Sorpreso da Debra

Sabato scorso, 26 marzo, sono stato a cena insieme a mio fratello Antonio in compagnia di Debra Winger, la famosa attrice americana. L’unico film che ho visto dei suoi è Viaggio in Inghilterra in cui interpreta il ruolo di Joy Gresham, moglie di C.S.Lewis, scrittore che amo particolarmente. Ne abbiamo parlato ed è scaturita una piacevole e sorprendente discussione che ho riportato in un articolo che il 29 marzo è stato pubblicato (in forma un po’ ridotta) da L’Osservatore Romano. Ecco qui di seguito i mio resoconto in forma integrale.

E’ universalmente nota l’attenzione al metodo degli attori americani: grande studio del personaggio per una piena, totale immedesimazione, ma è comunque sorprendente sentire parlare Debra Winger di persona della propria esperienza recitativa in Viaggio in Inghilterra, il film di Richard Attenborough del 1993 ispirato alla storia d’amore tra Clive Staple Lewis e Joy Gresham. La Winger, nata a Cleveland 55 anni fa, è una delle migliori attrici di Hollywood, un mostro sacro della recitazione, e la pellicola di Attenborough, che pur gli valse la terza nomination all’Oscar come migliore attrice (dopo quello per Ufficiale e gentiluomo e Voglia di tenerezza), è solo uno dei suoi tanti film, tuttavia risulta subito evidente come quell’esperienza l’abbia segnata non solo a livello professionale:

“Non fu solo una bella esperienza lavorativa, grazie alla compagnia di Anthony Hopkins, ma fu uno dei ruoli che più ho amato interpretare.”, racconta durante una cena riservata a pochi intimi dopo la sua partecipazione all’incontro sul “Viaggio nel cinema americano” organizzato all’Auditorium di Roma lo scorso 26 marzo, “In effetti avevo già letto qualcosa di Lewis e, particolare che davvero mi colpì come un segno, il giorno in cui ricevetti l’invito dal regista a interpretare la parte di Joy, avevo finito di leggere a mio figlio L’ultima battaglia, il settimo e ultimo episodio de Le cronache di Narnia di C.S.Lewis. Prima e durante la lavorazione del film lessi molti altri suoi libri, tutti molto belli, sia quelli narrativi sia i saggi di apologetica cristiana, oltre a leggermi ovviamente i libri di Joy, lo splendido personaggio che ho dovuto interpretare”.

La storia della Gresham in effetti è molto accattivante per un’attrice originale e caparbia come la Winger: giovane poetessa americana di origine ebraica ed ex-comunista, Joy, passata attraverso l’ateismo alla fede cristiana, appassionata lettrice dei libri di Lewis, realizza il suo “viaggio in Inghilterra” nel 1952 per conoscere di persona il suo scrittore preferito che finirà per sposare pochi anni dopo. La sorprendente storia di amore tra il già anziano professore di filologia di Oxford e la poetessa americana non durerà molto a causa di un tumore osseo che stroncherà Joy al termine di una travagliata lotta contro la malattia. Al momento della sua morte, avvenuta il 13 luglio 1960, lo scrittore inglese autore de Le Cronache di Narnia e de Le lettere di Berlicche, scriverà, sotto pseudonimo, uno dei suoi testi più intensi e toccanti, Diario di un dolore, “un vero capolavoro” sostiene grintosa la Winger, “un libro che amo sempre rileggere e per la sua potenza vitale amo regalare a tutte quelle persone care che si trovano a vivere un’esperienza luttuosa”.

Anche la Winger è di origine ebraica, i suoi nonni erano ebrei ortodossi e macellai kosher, tradizione che non si è persa nella vasta famiglia (vanta oltre sessanta cugini di primo grado), un’ebrea incantata dall’Italia, da Anna Magnani e dalle meraviglia del Vaticano al punto che scherzando, ma non troppo, afferma che la visita alla Cappella Sistina nella mattinata le ha provocato un episodio da vera sindrome di Stendhal ed è soprattutto appassionata del suo lavoro: “quando si recita, anche nelle scene più banali, si realizza sempre qualcosa di magico, c’è una sacralità nella messa in scena che è qualcosa di unico, per cui sembra che mentre i due attori parlano tra di loro tutto il cosmo resti lì, carico, come fosse in attesa, partecipando con ogni suo atomo a quella scena”.

E pensare che, come in ogni buona famiglia che si rispetti, anche per la giovanissima Debra la scelta della recitazione fu osteggiata: “Non potrai mai diventare una star del cinema”, le disse il padre, “perchè le star sono belle!” Ma lei non si scoraggiò: “non sarò una star, ma semplicemente un’attrice!”. E per capire il peso del talento di questa donna non più giovane ma ancora piena di fascino è sufficiente andarsi a rivedere l’interpretazione della piccola ma “tosta” Joy Gresham, la donna che sconvolse piacevolmente la vita di C.S.Lewis al punto che decise di intitolare la sua successiva autobiografia con lo splendido titolo-gioco di parole: “Surprised by Joy”.