Perché papà?

ScuolaPer ogni bambino arriva, inevitabilmente, il tempo dei perché. Arriva il momento in cui lo sgranare gli occhi non basta in più e si cercano le parole per descrivere quello che si è visto, per mettere insieme i pezzi. Allo stupore segue un desiderio di sistemazione. Di comprensione.

Mamma, io ho capito perché tu sei la mia mamma… ma papà perché è il mio papà?
Papà, ma perché porti un coccodrillo cucito sulla maglietta?
Papà, ma cosa significa “cosa significa”?

E per l’adulto cominciano i dolori. Il bambino accoglie con piena fiducia le parole dei genitori e il suo desiderio di ascolto pone con forza il tema dell’ “obbligo di risposta” che gli adulti hanno nei loro confronti, con le conseguenti responsabilità. Oppure no?

Nell’officina di sabato 18 dicembre p.v. sul tema rispondere, affronteremo questa e altre tematiche. Per arricchire la discussione chiedo ai naviganti uno sforzo di memoria. Ricordate domande impossibili, assurde, teologiche, spiazzanti, divertenti poste da bambini?
In caso di risposta affermativa, vi chiedo di scriverle nei commenti, specificando, se possibile, età e nome del domandante.