Rosso Vermiglio

Le considerazioni di Giuseppina CATONE sul libro di Benedetta Cibrario, la scrittrice emergente fiorentina, vincitrice del 46° Premio Campiello, edito da Feltrinelli.

Sarà stato il titolo o il colore della copertina, saranno state le poche battute stralciate dal testo e poste come presentazione in quarta di copertina, ma questo libro mi ha catturata.
A volte ci sono libri che ci prendono così, senza che ce ne accorgiamo, e si fanno leggere tutto d’un fiato e, al contrario, ci sono libri che impieghi mesi, anni, a terminare, che stenti a concludere.
Non è così anche con le persone? Ci sono simpatie istintive, amori a prima vista, passioni insondabili e inspiegabili, e ci sono conoscenze che si portano avanti a stento, con poco feeling, per usare un termine alla moda.
Con questa premessa non voglio dire che tutto quello che risponde ad un’immediata corrispondenza affettiva sia giusto né che un libro che attrae sia un bel libro: voglio solo dire che c’è un’indole, un carattere in ognuno, in ogni lettore, pronto a ricevere ciò che al proprio gusto e carattere si modella.
Io posso riconoscere la grandezza e l’intelligenza, la profondità di un’opera, ma può non emozionarmi.
Il libro in questione mi ha emozionato: forse non sarà un gran libro, può darsi che fra qualche tempo entrerà a far parte di quei molti libri che ho letto, ma che ricordo poco. Comunque mi ha emozionato.
E’ narrato in prima persona, con continui spostamenti nel tempo del racconto: presente e passato si intrecciano in modo infine armonico e si capisce solo a conclusione del romanzo il perché era giusto che si altalenassero così. [Continua »]


Il Leviatano di Julien Green

Julien Green

Julien Green

A Lorges, una cittadina della provincia di Parigi, la noia è una brutta bestia, soprattutto d’inverno. Alla fine degli anni ’20 non c’è televisione, non c’è internet, il movimento e gli svaghi della capitale sono lontani e il freddo è intenso, dentro e fuori. Gli uomini si ritrovano ogni sera al ristorante della signora Long, una donna sola e appassita che vive per soddisfare una feroce curiosità su tutto quanto accade nella vita dei suoi avventori. Li tiene in pugno perché da lei si può lasciare la cena in conto come per la spesa dal droghiere, ma più di ogni altra cosa c’è che sono tutti frequentatori di sua nipote Angéle, l’orfana che alla chetichella la zia fa prostituire. La tetra signora Long può tenere in uno stato di schiavitù morale degli uomini già schiacciati dai loro vizi, ma non può tenere sotto scacco un uomo innamorato, soprattutto quando questi sa di essere brutto, povero e incapace di scrollarsi di dosso una vita senza alcuna prospettiva di felicità. Gueret è appena arrivato in paese, tira a campare con qualche lezione privata ed è inchiodato ad un triste matrimonio. La sera segue Angéle sulla via del ritorno a casa senza riuscire a dichiararsi, anzi corteggiandola bruscamente, provando ogni volta il sapore amaro della sua goffaggine e la disperazione di non avere alcuna possibilità di essere ricambiato. La sua passione repressa è la bomba a orologeria che sconvolgerà la vita di molti nella storia raccontata da Julien Green in Leviathan, un romanzo del 1929 che appartiene alla grande letteratura del secolo scorso.

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Quello stretto rapporto tra letteratura e vita

(Articolo pubblicato su “Il Quotidiano della Calabria“ il 6 Novembre 2008)

Che cos’è la letteratura? Una domanda che ne interseca molte altre, nel percorso seguito da Antonio Spadaro per tentare, attraverso e oltre il filo dei tanti modi di intendere e vivere l’esperienza letteraria da parte di critici e scrittori, “una propria originale proposta critica di cosa sia la letteratura”: sono un “cantiere aperto” le riflessioni contenute in “Abitare nella possibilità” (Jaca Book edizioni), l’ultima fatica del padre gesuita fondatore di BombaCarta, ospite, martedì scorso, al Museo Nazionale, dell’incontro organizzato dall’ associazione Pietre di Scarto, con i contributi della presidente Tita Ferro e del relatore Saverio Pazzano.
Cantiere aperto di una lettura e di una critica che si configurano, sin dal sottotitolo, come momenti di una vera e propria “esperienza della letteratura”: un corpo a corpo col testo, viscerale, irreversibile, “fondamentale”, che ha il suo paradigma nella lotta di Giacobbe con l’angelo (raffigurata nel Gauguin di copertina), e che autorizza il lettore a fare a pugni con esso, non per uscirne semplicemente più colto, ma cambiato e “vivificato”.
Proprio il rapporto della letteratura con la vita si fa per Spadaro criterio di valore del testo (“la letteratura degna di questo nome aumenta la vitalità del lettore”) suggerendo al dibattito gli spunti più interessanti: punto di partenza, l’assunzione degli “Esercizi spirituali” di Ignazio di Loyola come modello ermeneutico di qualunque testo letterario. E della Bibbia come letteratura e luogo di quella “fantasia” che è – suggerisce Pazzano recuperando l’etimologia aristotelica –  arte di dare luce alla realtà, suggerendone “visioni” inedite”. Così, “se la letteratura può essere considerata, con Manganelli, menzogna, è solo in quanto chiamata a mettere in discussione il senso comune e una concezione ordinaria dell’esistenza”. Non già, invece, in quanto rinuncia alla verità. [Continua »]


Novità

Ne IL GATTO CERTOSINO sono stati pubblicati recentemente saggi e recensioni su alcuni poeti: Francesco Calvo, Margherita Faustini, Aldo G.B. Rossi e Elio Andriuoli.



Da Ende a Lewis

Ieri primo incontro stagionale del laboratorio di lettura O’Connor. I brani letti hanno trovato un filo comune nella passione per la narrativa fantastica considarata da ragazzi ma straordinaria anche per gli adulti:
– La storia infinita (Michael Ende)
– Zanna Bianca (Jack London)
– Lontano dal pianeta silenzioso (C.S.Lewis)
– Diaspora (Paolo Mannichedda).

Il prossimo appuntamento è fissato per giovedì 4 dicembre, sempre dalle 19:00 alle 21:00 in via S.Saba 19 (Roma).