della letteratura e ai suoi prodotti best-sellers e loro parlano del mistero della letteratura.
Ma andiamo con ordine, riprendendo le fila di un discorso tutto in evoluzione dinamica e che non mancherà di riservare sorprese. Comincerò raccontandovi un’esperienza. [Continua »]


Il mistero di scrivere

Il Convegno IL MISTERO DI SCRIVERE che si è svolto a Reggio Calabria nei giorni 24-25-26 febbraio, per iniziativa dell’Associazione “Pietre di scarto” federata a BombaCarta, con il contributo del CIDI di Reggio e della Fondazione “R.Misasi”, è stata un’esperienza così ricca ed importante che mi pare opportuno darne informazione a tutti, soprattutto nella speranza di indurre ad ascoltare la registrazione di tutti gli interventi ormai on line, grazie ad Antonio Spadaro e a Cristiano Gaston. Naturalmente qui potrò solo mettere in evidenza poche considerazioni, quelle che più mi hanno colpito, poi si potranno ascoltare le registrazioni o leggere gli atti.

Il primo intervento è stato quello di Antonio Spadaro, che ha cercato di rispondere a due interessanti domande: che cosa c’è di misterioso nello scrivere? L’ispirazione che cos’è? Prendendo spunto da uno (per noi) sconosciuto poeta contemporaneo polacco, Adam Zagajewskj (nei cui confronti ci ha così destato molta curiosità e voglia) ha sgombrato il campo dalle banali connessioni dell’ispirazione con la pura emozione o con il sentimento e l’ha definita una forma di conoscenza più ardente e attenta, una conoscenza “più calda” del mondo, che ci porta ad esplorare l’abisso del vivere. L’ispirazione ci permette di guardare questo “gorgo oscuro” con angoscia (come ha fatto per lo più la poesia del Novecento), ma anche con meraviglia, con un incantato stupore che ci riporta ad essere contemporanei della creazione. [Continua »]


Come si fa a prendere una decisione?

Ogni scelta della vita può essere un’opportunità o un pericolo (in giapponese si usa lo stesso ideogramma per esprimere entrambe le situazioni). Anzi: forse ogni vera opportunità contiene in sé un pericolo, o almeno un rischio.

Ogni volta che scegliamo qualcosa di importante (anche se con tremore o esitazione), alla fine ci sentiamo confermati nel fatto che la nostra vita è veramente nostra, nel bene e nel male. Prendiamo contatto con la nostra vita. Chi non sceglie, chi va dove lo porta il cuore come una canna al vento, chi si fa avvolgere dalle spire rassicuranti e calde del dubbio scettico, alla fine sentirà la propria vita come “qualcosa” che non gli appartiene, che gli scorre accanto senza lambirlo…

Per questo ogni buon romanzo, ogni buona storia è fatta di decisioni, di scelte. Un personaggio che non sceglie mai nulla è noioso, e la sua storia piatta: comunica una sensazione di inutilità, di mancanza di qualità. Ogni scelta libera, è capace, nel bene e nel male, di cambiare il corso degli eventi, di dare un senso, di aprire prospettive. Leggere storie può voler dire anche imparare a capire quali decisioni prende un personaggio e da questo intuire cosa vuole veramente dalla sua vita. Ecco una buona domanda che ci si può porre leggendo la storia di un personaggio: che cosa decide? le vicende che vive lo provocano a scegliere qualcosa? cosa vuole dalla sua vita?

Ma come si fa prendere una decisione?

La capacità di decidere non è affatto cosa da poco. Per prendere buone decisioni occorre imparare a leggere in quale direzione ci spingono i nostri desideri profondi. Dove ci conducono i nostri desideri? Possiamo immaginare le decisioni che abbiamo prese fino ad oggi come una serie di puntini: se li uniamo con una linea possiamo comprendere la direzione nella quale stiamo andando, l’orientamento della nostra vita, il desiderio che la anima.

Certo, nella vita entrano a far parte elementi incontrollabili: la nostra vita trascende e supera ogni nostra scelta e ogni nostra previsione. E questo è bene, e ci fa comprendere come la scelta è tutt’altra cosa rispetto alla programmazione. Scegliere non significa affatto programmare, organizzare.

Scegliere significa invece essere aperti all’esperienza, essere curiosi di vedere “come va a finire”, accogliendo con fiducia la sfida di essere al mondo. Per questo si dice “essere davanti a” una scelta. La scelta è qualcosa che “ci sta davanti”, ha che fare col mondo e ci mette in relazione con esso. Chi non sceglie non è veramente “venuto al mondo”.

Ma spesso la nostra vita interiore è un caos, un magma di sentimenti e desideri opposti. Spesso sappiamo di volere una cosa e invece facciamo una cosa diversa o addirittura opposta. A volte ciò che crediamo di desiderare veramente ci eccita all’inizio, ma alla fine ci lascia vuoti, aridi. A volte ci rendiamo conto che desideriamo veramente e ci dà veramente gioia ciò che non avremmo mai pensato di desiderare. A volte non sappiamo ciò che vogliamo veramente. Allora a decidere si impara, anche per tentativi ed errori…

Stamattina sono diviso
tra la responsabilità verso
me stesso, il dovere
verso il mio editore, e la spinta
che io provo verso il fiume
sotto casa. C’è il passaggio
invernale delle trote iridate,
ecco il problema. E’
quasi l’alba, la marea
è alta. Proprio mentre
questo piccolo dilemma
si presenta e il dibattito
continua, i pesci
stanno entrando nel fiume.
Ehi, vivrò, e sarò felice
qualsiasi cosa io decida.

(R. Carver, The Debate)

Scegliere liberamente significa aver imparato a riconoscere la trota iridata, conoscere con stupore ciò che si desidera veramente da questa vita.