I materiali organici dei poeti
Mi sembra che molte riflessioni sulla poesia oggi si concentrino sulla sua funzione: civile, spirituale, morale e altro ancora. Io stesso ho affrontato questi temi in alcuni miei saggi, ma alla fine, quando i discorsi si complicano e si fanno sofisticati, avverto sempre come un bisogno impellente di tornare ingenuo. Qui vorrei quindi rigirare la questione e ricordare che la poesia è un «fatto», un semplice fatto nella vita di ogni uomo. La poesia non è innanzitutto una tecnica né il frutto di un’ispirazione. È tutto questo, si capisce, e molto altro. Ma è innanzitutto un semplice fatto nella vita delle persone umane, non un’ipotesi o una possibilità.
L’uomo ha iscritto nel suo essere l’espressione creativa che gli permette di usare le parole in maniera «strana», cioè singolare, non da referto medico. Ovviamente non intendo dire che ogni uomo è un poeta nel senso più classico del termine. Intendo far notare che l’esperienza poetica accomuna in radice tutti gli uomini in quanto tali, in quanto capaci di espressione linguistica. Già dire «oggi è una bella giornata» è un gesto in radice poetico perché accosta un aggettivo a un sostantivo. Aggettivare una cosa è in radice un gesto creativo, e dunque poetico. Dimenticare questa osservazione tanto sbalorditiva quanto ovvia significa smarrire il senso dell’esperienza quotidiana, il modo umano di percepire il mondo.
La grande e dimenticata Margherita Guidacci in una sua bellissima riflessione dal titolo «Poesia come un albero» ci offre [Continua »]
Quali sono gli «ingredienti» di un miracolo? Il miracolo è forse una ricetta? Al presente, al passato e al futuro, cioè alla storia, anche personale è necessario aggiungere un «assaggio di vastità». Ecco il punto. A volte le nostre vite sono grette, chiuse, piccine: manca l’ampiezza, la vastità, la profondità. Il miracolo è fatto di questo: vedere uno spazio ampio in ciò che sembra ristretto da un orizzonte spaziale e temporale. Non c’è «deserto» per il miracolo, né landa desolata. Si intravede un stella accesa che illumina il mondo che altrimenti appare cavo e vuoto, destinato a perire, a finire, mentre il suo tempo è altro…

Oggi è morto Blake Edwards. Uno degli ultimi giganti del cinema americano. Ricordiamo, tra i tantissimi, alcuni dei suoi titoli: “Victor Victoria”, “Colazione da Tiffany”, tutta la serie della Pantera Rosa e, sempre con Peter Sellers, il suo capolavoro “Hollywood Party”. Da ragazzino quando andavo a vedere e a rivedere questo film al cinema (quando c’era la seconda e la terza visione e poi le sale parrocchiali) puntualmente ridevo a crepapelle e ricordo che alla scena del bagno dal ridere sono caduto dalla sedia. Fellini diceva che i comici sono i veri benefattori dell’umanità, il grande Blake è stato uno dei maggiori. Altro film della mia infanzia: “Operazione sottoveste”, quello del sottomarino rosa.. che dire? grazie Blake!