Viaggio: una foresta di simboli

Il TEMA DELL’ANNO di Bombacarta per il 2001 è IL VIAGGIO.
Il “viaggio” è una delle figure più penetranti e pregnanti dell’immaginario collettivo occidentale. La dimensione spazio-temporale della nostra vita viene in esso coinvolta a tal punto che lo si può definire una delle metafore più dense del nostro essere nel mondo. Il viaggio può assumere vari volti: l’avventura, la nostalgia, l’esilio, la missione, il pellegrinaggio, la sequela e, in generale, la ricerca, il volo, il giro del mondo, la passeggiata ,… Più che metafora, lo si potrebbe definire, prendendo in prestito una espressione di Baudelaire, una vera e propria “foresta di simboli”, capace di esprimere in qualsiasi modo la transizione e la trasformazione: la morte (“trapasso”), la vita (“cammino”, “pellegrinaggio”), i momenti della vita sociale (“riti di passaggio”). Come intendere questa dimensione radicale dell’essere umano? Costruiremo qui solo uno dei tanti possibili itinerari alla scoperta del senso del “cammino” dell’uomo.

Ci sono tanti modi di scrivere di viaggio. Forse ciascuno di noi ha scritto almeno una volta un diario di viaggio, ad esempio. Quando ci troviamo in viaggio i nostri occhi divorano il paesaggio e le immagini si imprimono più facilmente nella mente perché sono nuove. Quando ci troviamo in un mondo nuovo siamo maggiormente ricettivi, però nel momento in cui la novità diventa routine, l’ambiente che ci circonda diventa uno sfondo. E’ da quel momento che il luogo di viaggio diviene abitazione, habitat, “home”, “heimat”,… Allora non siamo più “in viaggio”, ma “a casa”. C’è comunque chi trova nel viaggio la propria casa…
Uno scrittore prende coscienza di quello scrive solo dopo che lo ha scritto. Quindi la scrittura è artistica quando il pensiero arriva prima alla penna e poi alla testa. Il “diario di viaggio” in questo senso consiste quindi in un filtro del reale attraverso la coscienza della penna: scrivo qualcosa e capisco meglio l’esperienza che ho fatto mentre la scrivo e dopo averla riletta. Esiste dunque una comprensione del viaggio che si è compiuto che è riservata solo a coloro che ne scrivono, che ne conservano “memoria” scritta. Ma la memoria scritta è spesso “creativa”perché legge la realtà alla luce del tempo e della coscienza. Il viaggio in scrittura diventa dunque percorso interiore, viaggio all’interno del proprio immaginario e della propria interiorità.