Il mio “no” alla letteratura elettronica
Non posso più far finta di nulla: il libro elettronico è arrivato e si presenta come una reale e succulenta alternativa a quello cartaceo. La ricchezza e la semplicità d’uso degli ultimi dispositivi rendono gli eBook un’insidia concreta per le abitudini del lettore tradizionale.
E io che faccio? In quanto lettore, scrittore e coordinatore di un laboratorio di lettura, sento di dover prendere una posizione.
I motivi per cedere alla tentazione sarebbero molti: sono circondato da iPad e ho potuto verificare con i miei occhi come garantiscano un’esperienza di lettura di assoluto comfort; mia moglie ha già lasciato intendere che il numero dei libri ammessi in casa sarà contingentato per ragioni di evidenza geometrica; sono allergico agli acari della polvere. Inoltre non ho mai nutrito un attaccamento feticistico all’oggetto libro. E vogliamo parlare di quanto a cuore mi stiano gli alberi?
Se ciò non bastasse, la lettura è soltanto una delle esperienze secondarie a cui accedere per mezzo di queste benamate tavolette: sfiorando un cristallo con le dita potrei gettarmi nella rete, sfogliare un quotidiano, far vivere Cotus & Leon in colori vividi come la carta non mostrerà mai. Potrei sbirciare nella pagina facebook di un amico, cercare nuovi commenti sul sito di BombaCarta, sfogliare vecchie foto, riguardare una scena di Fantozzi, fare una telefonata alla mamma e mille altre cose che ora non posso neppure immaginare. Eppure, è proprio questa abbondanza che mi spinge ad affermare con solennità che non ho mai scaricato e mai scaricherò un libro da Amazon.
Perché quando apro un libro, lo faccio per cercare una pausa da tutto questo.

Perfino così tardi avviene: / l’amore che arriva, la luce che viene. / Ti svegli e le candele si sono accese forse da sé, / le stelle accorrono, i sogni entrano a fiotti nel cuscino / sprigionano caldi bouquet d’aria. / Perfino così tardi gli ossi del corpo splendono / E la polvere del domani s’incendia in respiro. (Mark Strand, La luce che viene).
Il nuovo anno di BombaBibbia? Novità e continuità. Novità perché al primo incontro si sono aggiunti cinque nuovi amici, continuità perché… qualcuno ha portato lo stesso brano che ha chiuso il precedente ciclo di laboratori. Parliamo di Isaia 55, un capitolo colmo di immagini che s’inenellano l’una nell’altra: l’appello a chi ha sete («O voi tutti assetati venite all’acqua», v. 1), l’arrivo delle piogge («scendono dal cielo e non vi ritornano / senza avere irrigato la terra», v.10) e il rifiorire della terra («tutti gli alberi dei campi batteranno le mani», v.12). Tutte immagini della Parola, che esce dalla bocca come saliva, come un oggetto, come un fatto concreto e non un flatus vocis.