PyrobolusChartaceus vestimentum ad solem pandens est

Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit

“ Sic volsellis suspensa filis tensis ex altero ad alterum tabernaculi latus litterarum acta mestrua, dimidiati mensis, hebdomadalia vestimenta ad solem pandentia videntur”: sic incipiebat in primo exemplari litterarum actarum quae italica lingua “Letture” inscribitur, in remoto anno MCMXLVI “Litterarum actarum recognitio”, id est series brevium recensionum non librorum sed … litterarum actarum, scilicet. Litterarum actarum imago ut vestimenta ad solem pandentia igitur animi miram aciem comitatur: quae mundi vitaeque sententiam iudicandam, id est aestimandam ferunt. Locus interretialis PyroboliChartacei litterarum acta quae vitae mundique sententiam ostendere vult est. Necesse non est recordari officii

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Stornoway, esordio col botto

Piace condividere un ascolto che mi ha folgorato, il disco d’esordio degli Stornoway, “Beachcomber’s Windowsill”, band rivelazione di Oxford. Bella la location scelta per la realizzazione di un set dal vivo, una villa di Oxford appartenuta a Vivien Greene, moglie dello scrittore e drammaturgo inglese Graham Green, celebre in Italia per il suo romanzo “Il Potere e la Gloria”. [Continua »]


La parola a chi legge

Dall’incontro tra il laboratorio di lettura O’Connor di BombaCarta e Feltrinelli Roma nasce:

LETTORI CERCASI

A partire da ottobre, un incontro al mese dedicato ai lettori per leggere ad alta voce una pagina di un libro che ci ha stimolato.

Chi decide la fortuna di un libro? Il lettore.
Per chi si scrivono i libri?
Per i lettori. E allora, la parola a chi legge!

Ogni partecipante propone agli altri solo un brano (narrativa/poesia) tra quelli che più ama con il patto di rivelare l’autore e il titolo solo alla fine. Un modo semplice per rendere omaggio agli unici protagonisti della lettura: le parole e i loro lettori. Seguirà un dibattito che sarà anche un’opportunità per conoscere e far conoscere nuovi testi, per incontrare persone appassionate della lettura.

Il laboratorio non è una lezione su argomenti letterari né un incontro a tema su un determinato libro, ma un’occasione di confronto, libero e aperto a chiunque, sulle impressioni suscitate dalla lettura. È una buona occasione per conoscere e far conoscere nuovi testi, per incontrare persone appassionate della lettura.

Prossimo appuntamento

Lunedì 10 gennaio, ore 19:00, presso la Feltrinelli di Galleria Colonna (piazza Colonna, 31/35 – Roma).


Tra Venezia e Roma. Dov’è finito il cinema italiano?

La bocca del lupo di P.Marcello

Sono francamente stanco di sentir blaterare a proposito della crisi del cinema italiano, di quanto siano cattivoni questi beceri berlusconiani che tagliano i fondi per il cinema e di quanto siamo intellettuali noi che ci indigniamo per i film con tante parolacce dei Vanzina e vorremmo dieci cento mille Sorrentino per appagare la nostra fame borghese di libertà di pensiero perché viviamo in una dittatura travestita da democrazia bla bla bla.

Se il cinema italiano non produce più vagonate di film di qualità come nei gloriosi anni del dopoguerra e della censura DC non è certo perché non ci sono fondi governativi, ma perché non esistono più produzioni che investono sugli autori di qualità – che ci sono eccome e non si limitano a Sorrentino e Garrone. E perché le produzioni non dovrebbero più investire su un certo cinema? Perché non c’è alcun tipo di riscontro di pubblico. E questo è dimostrato dal fatto che anche i pochi film di qualità stranieri che arrivano sui nostri schermi stanno 1-2 settimane, se va bene, in una sala, e poi basta. E’ un problema di pubblico, quindi culturale. Non è un problema politico. [Continua »]


Nuda Verità

«Nuda Verità» di Andrew Rutt in collaborazione con Steve Bisgrove, Biblioteca Angelica, 3 – 15 ottobre 2010

In assenza di pubblico è un luogo segreto… La Biblioteca Angelica ridiventa un ambiente solenne di stupefacente maestosità dove si muovono solo i dipendenti, silenziosamente, riconfermando la sacralità dell’architettura nell’interagire con la necessaria attenzione con i manoscritti latini, greci, orientali, i libri antichi. I dipendenti toccano i testi scritti, senza leggerli, né sfogliarli; in quel momento il libro si trasforma in “oggetto” da collocare al posto giusto e così nello svolgere questa operazione il libro si contraddistingue a livello materico, visivo, semantico.

Fiammetta, Daniela, Marco, Fabrizio, Claudia e tutti gli altri confermano in questa azione il paradigma del riappropriarsi di una corposità materiale, significativa in un’epoca di ineliminabile dialogare della scrittura invisibile trasmessa attraverso vie informatiche. Ogni giorno la celebrazione della riposizione delle centinaia di volumi pone l’accento su quanto ogni libro perda in quel gesto ogni simulacro di parole o immagini per offrirsi nella sua completa nudità formale.

Andrew Rutt si concentra nella performance “Nuda Verità” (inserita nella manifestazione organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali la “Domenica di carta”) con [Continua »]


Un romanzo che forma alla vita

Simone Caltabellota, Il Giardino elettrico, Bompiani

Simone Caltabellota, Il Giardino elettrico, Bompiani

“Dove vanno le storie d’amore quando finiscono? E cosa diventa la passione quando l’amore scompare, in cosa si trasforma? Ci deve essere un luogo da qualche parte, in qualche tempo, che custodisce gli amori finiti”, magari è un giardino primaverile, ipotizza Ludovica, magari è un giardino elettrico, il giardino in cui ogni amore si conserva intatto, vivo, magari è una porta del tempo, un rifugio dai desideri, dalle paure, un luogo in cui recuperare il senso del mistero, in cui rappacificarsi col passato, uscire dai labirinti della propria anima, affacciarsi in una “più grande misura del cuore”.

Il giardino elettrico è lo spazio che accoglie la bellezza apparentemente spensierata della ragazza senza nome, la ragazza del Big Star, e quella più profonda, “non vistosa, non per tutti, baciata dalla malinconia” di Ludovica; è un rifugio per Davide, al quale la vita appare solo come un susseguirsi dei giorni, una meta per Giuseppe, per la sua smarrita ricerca di dolcezza e bellezza. Un luogo in grado di riportare al tempo in cui le notti apparivano ancora calde, piene di promesse, e luminose.

Il giardino elettrico è un romanzo di formazione, senza dubbio, formazione alla vita e alle sue imperscrutabili rivelazioni, in cui le storie dei giovani protagonisti si intrecciano, per risolversi, con quelle di numerosi e inattesi fantasmi (di se stessi, del proprio passato, di una rock star inglese, della ragazza suicida su un barcone nel Tevere). Ed è un romanzo di separazione e ricongiungimenti: i personaggi sono – o sono stati – separati, ma i loro movimenti continuano a corrispondersi, le distanze (spaziali e temporali) ad annullarsi. Ci piace la trama, che procede per episodi, immagini, evocazioni; una struttura non precostituita che nasce da urgenze profonde e che non si lascia incasellare in schemi predefiniti. Ci piace la dimensione temporale, l’idea che il passato possa essere modificato dal futuro, e che il tempo spesso coincida in noi (quando riusciamo a incontrare noi stessi come eravamo o ad avere l’esatta intuizione di come potremmo essere). E poi Roma. Una città in cui questa stratificazione temporale è ancor più visibile, una città non descritta ma evocata, illuminata nella sua coesistenza di effimero ed eterno. Una Roma anni Venti più che anni Duemila. In cui realtà e sovra-realtà si sfiorano e, talvolta, si incontrano. E poi la lingua. Di una purezza straordinaria, classica, non barocca, fuori dalle mode e dai modi di dire, fuori dal tempo. Cristallina, attenta, precisa. E, ancora, l’inscindibile legame tra carnalità e spiritualità (“Comporrò i poemi del mio corpo e della mia mortalità, persuaso di comporre così i poemi della mia anima e dell’immortalità“, W. Whitman). Un libro che merita una lettura d’altri tempi, lenta, attenta, assorta come una meditazione – di cui forse è frutto – un libro appassionato e fragile, come i suoi protagonisti, e durevole, come le emozioni che evoca. Ben si adatterebbero ora le parole che Cristina Campo aveva utilizzato in altri tempi e altri contesti: ci troviamo di fronte a un autore che “sa ancora tessere, in un’unica, inconsutile trama, paesaggio sentimento sogno moralità“, e a un romanzo “dove nulla resterà senza una risposta, senza un’eco fatale e rivelatrice; dove il mistero si manifesterà, come deve, nel silenzio degli specchi e nei cicli della spirale“.

(Questo articolo è uscito su STILOS, settembre 2010)


La bellezza ferisce

Allora dico: non ci immaginiamo cose tanto strane/ ma guardiamo quello che ci sta vicino/ lasciamoci ferire dalla sua bellezza/ e nella sua sapienza riposiamo il cuore”. Con questi ultimi versi inediti dell’ultima lirica si chiude l’antologia, intitolata semplicemente Poesie, che racchiude il meglio della produzione a partire dal 1987 di Claudio Damiani una delle voci più pulite e forti della poesia italiana e contemporanea. La raccolta, curata da Marco Lodoli, che ha scritto anche una precisa quanto vibrante prefazione, offre il meglio di un poeta unico e ad un tempo “classico” nel panorama italiano. Muoversi tra i versi di Damiani è qualcosa che trasmette l’impressione di stare dentro la poesia latina o la poesia cinese (che per lui sono molto simili): il nitore e al tempo stesso il senso della terra che trasuda da ogni sua lirica fanno della lettura delle sue liriche un’esperienza singolare, concreta, vera. [Continua »]