LMVDM

Di Gipi, Gian Alfonso Pacinotti all’anagrafe, avevo già letto il pluripremiato “Appunti per una storia di guerra” e “Questa è la stanza” (entrambi Coconino Press) e tanto era bastato per farmelo considerare il migliore della nuova generazione di autori di fumetti italiani. Un tratto personalissimo (una vignetta di GIPI la riconoscerei a 10km di distanza), un’incredibile immediatezza comunicativa, una magica capacità di fare disegni “maleducati” ma pienamente appaganti sul piano estetico. Tutte grandi qualità che avevo già riconosciuto, ma nessuna scintilla. Nessun brivido.

Finché, allegato a “l’Internazionale”, è arrivato “LMVDM – La Mia Vita Disegnata Male”, e la scintilla è scoccata. LMVDM ha fatto strike nella mia testa e quando leggo una cosa che fa strike non mi do pace finché non capisco perché. Perché? Cosa aveva in più questo fumetto rispetto ai precedenti? La risposta, udite, è arrivata dalla TV.

Gipi, ospite su La7 alla puntata de “Le invasione barbariche” del 5 dicembre 2008, a un certo punto spiega così a Daria Bignardi perché ha smesso di fare satira politica su “Cuore”:

“ho scoperto che, comunque, uno che è stato un qualunquista, stupido e apolitico per tutta la vita non è che a un certo punto può svegliarsi e dire hei, adesso io so come deve essere il mondo!, perché non avevo un’idea di società giusta. Avevo un sentore di società ingiusta e contro quella mi accanivo, ma mi mancava l’idea contraria, l’idea di bene, non l’avevo. […] Ero solo un cinico… e allora ho smesso. Le cose che stavo facendo. Era facile. Facevo solo rabbia.”

Questo stralcio dà conto di un passo avanti da gigante fatto dall’autore pisano. Un passo che molti dei suoi contemporanei – impegnati, alternativamente, in derive ideologiche o reprimende nichilistiche – non riescono neppure a sognare. GIPI non ha come obiettivo primario la critica alla società contemporanea o la mortificazione della razza umana: lui cerca di rivolgere l’occhio all’infuori e restituire il suo punto di vista con sincerità. Mica roba da poco.

LMVDM è la più classica storia di formazione, un lungo monologo disegnato sui faticosi percorsi dello sviluppo della personalità di un adolescente. Inferni da attraversare, rapporti tra i sessi, le amicizie, le dipendenze, la fantasia, la malattia, la ribellione, la galera. GIPI va avanti veloce, spinto dalla voglia di raccontare e – senza mai perdere di vista il senso della comunicazione con il lettore – ci dona momenti di assoluto genio narrativo in cui il medium fumetto è arte in senso pieno, perché si rende credibile come l’unico linguaggio possibile per raccontare quella determinata storia e mettere il lettore in contatto con quella determinata esperienza.

Soprattutto, LMVDM è la storia di uno sguardo che rischia di essere macchiato indelebilmente dal male che incontra per il mondo, ma che alla fine riesce a rimenare “trasparente”. Che poi è un modo per dire “libero”. E questo è esattamente ciò di cui attualmente, in Italia, avremmo più bisogno.

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