Una pantera da Tiffany

Oggi è morto Blake Edwards. Uno degli ultimi giganti del cinema americano. Ricordiamo, tra i tantissimi, alcuni dei suoi titoli: “Victor Victoria”, “Colazione da Tiffany”, tutta la serie della Pantera Rosa e, sempre con Peter Sellers, il suo capolavoro “Hollywood Party”. Da ragazzino quando andavo a vedere e a rivedere questo film al cinema (quando c’era la seconda e la terza visione e poi le sale parrocchiali) puntualmente ridevo a crepapelle e ricordo che alla scena del bagno dal ridere sono caduto dalla sedia. Fellini diceva che i comici sono i veri benefattori dell’umanità, il grande Blake è stato uno dei maggiori. Altro film della mia infanzia: “Operazione sottoveste”, quello del sottomarino rosa.. che dire? grazie Blake!

Il primo articolo della mia carriera da giornalista è stato la recensione al suol film “Sunset. Intrigo a Hollywood”, un film “minore”, che vuol dire maggiore di tanti film oggi in circolazione. Come è evidente sono molto affezionato a questo regista che aveva anche un inguaribile romanticismo. Anche i film più “puramente” comici, come “Mickey e Maude”, “Appuntamento al buio”, “Nei panni di una bionda”, c’è sempre un momento di romanticismo, dolente, struggente, umanissimo. In realtà Blake è stato un uomo dell’Oklahoma che aveva forte il senso del peccato e quindi l’anelito verso la purezza (forse rappresentata dalla moglie Julie Andrews?). La sua specialità era la comicità “catastrofica” e in ogni suo film c’è il momento del disastro a catena, della distruzione di tutto (perchè qualcosa possa rinascere). Il suo cinema ha sempre al centro una pantera da Tiffany, un elefante in un negozio di cristalleria. E’ il senso ultimo di “Hollywood Party”: in un mondo corrotto penetra una persona pura e il risultato non può che essere disastroso e devastante ma, alla fine, rivitalizzante perchè così apre una breccia, se vogliamo una “svolta di respiro”. Grazie Blake.