Un mondo di plastica

lego-1Quando il signor McGuire, amico di famiglia, prende il giovane Benjamin da parte per dargli un suggerimento circa la strada da intraprendere dopo l’università ha una sola parola da riferire. Plastica. Il futuro del mondo è nella plastica.

La scena è ripresa dal film Il laureato, girato nel 1967. Appena quattro anni prima, a Stoccolma, Karl Ziegler e Giorgio Natta ottenevano il premio Nobel per la chimica, a seguito dei loro studi sui polimeri. Queste due storie evidenziano la prima caratteristica della plastica. Si tratta di un materiale nuovo, qualcosa che prima dell’intervento umano non esisteva. Tale novità giunse come un’esplosione e conquistò il ‘900, essendo tra i materiali più economici, più leggeri, più facili da lavorare. La plastica si impose sin da subito sul mercato, “ma signor guardi ben che sia fatta di moplen”, entrando nelle nostre case. Sedie, tavoli, stoviglie, giocattoli, buste della spesa, plastica che contiene altra plastica. Oggi è praticamente ovunque. Materiale nuovo e pervasivo.

C’è poi un’estetica della plastica, che vive nella sua nuda sciatteria di materiale creato per l’industria e successivamente asservito al design o al cinema. La plastica come sinonimo di finzione colorata è la cifra stilistica degli anni ’80. Il mare di plastica è quello che imprigiona i gabbiani nelle discariche. La donna di plastica è una bambola gonfiabile a dimensione umana. La plastica facciale altera i reali lineamenti del volto. Artificiosità, dunque.

Infine, in un’epoca che si muove sempre più verso la dematerializzazione di ogni cosa, dalle azioni societarie ai sentimenti, viene quasi da chiedersi quanto la plastica non appaia già vecchia. Superata dall’immateriale, da ciò che non si vede e non si tocca. Relegata in un passato lontano, ma molto più sostanziale di questo presente. Viene quasi da chiedersi se non sia il caso di studiare e recuperare questa materialità. A chi ci chiede perché il tema dell’anno siano i materiali. Ecco perché.