Ordine e/o caos
C’è una frase di Albert Camus Jean Cocteau1 che dice: “Un capolavoro letterario non è altro che un vocabolario in disordine” (Un chef-d’oeuvre de la littérature n’est jamais qu’un dictionnaire en désordre). Bella. Mi fa pensare alla bellezza dei dizionari (ricordo che mio padre mi consigliava spesso: “leggiti ogni tanto una pagina del vocabolario”, consiglio che non ho mai seguito). Però mi fa pensare anche a un’altra cosa: e se fosse vero il contrario? Se cioè dietro quell’apparente ordine il dizionario (che in fondo è ordinato solo alfabeticamente, il che non vuol dire molto, è solo una convenzione) sia poi soltanto un luogo caotico, un magazzino disordinato e che invece solo un buon racconto riesce a rimettere in ordine. Non è questa una delle ragioni della letteratura, fare ordine?


In una discussione non troppo recente, ci si chiedeva tra amici se fosse giusto approfondire la conoscenza di uno scrittore particolarmente apprezzato, passando allo studio della sua biografia, visitando i luoghi in cui ha vissuto, appagando così il desiderio di una conoscenza più intima. Secondo alcuni si corre il rischio di avere delle brutte sorprese: il poeta è cosa diversa dall’uomo. Altri mi mettono invece in guardia dal pericolo di una lettura biografica dei testi, alla ricerca di conferme, o smentite, riguardo eventi realmente accaduti. Il caso David Foster Wallace è da questo punto di vista molto interessante; come si fa ormai a scrivere, o semplicemente parlare di lui, senza prendere in considerazione il folle gesto suicida? D’altronde non c’è bisogno di cercare lontano: Infinite Jest abbonda di personaggi sull’orlo della depressione o comunque affetti da diverse e preoccupanti forme di Dipendenza. Ciò che tutto sommato appare strano, al punto quasi da far male, è che pochi altri scrittori son riusciti a rendere alla carta un pari fascino per la vita.
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Chi ha paura di Aleksandr Solženicyn? La recente uscita della monumentale biografia Solženicyn di Ljudmila Saraskina (San Paolo, pp. 1441, € 84) rappresenta un’occasione per tornare a leggere il grande autore russo, Premio Nobel per la letteratura nel 1970, imprigionato nei campi di lavoro e successivamente esiliato dall’Unione Sovietica.