Omnesne fictae et commenticiae narrationes itineraria sunt?
Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit
Cum profecturi sumus in peregrinam regionem in qua numquam antea fuimus, haec nobis semper extranea et domestica simul est. Quam regionem petimus si nobis grata est et grata est si nobis par similisque est: scimus nos eo loco bene mansuros vel eam regionem videndi cupidi sumus. Videndi cupiditas intervallum et discrepantiam animadvertit, sed contra nos ad appropinquandum impellit quod in re quae nos allicit nostri aliquid invenimus, aliquid quod nobis est vel quod cupimus esse vel habere. Igitur itinere faciendo nos melius cognoscimus et simul nos in novum spatium immittimus. Ad iter faciendum itineraio uti possumus. Qui in estranea regionem iturus est saepe minimum libellum aspicit vel itinerarium evolvit. Vere itinerarium numquam verum iter esse potest. Haud dubie [Continua »]
Bambino Gesù (Nottetempo 2010) è un libricino minuscolo, rosso mattone, che sembra fatto a posta per tenerci compagnia sui mezzi pubblici o mentre facciamo la fila, alla cassa o alle poste. È un libricino che sembra fatto a posta per riconciliare con la poesia chi pensa che la poesia non lo riguardi o, peggio, che la poesia non riguardi la vita. Daniele Mencarelli (Roma, 1974) si è fatto punto d’onore di fare poesia con quello che i più pensano non essere poesia. Cioè traffico, ritardi agli appuntamenti, incidenti stradali, ospedali, sale d’attesa. I tempi morti della vita. Quegli spazi e luoghi e magari volti di tutti i giorni che ormai non riusciamo più nemmeno a percepire, assuefatti come siamo dalla routine. Daniele Mencarelli la pensa diversamente. Dice che la poesia ha a che fare con la vita proprio perché ci permette di vederla. E riesce a farci sperimentare come pieni di senso anche i momenti più apparentemente vuoti come, ad esempio, gli interminabili ingorghi stradali che molti di noi devono affrontare ogni sera prima del felice e stremato approdo alle mura domestiche. Milo De Angelis ha notato che la poesia di Mencarelli vive in un intreccio «tra la stanza e l’universo, tra il ticchettio dell’orologio e la musica delle alte sfere». Nei suoi versi il piccolissimo rende presente l’infinito. Lo scontato è la soglia dell’assoluto. Come avviene in questi versi… dove si comincia con il Grande Raccordo Anulare e si approda all’eternità.
Se non avete letto il bestseller, sicuramente avrete visto almeno il film che ne venne tratto. Parliamo del thriller Presunto innocente (1987) di Scott Turow, reso indimenticabile grazie all’interpretazione di Harrison Ford. Vent’anni dopo Turow torna al suo romanzo d’esordio. Rusty Sabich, il protagonista, si risveglia con un cadavere nel letto. Quello di sua moglie. Ma aspetterà una giornata prima di avvertire la polizia… possibile che anche questa volta sia innocente?
