L’autore: uno, nessuno, centomila?

Mi è capitato, di recente, di leggere, inevitabilmente, il romanzo di mio fratello Antonio “L’America non esiste”, ottima seconda prova dopo il già buon esordio narrativo di “Assoluzione”. La prima cosa che sono andato a leggere sono stati i “Ringraziamenti” posti al termine del romanzo, pensavo di cavarmela in poco tempo e invece mi sono imbattuto in 4 pagine di testo! Da qui è scaturita una riflessione: ma questo romanzo, ma tutti i romanzi (ma anche i film e le altre opere d’arte) sono di un autore soltanto, come atto geniale solitario, oppure sono di tanti, centomila, piccoli autori? Penso a questo romanzo, con quella foto in copertina sull’orgogliosa guglia dell’Empire, il grattacielo simbolo della metropoli americana, ma anche con quelle 4 pagine che danno a ciascuno il suo, riconoscendo il debito che ogni artista sa di avere nei confronti di chi ha incontrato lungo il suo cammino creativo. Ma penso anche ai titoli di coda dei film, la parte più commovente, quella che non interessa a nessuno (la gente si alza e se ne va dal cinema mentre ancora scorrono, lunghissimi) tranne a chi invece fa parte di quella lunga lista. Ma penso anche ad alcune tra le grandi opere della letteratura di tutti i tempi: l’Iliade, l’Odissea, le ballate di Robin Hood, il Kalevala, i racconti della Tavola Rotonda, le Mille e una notte, il Mahabarata, la Bibbia… non c’è UN autore di questi testi, ma sono frutto di un lavoro secolare di interi popoli. Un critico è autore di un gesto, quello critico, del tutto “solitario”, ma un artista deve riconoscere (e ringraziare) che la sua opera l’ha generata perchè l’ha ricevuta, perchè lui è la foce di un fiume che attinge acqua da mille affluenti. Mi viene in mente quindi la battuta del solito Chesterton:

“La leggenda è fatta generalmente maggioranza, sana, degli abitanti di un villaggio; il libro è scritto, generalmente da quello, fra gli abitanti del villaggio, che è matto”.

Meditiamoci, magari in compagnia.