Disseppellire Dio da pietra e sabbia

Undici quaderni dalla grafia minuta, veloce, quasi indecifrabile narrano la storia di una ragazza ebrea di Amsterdam nel 1941: la vita di ogni giorno, le letture, gli amori, la guerra. Ma le pagine del diario di Etty Hillesum sono molto di più: sono la testimonianza di una straordinaria ricerca spirituale, capace di elaborare una “sconcertante” risposta al male. Pagine mistiche, in uscita in questi giorni per Àncora, raccoglie testi inediti, tratti dai diari e dalle lettere di Etty Hillesum: testi in precedenza pubblicati, sempre parzialmente, dall’editore Adelphi. Curato da suor Cristiana Dobner, traduttrice e saggista, il volume restituisce un profilo nuovo e approfondito dell’intensa spiritualità della “ragazza che non riusciva a inginocchiarsi”.

Etty è una giovane intellettuale, appartenente a una famiglia dell’alta borghesia ebraica: si laurea in giurisprudenza e si iscrive poi alla facoltà di lingue: legge Jung, Rilke, Dostoevskij. Quando la domenica del 9 marzo 1941 inizia a scrivere il Diario, la guerra e l’invasione nazista dell’Olanda sembrano essere lo sfondo lontano di un dialogo serrato e profondo volto alla scoperta del proprio sé. Etty ha da poco fatto l’incontro che le cambierà la vita: a una serata musicale ha conosciuto Julius Spier, ex-allievo di Jung e fondatore della psicochirologia, lo studio e la classificazione delle linee della mano.

Spier, anch’egli ebreo, è una personalità singolare e carismatica: emigrato da Berlino dove è stato direttore di banca, ha fatto della propria vocazione per la lettura della mano una professione a tempo pieno. Etty, in preda a uno sfibrante malessere fisico, riflesso di profonde inquietudini interiori, diviene dapprima sua paziente, poi segretaria e amante. Spier le fa leggere l’Antico e il Nuovo Testamento, non esitando a porre immediatamente il suo disagio psicologico su una dimensione spirituale. Da questo momento, le pagine del diario, di colei che fino a quel momento si definiva “la ragazza che non riusciva a inginocchiarsi”, divengono sempre più un dialogo esclusivo con Dio, un’unica personalissima preghiera. “Mi sento come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono i grandi problemi del nostro tempo – scrive Etty – Dobbiamo aprire il nostro spazio interiore senza sfuggire e fare sì che quei problemi trovino ospitalità in noi e in noi combattano e si plachino”. Il sofferto lavorio interiore di Etty Hillesum approda a una fede talmente forte, da voler accogliere su di sé il male del mondo. Nonostante l’efferatezza dei tempi, la vita per Etty rimane un’esperienza talmente “ricca e piena di senso” da poter offrire il proprio sostegno a Dio: “Tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi”. La battaglia di Etty non si combatte su un piano storico, ma spirituale: il male è dentro ognuno di noi e solo riconoscendo questo, solo disseppellendo “da pietre e sabbia” quel Dio che riposa dentro ognuno di noi, è possibile testimoniare anche nell’orrore più nero un raggio di luce, il senso di una vera umanità. Ed è proprio questa consapevolezza che le fa maturare la decisione drammatica di unirsi al suo popolo: lei che potrebbe salvarsi, sceglie volontariamente la deportazione. Etty segue coscentemente la sua famiglia nel campo di smistamento di Westerbork, in Olanda, dove ogni giorno si vive nel terrore della deportazione finale a Auschwitz. Proprio nel momento in cui l’ombra nera della morte raggela e distrugge, Etty, che si definisce “il cuore pulsante della baracca”, presta soccorso, porta conforto nel campo: chi è sopravvissuto la ricorda come una presenza luminosa. Il 7 settembre 1943 Etty, suo padre, sua madre e il fratello Micha vengono caricati sul treno dei deportati. Da un finestrino Etty getta una cartolina, poi raccolta e spedita dai contadini; cartolina le cui poche parole condensano il suo straordinario testamento spirituale: “Abbiamo lasciato il campo cantando”.

Hillesum, Etty
Pagine mistiche
Àncora, 2007 – euro 17,00. Traduzione di Cristiana Dobner