Il cabaret dell’ascesi
Saadat Hasan Manto viene considerato un maestro dai più grandi scrittori angloindiani. Per Salman Rushdie è un «indiscusso maestro». Anita Desai lo paragona a Gogol. Vikram Chandra, autore del bestseller Giochi sacri, non ha dubbi: «Pubblicare Manto in Italia è necessario». A tradurlo per la prima volta nel nostro Paese dall’originale urdu è la nuova e intraprendente casa editrice Fuorilinea (fuorilinea.it), che nel volume Il prezzo della libertà ci propone quindici dei suoi racconti. Traduttore, giornalista e sceneggiatore per Bollywood, Saadat Hasan Manto (1912 – 1955) nacque indiano, morì pakistano, ma fu ripudiato da entrambi i Paesi. La sua colpa? Aver raccontato la sanguinosa divisione tra le due neonazioni senza parteggiare per l’una o per l’altra. Ostracizzato dalla cultura ufficiale dei due stati, precipitò nell’alcolismo e morì di cirrosi epatica a soli 43 anni. Ma qual è la particolarità di questi racconti? In primo luogo, l’ambientazione. Siamo nel 1947, all’indomani dell’indipendenza dall’Impero Britannico, guadagnata con il contributo fondamentale del Bapu Gandhi, il Padre della nazione. Eppure la sua lezione sembra definitivamente smarrita. Il Partito del Congresso e la Lega Musulmana cedono all’illusione di due Stati confessionali proposta dal governo britannico: è la Partizione tra India e Pakistan, che provocherà l’esodo di circa 17 milioni di persone. [Continua »]

“E il treno corre forte il treno va lontano / e il quadro cambia sempre là dietro al finestrino“, cantava alcuni anni fa Riccardo Cocciante. In tempi di voli low cost, quando il viaggio viene tutto assorbito dalla destinazione, anche i più giovani stanno modificando le loro abitudini. Partire zaino in spalla non significa più, forse, conoscere stazioni tutte differenti le une dalle altre, dormire in carrozze più o meno comode, cullati da un treno che sfreccia nella notte verso mete che possono anche cambiare da un momento all’altro. Oggi significa sempre più spesso organizzare spostamenti da aeroporti tutti uguali verso mete già ben previste e organizzate in rete con largo anticipo.
Ma quante volte, nonostante questo, soprattutto chi non è abituato alle porte automatiche, si chiede che cosa fare, arrivato a quel punto. Qualcuno disperatamente tende la mano verso il vetro per vederlo poi subito magicamente muoversi come per prodigio.
di Lucetta Scaraffia, in Il Sole 24 Ore, 25 luglio 2010