Le parole del corpo
«Si rodeva dentro, a misura che peggiorava; il sangue era diventato tutto un veleno; ostinavasi sempre più, taciturno, implacabile, col viso al muro, rispondendo solo coi grugniti, come una bestia»: è il ritratto verghiano di Mastro don Gesualdo alla fine dei suoi giorni, consumati da una malessere fisico in cui confluisce il disagio affettivo e sociale, da lui attraversato durante il corso della sua vita. Il male lo deforma e lo fa regredire a uno stato bestiale e afasico, in cui la comunicazione è solo affidata ai gesti corporei. Perché il corpo parla, e nel suo caso urla alla sensibilità sorda della figlia e a quella, forse, acquisita dal lettore, che ha assistito allo svolgimento della sua vicenda, tutta legata al suo ambiguo individualismo.
Ed è nell’individualità che si radica lo stravolgimento fisico e grottesco che caratterizza i personaggi romanzeschi moderni: le loro maschere corporee non sono più il vessillo della condanna morale o religiosa che sopraggiunge dall’esterno, ma sono lo sfogo della loro sofferenza, che si farà sempre più radicale e assoluta, man mano che ci si avvicinerà al ‘900. [Continua »]


Il secondo incontro di BombaBibbia si apre con un invito alla ricerca della Sapienza… o meglio, una vera e propria battuta di caccia. Siracide 14,20-27 parla infatti di appostamenti, di piste da fiutare, di squarci da spiare: la Sapienza sfugge come una bestia selvatica, forse perché è qualcosa di affine all’istinto naturale dell’animale braccato. Una cosa è certa: non la si cattura aspettando che ci cada tra le braccia.
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