La Londra di Tondelli

La prima volta che Pier Vittorio Tondelli nomina significativamente Londra è nel 1982. Nella sua «cronaca» (Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni Ottanta, Milano, Bompiani, 1990, 198-200. 386-396) lo scrittore mostra «una sublime fauna giovanile» che «continua a mischiarsi e a fluttuare attraverso atteggiamenti, pose, comportamenti e gesti del tutto imprevedibili» (ivi, 198). Sono i giovani che passeggiano nel West End «con i loro codini libertini, i completi azzurri o cremisi o violacei, le calzature di plastica color mosto d’uva, del lillà o addirittura maculate di leopardo e di ghepardo» (ivi). Le ragazze invece sono ritratte come «signorine squiziosissime con minigonne a paralume, frappe e pizzi e alamari, giubetti e corsetti e volant e spilloni nei capelli» (ivi). Tutto già revival del punk di King’s Road del 1976: revival dunque e non realtà originale, “novità”. È una Londra-«corto circuito» di «segni-comportamenti-discorsi del tutto indipendenti, e anche contrari tra di loro», atteggiamenti che non hanno come obiettivo un’interpretazione del mondo, «ma unicamente la ricerca di una via di scampo all’ondeggiare dell’esperienza» (ivi, 387): «non c’è posto per l’identità personale» (ivi, 388). Tondelli sembra costruire una mappa di questa esigenza: Trafalgar Square, il Pall Mall, St. James’ Park, Charring Cross, Soho intera.
Ma lo sguardo è già ironicamente critico e disilluso davanti a ogni travestimento. E quattro anni dopo, nel 1986, Londra assume i tratti melanconici e sentimentali dello sguardo su Cranley Gardens dalla parte di Fulham Road: «E allora sente un grande respiro d’emozione e si arresta in contemplazione. Da questa parte della via un campanile sovrasta le case» (Biglietti agli amici [1986], Milano, Bompiani, 1997, 61). Questo sguardo si approfondisce e si sviluppa nel 1989 in Camere separate, spesso posandosi sugli stessi luoghi sui quali si era posato nell’ ‘82, ma con uno spirito ben diverso. Leo «vuole strasene da solo, non vuole parlare né tantomeno fare conversazione alle sette di sera, a tavola» (Camere separate, Milano, Bompiani, 1989, 77. Cerca un appartamento per Soho e ne trova uno in Old Compton Street, dalla parte di Charring Cross. «La mattina si alza prestissimo e cammina per Soho senza una meta precisa. In queste ore la città gli piace. È vuota e silenziosa» (ivi, 79). La sera vaga per ore in Gerrard Street alla ricerca di un ristorante cinese, in cui mangiare (ivi, 84-85), cammina in silenzio per le strade, siede nei pub attorno al Covent Garden e passa pomeriggi interi alle slot machine (cfr ivi, 87). In questa solitudine egli «sta cercando di abbracciare la parte più vera di se stesso recuperandola attraverso il ricordo, la riflessione, il silenzio» (ivi, 86). Il viaggio si concluderà qualche giorno più tardi: «in volo, sulla via del ritorno, si chiede se ha viaggiato per qualcosa. Non lo sa». Semmai sa che «sta finalmente riportando a casa» (ivi, 91) se stesso.

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