di
Maurizio Cotrona -
pubblicato il 13 Febbraio 2011

Andrew Rutt: Nude Truth at the Biblioteca Angelica
Qualche settimana fa, in un mercatino del libro usato, mi sono trovato davanti agli occhi una bella edizione Einaudi de
L’urlo e il furore (titolo originale
The Sound and the Fury) dello statunitense William Faulkner e non mi sono fatto sfuggire l’occasione. Il libro mi era stato calorosamente raccomandato da almeno cinque persone diverse, tutti lettori duri del cui giudizio tendo a fidarmi.
Mi sono accostato alla lettura concedendo ampio credito a quello che mi si presentava come un classico a botta sicura.
Pagina dopo pagina, però, il credito è andato consumandosi fino a esaurirsi del tutto. Il libro non mi ha coinvolto in alcun modo: non uno spunto narrativo di interesse, non una descrizione memorabile, non un personaggio a cui affezionarmi. Continuavo ad imbattermi nelle voci dei fratelli Compson, Benjy, Quentin, Caddy e Dilsey, senza riuscire a distinguerli e in ogni foglio era come incontrarli per la prima volta.
Morale:
a pagina cinquanta ho mollato il libro. Solo un paio di anni fa l’autorevolezza del grande classico mi avrebbe trascinato in fondo al romanzo, il senso di colpa circa la mia inadeguatezza come lettore avrebbe prevalso sulla totale assenza di interesse… ma oggi non più.
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