Il chirocefalo nel blu della storia

Chirocefalo
Simply to be!

Non di certo elaborando una teoria filosofica o prospettando una qualche mistica, ma come affermava Shakespeare: simply to be. Se poi sia davvero così immediato simply to be, è ben altra cosa o cosa altra. Tuttavia, la fenomenologia non è teoria filosofica ma metodo, allora la luce, quella finestra stretta delle onde elettroniche, va abitata e assorbita. Come abitare nel blu? Come il chirocefalo! Potrei fingere di essere un sughero e lasciarmi galleggiare ma sarei inerte legno, preferisco fare il chirocefalo, quel minuscolo crostaceo di appena un centimetro e mezzo di lunghezza e rarissimo, che nuota con il ventre verso l’alto: immerso nel blu dell’acqua e rivolto al blu del cielo.

Sospeso tra il dentro e il fuori, in una dimensione nuova, dinamica, in cui non si preoccupa di scrutare il fondale e i possibili nemici che gli si avvicinano, ma guarda sempre e solo verso l’alto. Da blu, in blu, verso il blu. Quel chirocefalo che è me stessa abita il blu della storia con il tempo che scorre e lambisce persone e città, luoghi e spiriti pensanti.
Un blu che è incavo, grembo di vita, fluido e plasmante, Maria Zambrano lo aveva colto in Madrid che, avvolta di luce azzurra, “si ammorbidisce, si fa concava affinché tutti possano entrare in lei”. Un blu che genera perché si ritrae, fa posto. Segovia, Toledo, Cuenca, Granada, tutte immerse nel blu, afferma sempre Maria Zambrano, ma ognuna con una sua propria fisionomia: l’una lo afferra, l’altra l’insegue, l’altra ancora lo brucia. E sono solo luoghi, città abitate. E le persone? E quella persona che sono io? Il blu allora non è? O solo sta? Ancora: come vivere il simply to be? Blu ma non immersa nel blues della malinconia, cianotica o livida.

Se divento blu è perché procedo come lo scultore che, con lo scalpello, toglie e toglie, condizione precisa perché tutto emerga e prenda forma, perdendo la forza coesiva naturale. Il rialzo roccioso, materia che tace e neppure si lamenta per il colpo di scalpello, ma si lascia ferire e non sanguina rosso ma dona blu. Nella lunga durata, nell’immersione e nell’elevazione simultanea, emergerà l’intuito, in una dispersione cosmica se si vuole, ma non nel gelo blu, leggero, trasparente: se solo lo tocchi si infrange. Sul fondale di tenebra della storia e del quotidiano, il blu, se non mi è specchio felice, può ben diventarlo, nella leggera bruma da alba: in volo parallelo dal blu cobalto della notte al blu mare del sorgere della luce. In quella luce ombra del quotidiano, il blu che si staglia sul nero ma si slancia verso il bianco.

Ecco il rischio: una terracotta invetriata che contenga in sé ed imprigioni il chirocefalo, chiuso nel blu inteso dell’argilla colorata, non più libero nell’acqua del mare, ormai senza sfumature. Ormai senza ombre, perché senza vita, un’esistenza pietrificata. Snidato e sconfitto il rischio con la lava azzurra del deserto che libera, spoglia. Ed allora il deserto è mare liquido, profondo, per il chirocefalo che nuota. Nel blu. Simply to be!