Sono come tu mi vuoi
di Luca Benedetti
Tra il 2006 e il 2007 usciva la rivista “ilmaleppeggio”. La dirigeva Lanfranco Caminiti e il sottotitolo era “storie di lavori”. Con articoli e racconti, si occupava della mutevole condizione lavorativa romana e laziale. Oggi Laterza ripropone alcuni di quei racconti nella bella collana Contromano.
Tanti episodi che sono uno solo, legati da un filo rosso (di bolletta), quello del lavoro e di ciò che una volta amavamo definire mobilità e che oggi chiamiamo col suo vero nome, precariato.
Come già avveniva in altri titoli di quegli anni, Vita precaria e amore eterno di Mario Desiati o Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese di Aldo Nove – ricorda nell’introduzione l’ex caporedattore Carola Susani – anche in questi brevi testi, il lavoratore, quello precario, si ritaglia un ruolo tutto suo nella narrativa nostrana, in un genere che potremmo chiamare neopicaresco e, al centro di questa labor-lit, c’è proprio l’involuzione della vita lavorativa, scevra da concetti quali la stabilità e la realizzazione professionale. [Continua »]
Che cosa è un confine? Cosa una frontiera? Cosa li distingue, cosa li accomuna? Che esperienza abbiamo-facciamo del confine o della frontiera? Quando essi smettono di essere delle figure puramente geografiche per diventare qualcosa che riguarda il nostro essere-stare al mondo?
Hodie mane, e somno sensim excitatus et quasi in cogitatione defixus, lente balnei forem aperui. Aquae in vultu et in corpore primus vere sensus qui nos cum mundo contingit est, quod calor differentiam cum cute sensibus subiectam fert. Aqua forsitan prima nos cum mundo differentia contingere facit. Postea fenestram aperui. Lux iam in cubiculum meum inerat, iam foras spectaveram. Iam caelum serenum esse videram, sed fenestra patefacta aerem sensibus meis percepi. Aer tibi quae extra fenestram vides ficta non esse, ut in spectaculo Truman Show inscripto, sed vera persuadet. Nam non oculos solos tangit, sed te ipsum et in pulmones tuos init. Etiam caloris inter te extraque differentiam, inter cubiculum tuum et exteriora animadvertis. Postea breviarium meum aperui, meum precum librum. Librum aperire mirum facere est.
Stamattina, dopo una risveglio lento e quasi meditativo, ho lentamente aperto la porta del bagno. L’effetto dell’acqua sul viso e sul corpo è il primo contatto vero col mondo perchè la sua temperatura crea una differenza a pelle, sensibile. L’acqua, forse permette il mio primo vero contatto col mondo, che è contatto di differenze. Poi ho aperto la finestra. La luce era già nella mia stanza, la visione del mondo esterno l’avevo già avuta. Avevo già visto che era una bella giornata, ma aprire la finestra ti fa sentire l’aria. L’aria ti dà la certezza che quel che vedi al dià della tua finestra non è una scena finta, da Truman Show, ma è qualcosa di vero. Non tocca infatti solo la vista. L’aria ti tocca e entra nei polmoni. Senti perfino la differenza di temperatura tra te e il “fuori”, tra la stanza e l’esterno. Poi ho aperto il mio breviario, il mio libro di preghiera. Aprire un libro è un gesto strano. Il mio breviario è di 1900 pagine. È un mattoncino di carta india con i bordi di un verde elegante.
Quando Groucho Marx, uno dei comici più geniali della storia, veniva interpellato sulla nascente televisione rispondeva, tra il faceto e il piccato, che a suo giudizio lo schermo faceva un ottimo servizio al libro: ogni volta che qualcuno l’accendeva – sosteneva – lui si spostava in un’altra stanza a leggere un bel volume. Per uno dei tanti paradossi della storia, che si diverte a spiazzare perfino i più paradossali dei comici, l’osservazione “marxiana” si è trasformata in realtà in forma ben più immediata visto che oggi attraverso lo schermo – quello del computer oltre a quello televisivo – passa molta informazione di grande qualità sulle cose letterarie; anzi, spesso con le risorse dei blog, dei social network o dei siti dedicati, è proprio attraverso il web che l’informazione culturale si raffina e si afferma e si diffonde soprattutto meglio nelle molte nicchie mobili e avvertite che caratterizzano il fior fior dell’utenza libraria di oggi.