BombaBibbia Report (12/2010)

L’ultimo Laboratorio di BombaBibbia è andato male. Cioè, è andato bene, ma abbiamo parlato del male. E ne abbiamo parlato per bene. Nel senso che ne abbiamo parlato a lungo: praticamente tutti i brani portati ne parlavano, e si sono inanellati l’uno nell’altro con una consequenzialità incredibile, neanche fossero tratti dallo stesso libro. Allo start c’era il Vangelo di Luca 14,12-24: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti…». Immaginiamo tutta la laboriosa preparazione dei cibi e della sala, il viavai di persone, l’eccitazione e anche la trepidazione dell’anfitrione. Solo che pochi minuti prima dell’inizio gli ospiti cominciano ad accampare scuse assurde. Come se l’invito non gli fosse stato fatto da parecchio e non avessero avuto tutto il tempo per disdire la partecipazione per tempo. Il padrone di casa, comprensibilmente irritato, esplode in un interiore: “Questa festa s’ha da fare!”. E sostituisce gli invitati con emeriti sconosciuti. Emeriti miserabili sconosciuti. In abbondanza. Perché la festa non è festa se la casa non è piena, che poi ci si ritrova pure con un sacco di avanzi. E gli invitati? Si sono autoesclusi. Nessuno li ha cacciati via, se non loro stessi: hanno preferito altro, qualcos’altro gli è piaciuto di più. [Continua »]


La porta spalancata

A volte, sull’orlo della notte, si rimane sospesi
e non si muore. Si rimane dentro un solo respiro,
a lungo, nel giorno mai compiuto, si vede
la porta spalancata da un grido. La mano feriva
con una precisione vicina alla dolcezza. Così
si trascorre dal primo sangue fino a qui,
fino agli attimi che tornano a capire e restano
imperfetti e interrogati.

In questi primi versi di Quell’andarsene nel buio dei cortili, la nuova raccolta di Milo De Angelis, si viene subito condotti in un luogo e in un tempo precisi. Siamo su una soglia, sull’orlo della notte, sospesi […] nel giorno mai compiuto. È la consapevolezza di questa incompiutezza dell’essere la prima risorsa? E’ nel rimanere saldi e vigili in questa precaria sospensione l’occasione propizia?  E’ nell’inesprimibile gemito per questa ferita originaria ancora non guarita, dal primo sangue fino a qui, che la poesia vede un nuovo inizio, una porta spalancata da un grido?


Il Fumetto, un genere letterario?

“Sono un autore di letteratura disegnata, uno scrittore che sostituisce le descrizioni, l’espressione dei volti, delle pose, dell’ambientazione, con dei disegni. Il mio disegno cerca di essere una scrittura. Disegno la mia scrittura e scrivo i miei disegni”

Con queste parole l’autore Hugo Pratt ( padre di Corto Maltese) indicava il suo rapporto con la “creazione a fumetti”, la sua peculiare attenzione verso la parola e la maniacale cura nei riguardi del tratto disegnato. Questa definizione veniva data in tempi non sospetti, una ventina d’anni prima che il disegnatore Gipì venisse invitato in prima serata televisiva,  e che la conduttrice di turno ( una di quelle che piacciono al pubblico detto intelligente) asserisse come il fumetto debba essere considerato  “letteratura”.   Tale concetto assume però una sua consistenza critica ben prima di queste dichiarazioni mediatiche, precisamente nel 1992, anno in cui fu riconosciuto ad Art Spiegelmann il premio Pulitzer, per la sua opera a fumetti  Maus, in una sezione dedicata alla letteratura.

Ma può il fumetto essere realmente considerato un genere letterario? Da studente di estetica ed appasionato lettore di fumetti mi [Continua »]


1000 post sul blog di BombaCarta!

1000Cari amici, e così siamo arrivati a 1000! 1000 articoli sono stati pubblicati sul blog di BombaCarta: 1000 idee, 1000 suggestioni, 1000 immagini, 1000 domande e 1000 attese. BombaCarta è questo: un’amicizia che genera idee, spunti di riflessione, meditazioni e immagini, scelte.

Il nostro blog non è espressione di un singolo, di uno solo. Non è neanche l’espressione compatta e organica di un collettivo. È molto di più: il luogo di confronto di persone che hanno scoperto una sintonia profonda che però si esprime in una diversità di pensiero che ama confrontarsi. La gente di BombaCarta si incontra, si confronta su liste, scrive post o risponde a quelli scritti da altri. In questo senso è una avventura di pensiero oltre che di relazione.

Grazie a tutti coloro che ci leggono, che ci commentano, che segnano un “I like” sotto a questo o a quel post. Grazie a chi contribuisce attivamente con le proprie riflessioni. Avanti tutta in questa avventura tanto ricca per chi la vive da risultare difficile persino spiegarla.



Rispondere

Immagine del profiloÈ in corso una telefonata. Pronto! Chi? / Mi ripeta. Ma in che lingua ha parlato? No, non è lei, non è la persona che vogliamo che risponda. Non è la persona che aspettavamo ci rispondesse. Quante volte ci è accaduto? Almeno qualche volta. Abbiamo sbagliato numero. L’automatismo, quello per cui al nostro “Pronto” risponde un “Ciao” ben noto, è infranto in questi versi di Luciano Luisi. Ed è così che ci rendiamo conto del valore di una risposta: quando riceviamo una risposta sbagliata.

E il poeta telefona e telefona ancora. Ed io, come smarrito, dubitandone, mi dico forse mi sono inventato un nome che volevo rispondesse al volto che ho tanto sognato. Non si capisce se la persona che lui sta cercando esista davvero o se non sia tutto un miraggio, un’ipotesi, la proiezione di un desiderio struggente che non può avere risposta:  Al telefono l’amata non risponde. Se qualcuno risponde non è lei. Rifaccio il numero, provo per la millesima volta a chiamare il tuo nome nel vuoto, ma sono troppo stanco per insistere e troppo per pensare.

E allora il poeta si spoglia, si infila nel letto, si copre fino agli occhi per essere libero di immaginare la donna che non c’è: e così / – libero d’inventarti – ti continuo a cercare. [Continua »]


Festeggiare – Bombafoto

Colpevole di un ritardo che spero sarà chiaro dopo il mio contributo a questa edizione del laboratorio fotografico, diamo inizio al nuovo tema.

Tenendoci aderenti all’Officina, parliamo anche qui di “Festeggiare”.

Come si relaziona la foto al festeggiamento?  Si fotografa di più (o meglio, o più propriamente) il festeggiamento o l’evento che viene festeggiato?  La foto come rappresentazione del momento di comunione o dell’evento che accomuna?

E infine: è possibile festeggiare fotografando?  Oppure bisogna tirarsi fuori (sia pure per un momento) dal festeggiamento per poterlo fotografare?

Come sempre, vi aspetto qui.