I materiali organici dei poeti

Mi sembra che molte riflessioni sulla poesia oggi si concentrino sulla sua funzione: civile, spirituale, morale e altro ancora. Io stesso ho affrontato questi temi in alcuni miei saggi, ma alla fine, quando i discorsi si complicano e si fanno sofisticati, avverto sempre come un bisogno impellente di tornare ingenuo. Qui vorrei quindi rigirare la questione e ricordare che la poesia è un «fatto», un semplice fatto nella vita di ogni uomo. La poesia non è innanzitutto una tecnica né il frutto di un’ispirazione. È tutto questo, si capisce, e molto altro. Ma è innanzitutto un semplice fatto nella vita delle persone umane, non un’ipotesi o una possibilità.

L’uomo ha iscritto nel suo essere l’espressione creativa che gli permette di usare le parole in maniera «strana», cioè singolare, non da referto medico. Ovviamente non intendo dire che ogni uomo è un poeta nel senso più classico del termine. Intendo far notare che l’esperienza poetica accomuna in radice tutti gli uomini in quanto tali, in quanto capaci di espressione linguistica.  Già dire «oggi è una bella giornata» è un gesto in radice poetico perché accosta un aggettivo a un sostantivo. Aggettivare una cosa è in radice un gesto creativo, e dunque poetico. Dimenticare questa osservazione tanto sbalorditiva quanto ovvia significa smarrire il senso dell’esperienza quotidiana, il modo umano di percepire il mondo.

La grande e dimenticata Margherita Guidacci in una sua bellissima riflessione dal titolo «Poesia come un albero» ci offre uno spunto di grande intensità. Lei, poetessa dal dettato intenso e chiaro, ci ricorda che la poesia «è qualcosa di organico, di vivo, qualcosa che ha un seme da cui poi spuntano delle radici, uno stelo, un fusto, delle foglie, un fiore e un frutto». I poeti affondano le radici nella terra e scelgono dalla stessa terra succhi diversi. In questa visione biologica e botanica della poesia quello che veramente conta è il rapporto con la terra. Qual è la terra dei poeti oggi? Quali sono i materiali organici che assumono con le loro radici? La terra degli uomini è buona?

Ricordo che un poeta diversissimo dalla Guidacci, il tedesco-rumeno Paul Celan, ha usato un’immagine differente, ma altrettanto intesa, quella dell’espirazione, della «svolta di respiro». Il poeta inspira l’aria che lo circonda e la «espira» in forma poetica. La poesia è dunque sempre una forma di respiro. Il poeta «inspira» il mondo che lo circonda e lo espira rielaborandolo in visioni, immagini, tensioni, comprensioni della vita, del destino espresse in parole.

La Guidacci e Celan si rendono conto che la poesia è elaborazione dirivoli e refoli, di succhi vitali e di flussi d’aria. È l’esperienza umana che nutre la poesia ed essa è resa possibile dalla sua vita spirituale che, per rimanere nelle metafore usate, elabora i minerali della terra e l’ossigeno dell’aria per farli diventare nutrimento per le radici e i polmoni. Se l’aria si fa irrespirabile allora la poesia si raggrinzisce in un grido o ammutolisce; se la terra è inquinata, la poesia ne risulta ammorbata, avvelenata.

Vengono in mente a questo punto le parole di Isaia che vede un germoglio spuntare dal tronco di Iesse, un virgulto germogliare dalle sue radici e il soffio del Signore posarsi su di lui. Ecco che il Natale, conquesta profezia che ci parla di radice e di soffio, ci aiuta misteriosamente a comprendere che il poeta è come il contadino che trapianta le parole sulla pagina con la terra ancora attaccata alle radici. Le sue parole sono così vere, forti e naturali da schiudersi per il lettore come gemme all’annunciarsi della primavera.

Allora la poesia ci interroga sempre sulla qualità dell’esperienza umana perché è la sua espressione privilegiata. Ma allora sì, che la poesia ci porti pure a parlare di sé, ad appassionarci delle sue forme. E tuttavia ci spinga anche a interrogarci sulla salubrità dell’aria che, come semplici esseri umani respiriamo, e sulla terra che ci alimenta con i suoi frutti. Ma soprattutto ci interroghi sulla capacità dell’uomo d’oggi di elaborare la propria presenza nel mondo e di restituirla in parole dense e vive come un respiro profondo e succose come frutti, capaci di destare l’attenzione e l’ammirazione. Non solo nei confronti della poesia stessa, ma del mondo.

Antonio Spadaro, «La poesia germoglia da ogni uomo», in Avvenire 29 dicembre 2010

  • matteo bonsante

    Certo, tutto O. K. ma a differenza dei fatti – che spesso posso essere ripetitivi, quotidiani, scontati – la poesia, quando è vera poesia, ha in sé la possibilità di ‘innovare’ il mondo, di rinfrescarlo, di allargarne i dati di coscienza, di cambiare persino le coordinate mentali dell’uomo. Son cose che fanno anche le scienze e le varie teconologie con le loro conquiste, certo. Ma le scienze – erratamente intese – ci volgono il più delle volte verso un mondo arido, squallido di semplice ‘funzionalità’. Mentre la poesia… ed ecco che mi va di esprimermi ancora con una mia piccola lirica:

    Poeti

    Il compito è di costruir campate.
    La scienza costruisce solo selciati.

    (da Lapislazzuli, raccolta inedita)