Una regione irraggiungibile…

Quest’estate ho letto “Un’arancia a orologeria” di Anthony Burgess, gran libro. Mi ha molto colpito il linguaggio (mi piacerebbe leggere l’originale inglese), oltre al fatto che Kubrick, eliminando l’ultimo breve ma decisivo capitolo dalla sua fedele e splendida versione cinematografica, non è stato poi tanto “fedele”. Il dramma scritto da Burgess ha al suo centro il tema del libero arbitrio, la libertà che fonda la dignità dell’uomo. Tutti voi ricordate, spero e immagino, la “parabola” (ascendente e discendente) di Alex, il crudele e sfortunato protagonista della vicenda. C’è una pagina che mi ha colpito profondamente, quando il sacerdote del carcere va da Alex che ha deciso di sottoporsi alla cura che lo renderà “incapace di scegliere di fare il male”, togliendogli appunto il libero arbitrio. E, tra le altre cose, gli rivolge queste parole: “E ora, a proposito di pregare, mi rendo conto che non servirà a molto pregare pe te. Stai per entrare in una regione dove il potere delle preghiere non potrà più raggiungerti. Una cosa terribile, a pensarci.”  [...] E poi cominciò a piangere. Ma io non ci feci molto caso [...] disse: “Può anche andare a finire bene, chissà? Dio opera in modi misteriosi”. Poi si mise a cantare un inno con una ciangotta alta e potente.” Pagina toccante, per me almeno. L’idea che la potenza della preghiera sia così legata alla fragilità della libertà dell’uomo mi ha fatto molto riflettere. Una riflessione che voglio condividere con voi.

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Ansae vis

Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit

 
Mente fingite vos ante ianuam vitream per se ipsa pandentem esse. Iam quid vobis faciendum sit scitis: ut pandatur vobis exspectandum est. Nihil vobis faciendum est: solum exspectare. Cuius pandendae cupiditas frangitur contra vitrum quod ipsum machinatione quadam quod vos optatis vobis nihil facientibus facit. Sed saepe, quamvis hoc, praesertim qui ianuis per se ipsis pandentibus assuetus non est, ex se quaerit quid sibi faciendum sit, cum illic sit. Nonnulli manus suas ad vitrum quod repente vident se mire mirum in modum movere acerrime porrigunt [Continua »]

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Flannery, l’immoralista

Secondo padre Michael P.Gallagher, decano emerito di teologia fondamentale all’Università Gregoriana, la scrittrice cattolica americana Flannery O’Connor è una “esploratrice religiosa”. Nel suo ultimo saggio pubblicato qualche settimana fa in Inghilterra, colloca la O’Connor nella “top ten della fede”:  Faith Maps: ten religious explorers from Newman to Joseph Ratzinger. La scrittrice è in ottima compagnia: oltre a Newman e a Ratzinger, tra i dieci esploratori ci sono nomi altisonanti come quelli di Maurice Blondel e di Von Balthasar, di Bernard Lonergan e del filosofo canadese Charles Taylor (l’unico vivente insieme all’italiano Pierangelo Sequeri). Alla fine di giugno è uscito in Italia per i tipi della casa editrice cattolica Ancora, il primo libro interamente dedicato alla O’Connor, un agile ma acuto saggio critico scritto da Elena Buia Rutt (giornalista laureata in filosofia con una tesi sulla scrittrice americana): Flannery O’Connor, il mistero e la scrittura, con prefazione del padre gesuita Antonio Spadaro, scrittore de La Civiltà Cattolica e autore di diversi lunghi articoli sulla spiritualità della narrativa o’connoriana. Infine: nel prossimo mese di agosto al Meeting di Comunione e Liberazione si terrà una mostra-evento per presentare questa singolare figura di narratrice che si dichiarava scrittrice “non sebbene, ma proprio in quanto cattolica”. [Continua »]

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Il cabaret dell’ascesi

Saadat Hasan Manto viene considerato un maestro dai più grandi scrittori angloindiani. Per Salman Rushdie è un «indiscusso maestro». Anita Desai lo paragona a Gogol. Vikram Chandra, autore del bestseller Giochi sacri, non ha dubbi: «Pubblicare Manto in Italia è necessario». A tradurlo per la prima volta nel nostro Paese dall’originale urdu è la nuova e intraprendente casa editrice Fuorilinea (www.fuorileanea.it), che nel volume Il prezzo della libertà ci propone quindici dei suoi racconti. Traduttore, giornalista e sceneggiatore per Bollywood, Saadat Hasan Manto (1912 – 1955) nacque indiano, morì pakistano, ma fu ripudiato da entrambi i Paesi. La sua colpa? Aver raccontato la sanguinosa divisione tra le due neonazioni senza parteggiare per l’una o per l’altra. Ostracizzato dalla cultura ufficiale dei due stati, precipitò nell’alcolismo e morì di cirrosi epatica a soli 43 anni. Ma qual è la particolarità di questi racconti? In primo luogo, l’ambientazione. Siamo nel 1947, all’indomani dell’indipendenza dall’Impero Britannico, guadagnata con il contributo fondamentale del Bapu Gandhi, il Padre della nazione. Eppure la sua lezione sembra definitivamente smarrita. Il Partito del Congresso e la Lega Musulmana cedono all’illusione di due Stati confessionali proposta dal governo britannico: è la Partizione tra India e Pakistan, che provocherà l’esodo di circa 17 milioni di persone. [Continua »]

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Fuggire la noia …?

E’ un po’ di tempo che ci penso. Ma che vuol dire “fuggire la noia”? La noia, in effetti, noi uomini tendiamo a fuggirla. Ma siamo sicuri che è la cosa migliore da fare? Ho sempre di più la sensazione che la noia sia come un cane ringhioso, se lo fuggi t’insegue. Insomma, sto cercando di mettere a fuoco il fatto che la noia non è monolitica nella sua negatività, ma ha una serie di sfumature imprevedibili e di ambiguità ricche di speranza. Del resto Leopardi nel suo Canto notturno del pastore errante dell’Asia insiste sul fatto che il tedio è proprio ciò che differenzia ogni uomo dagli animali, dalla capra, essere più sfortunato dell’uomo proprio perché non conosce il mortale (e quindi vitale) abisso della noia. [Continua »]

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Quando il treno sfrecciava nella notte…

“E il treno corre forte il treno va lontano / e il quadro cambia sempre là dietro al finestrino“, cantava alcuni anni fa Riccardo Cocciante.  In tempi di voli low cost, quando il viaggio viene tutto assorbito dalla destinazione, anche i più giovani stanno modificando le loro abitudini. Partire zaino in spalla non significa più, forse, conoscere stazioni tutte differenti le une dalle altre, dormire in carrozze più o meno comode, cullati da un treno che sfreccia nella notte verso mete che possono anche cambiare da un momento all’altro. Oggi significa sempre più spesso organizzare spostamenti da aeroporti tutti uguali verso mete già ben previste e organizzate in rete con largo anticipo.

Tutto questo semplifica i contatti e gli spostamenti, e dunque è cosa in sé buona. Tuttavia forse è a rischio il senso stesso del viaggio inteso come tragitto, approssimazione, fatica, e persino incertezza. E tutto questo era garantito dal treno:  “il treno corre forte e il treno adesso vola / sulle distese immense di ciclamini viola / sulle colline dolci coperte da lenzuola”, proseguiva Cocciante. E così ci diceva che in fondo guardare dal finestrino è guardare il mondo come una pinacoteca vivente nella quale lo sguardo è chiamato a godere di uno spettacolo che non è in grado di fermare.

Dal 1972 la chiave immancabile per accedere a questo viaggio era ed è l’InterRail, cioè un [Continua »]

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Un posto per tutti

L’altro giorno qui a Maratea c’è stata la festa della Madonne delle Grazie, grande festa con tanto di banda di paese. La banda di paese. Non se ne vedono più molte in giro. Nelle grandi città è difficile incontrarle (altrimenti perché si chiamano “di paese”?). Però è uno spettacolo meraviglioso, toccante (e infatti mi sono commosso). [Continua »]

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