American Life – qualcosa più di una coppia

Burt e Verona sono una coppia moderna. Qualcosa sta per scombussolare la loro vita. Verona è incinta. In un secondo si accorgono di avere un futuro. Complicato.
Qual è il primo istinto? Tenersi la propria vita esattamente com’è e scaricare il problema su qualcun altro: i genitori di Burt. Molto bambinesco, molto “giovanile”. Il pensiero di coppia deve ancora svilupparsi.

AWAY WE GO
I futuri nonni si defilano immediatamente. Hanno dei progetti da seguire. I loro progetti.
L’atteggiamento dei genitori di Burt innesca i due giovani (e il film). Finalmente i due considerano le loro vite: 34 anni, laureati, falliti. Hanno un futuro, ma sono privi di un progetto. Stanno diventando padre e madre. Possono andare via anche loro. Possono trovare “il luogo migliore per vivere felici e crescere i propri figli”. “Non siamo dei falliti”. “Siamo completamente privi di vincoli. E’ un momento da sogno!” Pronti via: si insegue il miraggio della felicità. Altrove.

PHOENIX
Lily e Lowell. Semplicemente irritanti (bravo Mendes). Rappresentano la famiglia desertica. Arida (Phoenix non a caso si trova in Arizona). Lily non fa che lamentarsi. Il matrimonio le ha tolto tutto: bellezza, vita, futuro. “Il matrimonio ti impedisce di squagliartela senza problemi”.
Può nascere un frutto nel deserto? Infatti i due bambini sono come intontiti, imbambolati. Amorfi. La madre li insulta, come se nulla fosse. “Per loro è solo rumore di fondo, non ci sentono”. “I bambini usciti dalla pancia sono già fottuti. Avranno un cellulare: se la caveranno!”.
Burt e Verona sono posti di fronte a un primo interrogativo: una bella famiglia è possibile? O tutto è votato al fallimento? Nel deserto, nell’arsura sfinente e devastante, i due ragazzi trovano la forza di non arrendersi alla tentazione (di mollare). Si aggrappano all’unica cosa che possiedono: l’amore. “Sei la mia luce, il mio cielo. Non vedo l’ora di vederti mamma.” “Che facciamo noi due? Nessuno si ama come noi, vero? Allora, che facciamo di noi due?” “Credo si debba andare avanti.”

MADISON
Dal deserto dell’Arizona al Wisconsin. Ovvero, da sud ovest a nord est. Da un estremo all’altro. Da chi è azzerato a chi invece ha trovato “LA LUCE”.
Gloria e Jerry sono gli alter ego di Lily e Low. Anch’essi irritanti (ri-bravo Mendes). Propugnatori di una strampalata teoria new age: il continuum. “Niente separazione, niente zucchero, niente passeggini. Io provo amore per i miei bambini. Perché vorrei spingerli via da me?”. E poi il “letto di famiglia” e il padre “cavalluccio marino” che scorta i figli concepiti dalla madre. I ruoli sono azzerati, l’anelito educativo pure. Gloria e Jerry sono campioni del fraintendimento. La loro famiglia è centrata sul sé e non sull’altro. Sui bisogni dei genitori e non su quelli dei figli. Sulla teoria e non sulla pratica. Il desiderio di possedere è scambiato per amore. L’egoismo trionfa.
Ci troviamo di fronte a una maternità invasiva, onnicomprensiva. È tutto troppo femminile. Un utero permanente. Non esiste rischio. E se non c’è rischio, non si cresce. Il viaggio (anche quello familiare) è sempre un abbandono in funzione di una scoperta.
Via, bisogna andare. Anzi, fuggire!

MONTREAL
“Questa è una famiglia. La voglio!”
Montreal non si trova negli Stati Uniti, ma in Canada. Anzi, nel Canada francofono (Quebec).
Dopo la disillusione del quotidiano, della famiglia standard del 2000, i nostri prodi fanno i conti con un modello utopico. Che sta altrove. Non appartiene a questa terra (è u-topico, un non luogo). Nella famiglia di Tom e Munch si respira amore, unità, dolcezza, apertura al prossimo.
Ciò che serve per essere felici e sereni, ciò che lega è l’amore. Dovete usarlo tutto. È il collante. La pazienza…” Parole al miele. La luce sulla via. Eppure anche questa famiglia ha un lato oscuro. Come ogni cosa. Tom e Munch non riescono ad avere figli propri. E non basta l’amore del mondo a colmare questo vuoto. Due squarci nel film che rivelano ferite profonde, sanguinanti. Munch balla una sensuale, ma non pornografica lap dance. Ha bisogno del suo uomo. E’ sterile, ma ha la necessità di sentirsi amata, desiderata. E’ un ballo disperato (l’urlo di Munch). Mentre la guarda, Tom spalanca l’abisso di una dimensione inaspettata. “Cresci questi bambini dentro la pancia. E poi spariscono. E tu non sai se devi dargli un nome, seppellirli.” Siamo effettivamente su un altro pianeta. Da prendere a piccole dosi. E’ già ora di ripartire.

MIAMI
Florida. Il paese del sole tutto l’anno. Il paradiso. O no? Mendes rende protagonisti il buio e l’assenza. Della madre. Il fratello di Burt è a pezzi. La moglie se ne è andata. La figlia si sta perdendo. E lui cerca di ricucire. Ma non basta. Per i due ragazzi, altre domande.
Chi è quella persona che abbandona la figlia? E se capitasse a noi? Che succede se la vita ci cambierà?” “L’unica cosa è che ce la mettiamo tutta per questa bambina. È l’unica cosa che possiamo controllare.”
Burt e Verona sono maturati. Di fronte alla quotidianità, ai desideri e alle opportunità che divorano i sogni, i due ragazzi non si aggrappano più al loro amore. Ma alla bambina. A un ideale più alto della coppia. A un bene ulteriore. Al bene della bambina. Per lei (e non per loro) si impegneranno ad amarsi. Questa volta per scelta, non per una questione ormonale, romantica o oroscopica.
E pensano. Si mettono a nudo. Per la prima volta? Si amano. Verona non vuole sposarsi perché non ha una famiglia alle spalle, non un riferimento. Come costruire senza fondamenta? Allora va in scena un matrimonio pagano, informale, ma dolcissimo, commovente, estremamente tenero. Burt e Verona si scambiano le promesse. “Mi prometti di non lasciarmi? Di non abbandonare la bambina?” “E tu mi prometti che quando lei parlerà tu l’ascolterai?”.
Quanto sono cresciuti i nostri eroi. Quanta strada hanno percorso insieme. Quanto a fondo sono andati. I due hanno capito. Verona medita a lungo, sta sveglia tutta una notte. E poi mette a fuoco. Mette insieme i pezzi del viaggio. Non deserto, non luce, non paradiso, non inferno. La famiglia è altro. La parabola dell’arancio malato.

L’amore che scorre nella Famiglia è un albero di arancio. Sempre. Non solo quando è nel pieno del vigore. Non solo quando i suoi fiori sono meravigliosi e profumati, quando i frutti sono grossi, colorati e succosi. Famiglia è non arrendersi a un arancio malaticcio, a un amore che per milioni di motivi viene meno. Famiglia è tener vivo ad ogni costo l’albero. Appenderci frutta. Con ostinazione. Va bene anche la plastica. Vanno bene anche le banane.
Da piangere. Ci siamo. È ora di abbandonare le città. È ora di…

TORNARE A CASA
Non esiste un luogo dove essere felici. Verona e Burt l’hanno capito. O meglio, il luogo della felicità è CASA, che è sinonimo di famiglia. Sono loro tre. E Verona si ricorda di averla, una casa. Dove? Non si sa. È casa. E tanto basta.
Una casa disadorna, dimenticata. Con l’arancio malato là fuori (stupendo!). Allora sì. Ecco il segreto. La famiglia è una porta sull’oceano. Sulla bellezza e sulla profondità. Sull’infinito, sull’indefinito. Sulla vita, sul domani e sul sempre. Una porta aperta. Sull’eterno.

1 commento a “American Life – qualcosa più di una coppia”

  1. Stefano_68 ha detto:

    Grazie per il bel commento.
    Mi permetto di aggiungere solo una piccola suggestione sulla scena finale, che secondo me, forse aldilà delle stesse intenzioni del regista, sembra alludere a qualcosa in più.
    Il ritorno a casa di Burt e Verona, nella vecchia casa di famiglia di Verona, suggerisce simbolicamente un ritorno ad una sapienza forse oggi troppo frettolosamente liquidata, che, al pari della casa, ha bisogno di essere rimessa in sesto, riscoperta e ripensata con nuove categorie e nuovi linguaggi. E questa casa, che sarà la loro vita, ha una caratteristica simbolica particolarmente significativa: cresce ai bordi di un maestoso fiume che, come la vita che i protagonisti dovranno affrontare, è bellissimo e spaventoso nello stesso tempo … e il film si chiude proprio con Burt e Verona seduti ai bordi del fiume, in una assorta contemplazione.
    Non ho potuto fare a meno di pensare all’immagine dell’uomo felice descritto nel Salmo 1, come colui che non si ferma nella via dei peccatori (le persone confuse e disorientate incontrate nel film) ma si compiace della Legge del Signore, e che “Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai”..

Prima di inserire un commento, assicurati di aver letto la nostra policy sui commenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *