di
Paolo Pegoraro -
pubblicato il 11 Settembre 2010
Pochi mesi prima che Benedetto XVI inaugurasse l’Anno Sacerdotale era uscito uno dei rari romanzi contemporanei ad avere per protagonista un parroco. Il ragazzo che credeva in Dio di Vito Bruno (Fazi 2009, pp. 407, € 19) racconta la storia di don Carmine, sacerdote tarantino alla soglia dei cinquanta, travolto da una «normalità implacabile» e dall’«orgia di dolore» nella quale si dibattono i suoi parrocchiani. Carmine non ha smesso di credere in Dio, tuttavia non lo avverte più con quell’ardore che, nell’adolescenza, lo aveva spinto a entrare in seminario. Cosa succede quando avvertiamo il vacillare del nostro “stato di grazia”? È possibile restare fedeli alle promesse della propria giovinezza? Il romanzo attraversa la crisi individuale immergendosi nella vita di altre persone: nessuna perfetta, nessuna intangibile al dolore, tutte – in fondo – accomunate dalla tentazione della resa alla disillusione. Tutte che guardano a don Carmine per avere una risposta. E la risposta offerta nelle ultime pagine, lontana dal granitico eroismo di molti preti della letteratura, era comunque pudica e credibile: sì, con il sostegno di una comunità è possibile tornare a intuire la bellezza semplice e immediata della propria fede. Ed è possibile continuare a trasmetterla. Il libro successivo di Vito Bruno – L’amore alla fine dell’amore (Elliott 2010, pp. 183, €14) – compie un salto imprevedibile. Non solo perché passa a narrare una vicenda reale, quanto perché la vicenda era imprevedibile per lo stesso autore, lasciato dalla moglie pochi mesi dopo la pubblicazione del precedente romanzo. Basta la formuletta magica del “Non ti amo più” per passare la spugna su tre anni di matrimonio, la nascita di un figlio, e reclamare indietro la propria vita da rifarsi altrove, finché si è in tempo. Così, dopo anni di «impronunciabile felicità», si piomba nelle trincee di una «guerra di logoramento». E Bruno si trova traumaticamente ad affrontare – stavolta nella vita quotidiana – le domande poste nel precedente volume: come affrontare l’esaurimento di uno “stato di grazia”? [Continua »]