Il cimitero di Praga
Esiste una raccolta di brani di Frank Zappa, intitolata Have I offended someone?, pubblicata postuma nel 1997. Sfogliando le pagine del libretto, è possibile leggere un elenco di popolazioni, classi sociali e minoranze etniche e religiose, attaccate dal musicista durante la sua carriera. Il nome dell’antologia ha qualcosa in comune con questo libro di Umberto Eco, i cui i personaggi, immersi in un clima antisemita, finiscono in realtà per dare vita ad un romanzo caotico e confuso; l’attenzione del lettore viene concentrata non di rado su massoni, gesuiti, mazziniani o semplicemente rivoltosi. Ciò che lega gli eventi è il bisogno di individuare un nemico, che contribuisca a formare la coscienza dei popoli, prima ancora che si sia sviluppato forte e vivo l’attaccamento al colore della bandiera.
Occorre un nemico per dare al popolo una speranza. […] Il senso dell’identità si fonda sull’odio, sull’odio per chi non è identico. Bisogna coltivare l’odio come passione civile. Il nemico è l’amico dei popoli. Ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria. L’odio è la vera passione primordiale. […] L’odio riscalda il cuore. [Continua »]
Cum capsulam aperio quid mihi accidit? Video ante me corpus, “rem” inter alia. Sed cum incumbo ad eam aperiendam inter manus meas dilabitur: quam si aperiendam aspicio res rei capsula, iam non res ipsa fit. Quis tandem tynni capsulam aut expectatae epistulae involucrum attente intuitus est? Aperire significat transire, inire, se deferre ad absentiam facturam finem necessarium esse scire. Capsula continentiam “retinet” et me ut patefactionem degustare possim “retardat”. Muneris integumentum fingendum nobis est. Quod aperiendi cupidissimi sumus, studiosissimi quia integumentum id in inopinatum nobis mutat. Aperiendi gestu tegumentum pretium novum adipiscitur. “Aperitivum” ad inopinatum iucundius gustandum fit. Quare suam ipsam pulchritudinem sibi parat (pulchra involucra, ianuas exornatas, confecturas comptas…): quod quae continentur celebranda sunt. In aperiendo igitur res necopinata semper est, etiam si animo nostro quid nos intus exspectat fingimus.
“Io credo che la poesia sia soprattutto questo. In fondo, uno cerca di capire. La poesia è strettamente legata alla vita. È una risposta che noi diamo alle domande, alle sollecitazioni della vita. A volte non è una risposta ma è un’altra domanda: io mi sono accorta che molto spesso si ottengono più facilmente le soluzioni capovolgendo i termini. Noi crediamo di ricevere delle domande a cui dobbiamo rispondere. In realtà tutto è risposta intorno a noi, e noi dobbiamo formulare le giuste domande. Comunque, attraverso questo procedimento di domanda o risposta, io cercavo una conoscenza, e quindi uno dei miei capisaldi è stata la chiarezza, perché la conoscenza mira a raggiungere una sua interna chiarezza e a trasmettersi con chiarezza”. A scrivere queste parole è
Io vedo davanti a me un oggetto, una “cosa” tra le altre. Ma nel momento in cui mi rivolgo ad essa con l’idea di aprirla, mi sparisce tra le mani: nel momento in cui la guado con gli occhi di uno che vuole aprirla, la cosa diventa il contenitore di una cosa, non più una cosa in sé. Chi ha mai fatto caso a una scatoletta di tonno o alla busta che contiene una lettera attesa? Aprire significa sapere che è necessario andare oltre, andare dentro, rapportarsi a una assenza che sta per cessare di essere tale.

Mi sembra che molte riflessioni sulla poesia oggi si concentrino sulla sua funzione: civile, spirituale, morale e altro ancora. Io stesso ho affrontato questi temi in alcuni miei saggi, ma alla fine, quando i discorsi si complicano e si fanno sofisticati, avverto sempre come un bisogno impellente di tornare ingenuo. Qui vorrei quindi rigirare la questione e ricordare che la poesia è un «fatto», un semplice fatto nella vita di ogni uomo. La poesia non è innanzitutto una tecnica né il frutto di un’ispirazione. È tutto questo, si capisce, e molto altro. Ma è innanzitutto un semplice fatto nella vita delle persone umane, non un’ipotesi o una possibilità.