La carne, la pelle e la nudità (da indossare)
Proprio al termine dell’Officina di sabato scorso è arrivato questo testo qui sotto citato, tratto da I 4 amori di C.S.Lewis, che ha fatto quasi esplodere una “bomba” (del resto a cosa servono le Officine di BombaCarta?). Si parlava di carne, pelle e tutto il resto e poi all’ultimo è toccata a me dire qualcosa e mi è venuto in mente che noi uomini abbiamo tre pelli: la pelle del corpo, i nostri vestiti e la nostra casa. Sono tre pelli che velan, svelano e ri-velano la nostra verità. Che ci separano dagli altri e al tempo stesso ci mettono in contatto con essi, perchè il tatto è un senso riflessivo: nel momento che il mio dito tocca qualcosa, quel qualcosa tocca il mio dito; toccando sono toccato; ogni tatto è un con-tatto. Insomma si parlava di tutto questo ed è arrivato questo testo che, era inevitabile, ha fatto discutere. Subito qualcuno al termine della lettura ha preso posizione contraria a quella di Lewis, sostenendo che quello che Lewis afferma non è un fatto “naturale” ma culturale, frutto di mere convenzioni sociali. Ai posteri, cioè a voi lettori, l’ardua sentenza…
“Non è forse vero che, quando siamo nudi, riveliamo la parte vera di noi stessi? In un certo senso, no. La parola naked (“nudo”) era in origine un participio passato; l’uomo nudo era l’uomo che aveva subito il processo di denudazione, vale a dire di sbucciamento, o di pelatura (il verbo era usato in riferimento a noci e frutta). Fin dai tempi più remoti, l’uomo nudo è apparso ai nostri progenitori non come l’uomo naturale, ma come l’uomo innaturale; non come l’uomo che non si è vestito, ma come l’uomo che, per qualche ragione, è stato spogliato. Ed è un dato di fatto – chiunque potrà rendersene conto in un bagno pubblico maschile – che la nudità mette in risalto la comune umanità, e smorza i fattori di individualità. In questo modo noi siamo “più noi stessi” quando siamo vestiti. Nel momento della nudità gli innamorati cessano di essere semplicemente John e Mary, per lasciare il posto all’uomo e alla donna universali. Si potrebbe dire che essi hanno indossato la nudità, come un manto cerimoniale o come un costume per una sciarada”. (da I 4 amori, di C.S.Lewis, p.97)
Quando Montag, protagonista del romanzo distopico

La maggiore difficoltà che uno scrittore potrebbe incontrare nella stesura di un romanzo è riuscire a disciplinare un libero pensiero in una forma o in una struttura ragionata e predisposta in modo tale che, tra contenuto ed espressione, ci sia perfetta reversibilità e congruenza. Forse per questo talvolta un autore, dopo avere ceduto fin dal titolo tutta la parola, o meglio la ‘voce’ agli eroi del suo romanzo, può ritenere legittimo far sentire la sua, dall’esterno della finzione narrativa, per evidenziare le sue personali posizioni ideologiche sulla letteratura in genere, o sui contenuti specifici della propria ‘fabula’, in particolare.
