Cose autentiche

Mentre la città bruciavaL’appello Cari scrittori d’oggi diteci cose autentiche di Marina Corradi, ripreso recentemente in questo blog, oltre che monito d’esortazione e d’invito, funziona molto bene anche come chiave di lettura, come orientamento tra tanti testi che incontriamo nelle librerie. Un romanzo che mi sembra rispondere a questa richiesta è Mentre la città bruciava (Giuntina, Firenze 2004) di Shulim Vogelmann, in quanto ci immette direttamente nel mezzo del conflitto tra arabi e israeliani, secondo il punto di vista di un giovane ebreo italiano cresciuto a Firenze, che, dopo la maturità, si trasferisce a Gerusalemme per prendere coscienza della realtà dello Stato ebraico e poi decide di frequentare lì l’Università ed infine fare l’aliyà, cioè l’immigrazione in Israele, diventandone cittadino a tutti gli effetti, con gli obblighi che ne derivano, in primo luogo quello di prestare, con rischio e fatica, il servizio militare. La narrazione, tra il diario personale e la registrazione di cronaca, ci fa conoscere la problematica situazione odierna di Israele tramite il punto di vista di un giovane ebreo italiano fortemente determinato nel ricercare le sue radici religiose, storiche, etniche e culturali nel difficile confronto tra ebrei ortodossi e liberi interpreti della tradizione ebraica, in spirito laico e moderno, in una Gerusalemme in cui la vita di ciascuno è immersa nel dramma della precarietà per gli attentati dei palestinesi kamikaze, mentre è d’obbligo interrogarsi costantemente su come ci si debba schierare, su che cosa sia giusto e bene fare per sé e per gli altri: una grande fatica, soprattutto intellettuale e morale, che il protagonista affronta con coraggio e porta avanti con determinazione in un crescendo di tensione fino al momentaneo stacco per un temporaneo ritorno in Italia durante il quale, sulla base delle esperienze vissute da giovane, dovrà decidere il suo futuro, ormai di uomo. Proprio per questo il romanzo si configura ancora una volta come “romanzo di formazione”, seppure in una situazione socio-politica molto particolare, quella del conflitto arabo-israeliano, in cui non solo gli ebrei e i palestinesi devono saper trovare la loro autenticità e la giusta strada della convivenza, ma tutti noi, ormai cittadini del mondo, siamo chiamati ad impegnarci e schierarci.