Alla ricerca dei padri

Secondo alcuni critici cinematografici i temi fondamentali dell’opera di Steven Spielberg sono due: il rapporto preda/cacciatore e la perdita/recupero del padre, ovviamente strettamente collegati tra loro (per questo Prova a prendermi rimane uno dei suoi capolavori assoluti). Se l’assunto è vero allora Eraldo Affinati è lo Spielberg della letteratura italiana: praticamente tutti i suoi libri hanno al centro gli stessi temi, da Campo del sangue a Secoli di gioventù, da La città dei ragazzi a Sulle tracce di Bonhoeffer che già nel titolo indica questa dimensione ad un tempo “predatoria” ed “orfana” (e forse predatoria proprio perché orfana). [Continua »]


Festeggiare

“Odo augelli far festa”… chi di noi non ricorda il più che celebre verso leopardiano de “La quiete dopo la tempesta”? A tal punto che ci suona un po’ ridicolo, soprattutto per l’uso del termine “augello” che ci fa ridere. Ma se ci fermiamo un istante a comporre l’immagine che questo verso dipinge non faremo fatica a perderci in essa… io ho sempre immaginato un coro di usignoli che cinguettano all’impazzata. Il loro cinguettare sonoro e corale dice il senso di un festeggiamento. Avete mai visto persone festeggiare in silenzio?

La festa implica sempre in sé l’esplicitazione di uno stato d’animo che si crea nel momento in cui si sta insieme. Quando andiamo a una festa spesso siamo presi dai nostri pensieri. Anche se sappiamo che stiamo per andare a festeggiare qualcuno o qualcosa, in genere andando nel luogo di ritrovo non saltelliamo o facciamo schiamazzo. La festa inizia nel momento in cui ci troviamo in un luogo preciso dove c’è altra gente si è data appuntamento per far festa. E così tutti possono far festa. Non si fa festa da soli. Forse neanche in due, almeno in un senso proprio. E non si può far festa in silenzio. La parola e tutta la capacità espressiva dei muscoli mimetici del viso e tutto il resto sono ingredienti necessari: il cibo, le bevande e i [Continua »]


Adam Zagajewski: l’ispirazione è gioia o malinconia?

Adam Zagajewski, uno dei maggiori poeti polacchi viventi e vincitore del Premio Europeo di Poesia 2010, ha definito l’ispirazione come «un certo stato mentale, eccezionale e straordinario», che è in qualche modo necessario «perché sembra che ci innalzi al di sopra della meschina rete empirica delle circostanze che forma il nostro destino e il nostro limite. Ci innalza al di sopra del quotidiano, cosicché possiamo scrutare il mondo attentamente e ardentemente». Se «non ci libera completamente da questi limiti empirici», d’altra parte «sembra offrire, a coloro che sono in grado di accoglierla, la possibilità di un certo avanzamento, una certa forma di levitazione, invisibile e meramente interiore. A volte il processo creativo la arricchisce di una forma più perfetta, e di un maggiore potere intellettuale».

Zagajewski esprime una posizione antica e sempre nuova, che rende ragione del senso dell’ispirazione in maniera più piena di altre: l’ispirazione non è pura emozione, né puro sentimento, né pura astrazione, ma vera e propria forma di conoscenza attenta e ardente del mondo. È ciò che T. S. Eliot vedeva chiaramente nella poesia dantesca quando, in un saggio de Il bosco sacro (1920), metteva in guardia dalla tentazione di ritenere che scopo della poesia fosse il «produrre in noi un certo stato» , cioè una sensazione emotiva pura e semplice. No: la poesia, se autentica, è un movimento di conoscenza, spesso piena di affetto. Mentre, quando i poeti si limitano alla sensazione, a ciò che hanno «percepito», allora [Continua »]



La rinascita della fiducia

Cheikh Tidiane Gaye

Per scrivere un testo letterario bisogna innanzitutto affidarsi ad una lingua. Di solito la scelta è facile ed immediata, in quanto si privilegia quella materna, che è poi quella del proprio paese, attraverso la quale ci si è formati la propria cultura e della cui tradizione letteraria ci si sente in qualche modo partecipi ed eredi. Non sempre, però, è così, e non sempre lo è stato nella storia, anzi proprio dalle scelte non scontate e convenzionali della lingua in cui scrivere hanno avuto origine inaspettati rinnovamenti nella storia letteraria. Così è stato quando alcuni coraggiosi, in Sicilia e in Umbria, hanno deciso, pur per ragioni molto diverse, di abbandonare il latino e di usare il volgare per i loro testi, ma altrettanto importante è stato, qualche secolo dopo, quando la nostra letteratura ha ripreso vigore proprio dal rinnovato contatto con il mondo classico le cui lingue sono entrate vitalisticamente anche nella nostra letteratura, per venire poi al Novecento, quando scrittori dell’ Impero Austro-ungarico hanno voluto scrivere in italiano ed entrare, di conseguenza, per loro libera scelta, nella nostra letteratura, o altri hanno deliberatamente utilizzato le lingue marginali delle loro ristrette aree geografiche. 
Oggi emerge un altro interessante aspetto della scelta del proprio linguaggio letterario, quella di chi, emigrato da paesi lontani di altri continenti, sceglie di scrivere in italiano, impegnandosi di conseguenza anche a conoscere sempre meglio questa nostra lingua per sfruttarne tutte le possibilità espressive. Ode nascente, CheikhLa cosa aveva già avuto negli ultimi decenni significativi esempi, ma soprattutto a livello di diario e di memorialistica, mentre particolarmente interessante si sta rivelando la produzione del senegalese Cheikh Tidiane Gaye, giunto con Ode nascente/ Ode naissante (Edizioni dell’Arco, 2009) alla sua seconda silloge bilingue, dopo Il canto del djali (2007) ed alcune opere in prosa. Un corpus poetico, ormai di una certa consistenza e di sicuro rilievo, di un poeta di solida cultura francofona, ma anche erede di una tradizione della voce, ovvero dell’oralità, che appunto porta alcune caratteristiche di questa prassi nella nostra lingua, piegandola e forgiandola per un’espressione efficacemente comunicativa, non solo a livello della scrittura, ma soprattutto sul piano fonico. Il suo è un verso ricco di sonorità [Continua »]


Sanghe e anema: la musica del sud

Se c’è un luogo nel quale il Sud mostra tutta la sua originalità, la inesauribile ricchezza dei suoi patrimoni – ed eccentricità rispetto ai codici ufficiali – quel luogo, insieme inafferrabile e immediato, è la musica. Una mappa – inevitabilmente incompleta e parziale – può aiutare ad avvicinarsi a questo mondo musicale, che spesso fatica a raggiungere i circuiti nazionali. E’ possibile cogliere una cifra comune alla musica del sud, pur nella diversità degli stili, delle voci, delle interpretazioni? Una prima “carrellata”:  uso del dialetto, ritmi sincopati, meticciato musicale, richiamo ad altri mondi e esperienza, mix di tradizione e innovazione, attenzioni alle forme comunitarie e rituali.

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De illuminando

Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit

Etiam tam tarde evenit: / amor qui advenit, lux quae pervenit. / Reviviscis  et candelae ipsae fortasse inflammantur, / sidera accurrunt, somnia intrant ut aestus in cervical / exhalant calidos aëris  fluctus. / Etiam tam tarde corporis ossa fulgent / Et crastini diei pulvis spiritu  inflammatur. (Mark Strand, Lux quae venit).
Candelae, forsitan, ipsae inflammantur, sidera accurrunt, somnia in cervical intrant… quid accidit? Amor advenit, lux pervenit! Etiamsi tarde, ecce adventus nuntiatur! Immo: vivitur. Nihil faciendum, [Continua »]