Sdegno della nullità e fuoco elettrico

Giacomo Leopardi, Zibaldone 195-6, 1 agosto 1820

Sebbene è spento nel mondo il grande e il bello e il vivo, non ne è spenta in noi l’inclinazione. Se è tolto l’ottenere, non è tolto nè possibile a togliere il desiderare. Non è spento nei giovani l’ardore che li porta a procacciarsi una vita, e a sdegnare la nullità e la monotonia. Ma tolti gli oggetti ai quali anticamente si era rivolto questo ardore, vedete a che cosa li debba portare e li porti effettivamente. L’ardor giovanile, cosa naturalissima, universale, importantissima, una volta entrava grandemente nella considerazione degli uomini di stato. Questa materia vivissima e di sommo peso, ora non entra più nella bilancia dei politici e dei reggitori, ma è considerata appunto come non esistente. Frattanto ella esiste ed opera senza direzione nessuna, senza provvidenza, senza esser posta a frutto (opera perchè quantunque tutte le istituzioni tendano a distruggerla, la natura non si distrugge, e la natura in un vigor primo freschissimo e sommo com’è in quell’età) e laddove anticamente era una materia impiegata e ordinata alle grandi utilità pubbliche, ora questa materia così naturale, e inestinguibile, divenuta estranea alla macchina e nociva, circola e serpeggia e divora sordamente come un fuoco elettrico, che non si può sopire nè impiegare in bene nè impedire che non iscoppi in temporali in tremuoti ec.

Nessun commento a “Sdegno della nullità e fuoco elettrico”

  1. Marica ha detto:

    Possa la somma fiamma dell’Ardore di cui tanto disperatamente mi compiaccio, brindare la birra col vecchio di Hemingway. -Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio era decisamente e definitivamente salao , che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all’albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand’era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne ».
    Il vecchio leone, come la corsa della tartaruga, come una vita vissuta o come una poesia che le conteneva tutte. Possa la somma fiamma dell’ardore aprirsi a valore e all’impegno personale, la brama di sognare il leone senza esserlo o avere un fine giusto. Se il fine è giusto/ io sono d’accordo/ Altrimenti è guerra con il mondo. :) Una rosa sullo Zibaldone. M.

  2. Serafina ha detto:

    Certola Qualunque di Antonio Albanese ricorda spesso che “I giovani sono un problema, non una risorsa”, sottolineando come dell’ardore giovanile si voglia solo spegnere il fuoco elettrico quasi si temesse di vedere un qualche bagliore illuminante. D’altronde siamo avvezzi a trarre energia non dalla luminosa viva fonte solare, bensì dalla morta sostanza, oscura materia racchiusa nelle viscere della terra.

  3. Cristina ha detto:

    Allora sono giovane anch’io che ho 42 anni….perchè anche io sdegno la nullità e la monotonia e sento il fuoco elettrico che arde…e credo che se vado avanti così anche ad 80 anni sarò esattamente uguale…se non peggio.

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