Tom Waits
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Cheikh Tidiane Gaye
Per scrivere un testo letterario bisogna innanzitutto affidarsi ad una lingua. Di solito la scelta è facile ed immediata, in quanto si privilegia quella materna, che è poi quella del proprio paese, attraverso la quale ci si è formati la propria cultura e della cui tradizione letteraria ci si sente in qualche modo partecipi ed eredi. Non sempre, però, è così, e non sempre lo è stato nella storia, anzi proprio dalle scelte non scontate e convenzionali della lingua in cui scrivere hanno avuto origine inaspettati rinnovamenti nella storia letteraria. Così è stato quando alcuni coraggiosi, in Sicilia e in Umbria, hanno deciso, pur per ragioni molto diverse, di abbandonare il latino e di usare il volgare per i loro testi, ma altrettanto importante è stato, qualche secolo dopo, quando la nostra letteratura ha ripreso vigore proprio dal rinnovato contatto con il mondo classico le cui lingue sono entrate vitalisticamente anche nella nostra letteratura, per venire poi al Novecento, quando scrittori dell’ Impero Austro-ungarico hanno voluto scrivere in italiano ed entrare, di conseguenza, per loro libera scelta, nella nostra letteratura, o altri hanno deliberatamente utilizzato le lingue marginali delle loro ristrette aree geografiche.
Oggi emerge un altro interessante aspetto della scelta del proprio linguaggio letterario, quella di chi, emigrato da paesi lontani di altri continenti, sceglie di scrivere in italiano, impegnandosi di conseguenza anche a conoscere sempre meglio questa nostra lingua per sfruttarne tutte le possibilità espressive.
La cosa aveva già avuto negli ultimi decenni significativi esempi, ma soprattutto a livello di diario e di memorialistica, mentre particolarmente interessante si sta rivelando la produzione del senegalese Cheikh Tidiane Gaye, giunto con Ode nascente/ Ode naissante (Edizioni dell’Arco, 2009) alla sua seconda silloge bilingue, dopo Il canto del djali (2007) ed alcune opere in prosa. Un corpus poetico, ormai di una certa consistenza e di sicuro rilievo, di un poeta di solida cultura francofona, ma anche erede di una tradizione della voce, ovvero dell’oralità, che appunto porta alcune caratteristiche di questa prassi nella nostra lingua, piegandola e forgiandola per un’espressione efficacemente comunicativa, non solo a livello della scrittura, ma soprattutto sul piano fonico. Il suo è un verso ricco di sonorità [Continua »]
Se c’è un luogo nel quale il Sud mostra tutta la sua originalità, la inesauribile ricchezza dei suoi patrimoni – ed eccentricità rispetto ai codici ufficiali – quel luogo, insieme inafferrabile e immediato, è la musica. Una mappa – inevitabilmente incompleta e parziale – può aiutare ad avvicinarsi a questo mondo musicale, che spesso fatica a raggiungere i circuiti nazionali. E’ possibile cogliere una cifra comune alla musica del sud, pur nella diversità degli stili, delle voci, delle interpretazioni? Una prima “carrellata”: uso del dialetto, ritmi sincopati, meticciato musicale, richiamo ad altri mondi e esperienza, mix di tradizione e innovazione, attenzioni alle forme comunitarie e rituali.
Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit
Etiam tam tarde evenit: / amor qui advenit, lux quae pervenit. / Reviviscis et candelae ipsae fortasse inflammantur, / sidera accurrunt, somnia intrant ut aestus in cervical / exhalant calidos aëris fluctus. / Etiam tam tarde corporis ossa fulgent / Et crastini diei pulvis spiritu inflammatur. (Mark Strand, Lux quae venit).
Candelae, forsitan, ipsae inflammantur, sidera accurrunt, somnia in cervical intrant… quid accidit? Amor advenit, lux pervenit! Etiamsi tarde, ecce adventus nuntiatur! Immo: vivitur. Nihil faciendum, [Continua »]
In un breve volume dello studioso statunitense R. P. Harrison dal titolo Roma, la pioggia… A che cosa serve la letteratura? assistiamo a un dialogo tra un giovane studioso di letteratura, Leonard Ash, e un personaggio enigmatico di nome Owler, i quali passeggiano per le strade e le piazze di Roma, conversando amabilmente. Le conversazioni diventano a loro volta occasioni per interrogarsi sulla letteratura e su come essa ci apra ad una interpretazione del mondo.
Avere un’intelligenza letteraria, secondo l’enigmatico Owler, significa significa conoscere «l’arte di leggere noi stessi, di interpretare le metafore delle nostre immaginazioni», al di là di inganni e mistificazioni. Ciò che attrae l’interlocutore, Leonard, verso la poesia è la sua «licenza di praticare l’indeterminatezza»: «quanto più sondavo le profondità dove la filosofia cerca di posare le sue fondamenta, tanto più [Continua »]
Il prossimo 29 ottobre, dalle ore 17, presso la sala di via della Greca 4 a Roma,si terrà la seconda edizione del convegno “EDUCARE ALLA BELLEZZA”, voluto da Davide Rondoni e realizzato grazie alla Fondazione Claudi e in collaborazione con la rivista ClanDestino. Anche quest’anno, come lo scorso anno, BombaCarta è tra gli organizzatori, come testimonia, tra l’altro, la presenza nell’organizzazione e nella moderazione del convegno di Cecilia Pandolfi. Qui di seguito il comunicato stampa e il programma della manifestazione. [Continua »]
Strano personaggio, Claudio Damiani. Nonostante sia tra i maggiori poeti italiani viventi, si guarda bene dal darlo a vedere. Qualche anno fa, mentre era impegnato nella ristrutturazione della casa e si vide soffiare per un solo punto il premio Viareggio-Répaci, si limitò a commentare: «Peccato, perché ci avrei pagato le finestre, e la scala». Come non desse peso ai riconoscimenti ufficiali. Eppure, alla presentazione romana della sua prima raccolta antologica (Poesie 1984-2010, Fazi, pp. 168, € 15), il cinema Nuovo Sacher straripava, neanche a calcare il palco ci fosse il più smaliziato mattatore.
Damiani non lo è di certo. Insegna latino al liceo. È un po’ come la sua poesia: semplice, cordiale, di un’eleganza senza calcolo. I suoi versi sembrano parlare soltanto di un lago, di una montagna o dei suoi cari… eppure, non si sa bene come, ci trovi dentro l’universo intero. Sfogliando questa raccolta si incontrano i temi a lui cari: il piacere di passeggiare, il dialogo della natura con l’uomo, gli affetti domestici, la scuola, il dialogo con il passato, l’osservazione del presente. Talvolta l’acuto sentimento del tempo sembra sfumare le tinte in una tenue malinconia: le case in rovina, il ricordo degli avi, i luoghi dell’infanzia, il timore di perdere la donna amata, il pensiero della morte, la memoria di civiltà sepolte. Sulla rovina e la corruzione, tuttavia, prevale sempre la placida e ferma fiducia in un’inesplicabile durata. [Continua »]